Giorno 3
Jaisalmer
Il volo da Delhi a Jaisalmer e la visita della città dorata
Volo per Jaisalmer
Il volo per Jaisalmer previsto originariamente con Spice Jet a metà pomeriggio è stato cancellato alcune settimane prima, e abbiamo dovuto prenotarne un altro con IndiGoin partenza alle 12:30, praticamente alle stesse condizioni. Dopo colazione l’autista viene a prelevarci in hotel per andare al Terminal 1 (quello dei voli interni); c’è traffico ma abbiamo tempo, i controlli allo scalo sono serrati con folta presenza di polizia; spiccano i militari seduti dietro uno scudo blindato in modo da potersi schermare in caso di attacco. Sembra di vivere in un contesto dove la guerriglia possa scoppiare da un momento all’altro.
Volo in orario, a Jaisalmer troviamo Kahn (l’autista, guida, esperto e infine anche amico) ad attenderci e ci allontaniamo per la città non prima di aver scattato un paio di foto al curioso scalo aereo, il cui edificio sembra poco più di una casa piantata nel mezzo del deserto. In realtà la pista è divisa fra settore civile e militare, in quest’ultimo vediamo parcheggiati enormi elicotteri mentre quello civile è in fase di rimodernamento. Un buon pranzetto ed incontriamo la guida locale che ci introdurrà fra le meraviglie di questo sito carovaniero sulla via della seta meridionale, fondato per offrire servizi a chi vi transitava in direzione est ovest. I suoi mercanti si sono arricchiti fino alla metà del secolo scorso vendendo oppio, altre spezie e pietre semi preziose provenienti dalla zona; si importava invece l’argento, che qui non si trova in natura ma vi erano molti artigiani esperti nella sua lavorazione. Anche la seta, lana di cammello e tessuti in generale sono fra le attività di trasformazione che ancora oggi vanno per la maggiore; vengono prodotti nei villaggi circostanti da popolazioni musulmane e gitane (i quali non sono un gruppo etnico ma vengono definiti in quanto a indole), dove il deserto non offre altre attività economiche oltre ad una semplice pastorizia, in alcuni casi da tribù nomadi; fra le produzioni principali si annoverano i patchwork, la pashmina e il kashmir, in parte tessuti con filo dorato. Ultima ma non meno importante è la lavorazione della pietra con la quale si creano preziosi oggetti artigianali.
Fondamentalmente Jaisalmer si trova in un’oasi, dove nell’antichità venne reperita acqua e furono scavati dei pozzi; cosa che non sarebbe più sostenibile con la popolazione odierna, ragion per la quale è stato costruito un acquedotto lungo 250 km, detto canale di Indira Gandhi. L’acqua crea invece problemi nella zona alta del forte: l’inurbamento e il conseguente aumento di consumo ha fatto sì che gli scarichi scendano nel terreno sabbioso (la rocca sulla quale si trova il forte è sostanzialmente di sabbia) e provochi smottamenti; un tratto di mura è già crollato ed è stato ricostruito ma i commercianti presenti all’interno del forte sono stati invitati a lasciarlo onde evitare ulteriori danni e se crollano delle case la responsabilità sarà in capo ai residenti; per dare il buon esempio, lo stesso maharaja si è già trasferito in un haveli situato più in basso. Attualmente il nobile in carica ha 25 anni ed è subentrato al padre qualche anno fa, ovviamente per via ereditaria; quello di Jaisalmer era uno dei 55 presenti in India prima dell’avvento dei britannici, i quali hanno consentito loro di continuare a regnare formalmente sotto l’egida della corona e in veste di calmieratore sociale; attualmente non esercitano più il potere politico ma restano persone eminenti in quanto detengono non poche ricchezze finanziarie, immobiliari, ecc. pertanto hanno una certa influenza sulle decisioni cittadine, ma tutti insieme possono formare un elemento politico tendente a complicare ulteriormente il già complesso teatro indiano.
L’acqua viene pompata in una grossa cisterna posta nella parte alta del forte una volta alla settimana, da qui la popolazione ha diritto ad attingere tramite tubazioni/acquedotto per due ore ogni tre giorni.
Vista la breve distanza dal confine pare come giustificata la presenza militare; il momento non sembra particolarmente caldo ma fra India e Pakistan ci sono già state tre guerre e innumerevoli scaramucce, il che richiede un alto livello di attenzione. La caratteristica di essere una zona decentrata quanto strategica, fa sì che vi si trovino anche delle scuole per militari, che possono sfruttare le vastità desertiche per le esercitazioni necessarie all’addestramento del personale.
Trovandosi a poco più di 100 km dal confine pakistano Jaisalmer cadde in crisi dopo la Partition, salvo riprendersi recentemente grazie alla forte presenza di militari per la ragione sopra esposta, per la scoperta del turismo di cultura e di avventura nel deserto (anche se la stagione è piuttosto corta) e infine come polo energetico a seguito dell’impiantazione di una moltitudine di centrali eoliche.
Mandir Palace
Iniziamo la visita con il Mandir Palace, quello che era il palazzo del Primo Ministro, dove abbiamo il primo contatto visivo con l’arenaria tipica della regione. Presenta la caratteristica unica di poter essere scolpita e scavata facilmente ma allo stesso tempo conserva una durezza tale da preservarla nel tempo. Le decorazioni sono conseguentemente un’opera d’arte dopo l’altra, intere facciate finemente cesellate da ottenere architetture splendide quanto durature, negli anni in cui la mano d’opera costava relativamente poco e il gusto per la finezza era all’apice. Il tutto avvenne nell’ambito di una piacevole concorrenza fra nobili rajput o mercanti per primeggiare anche in tema di arte. I ricchi interni, oltre a fornire un’idea di com’era la vita dei nobili qualche secolo fa, presentano fini lavori che fanno da degno contraltare agli esterni. Tale pietra viene attualmente inviata in tutta l’India, sembra che partano due treni al giorno per consegnarla in diverse destinazioni e lavorazioni. L’arenaria dei muri acquisisce ulteriore pregio nel momento in cui il sole scende e va a scaldare orizzontalmente i muri con i suoi raggi, tanto che in virtù di questa caratteristica è stato conferito a Jaisalmer il nome di città d’oro. Alcuni dipinti a sfondo religioso inducono la guida a raccontare le mitologiche vicende di Ganesh (il figlio di Shiva con la testa d’elefante) e del Ravana ambientato in Sri Lanka. L’edificio è stato costruito da due fratelli e visto dall’esterno le cesellature sembrano ricalcare le stesse immagini; ad occhio più attento si notano invece le volute differenze che non intaccano minimamente l’armonia complessiva. Le inferriate metalliche presentano gli stessi disegni dell’arenaria e sono dipinte con colori simili, tanto da non notare differenze fino a quando non ci si avvicina.
Usciti, percorriamo le vie del centro che pullula di gente, colori, traffico a due ruote, sterco di mucca recente e l’odore di fogna emanato dai due canali laterali. Vediamo anche una curiosa serie di peperoncini verdi infilati con un piccolo limone in mezzo, tutti appesi ad un filo all’ingresso di una porta o finestra; si tratta di amuleti per scacciare le negatività che il limone è destinato ad assorbire durante la settimana; il sabato il tutto viene buttato in mezzo alla strada e calpestato dai veicoli che in questo modo schiacciano il malocchio. A seguire se ne mette uno nuovo con validità settimanale.
Kothari Patwa Haveli
Siamo quindi al Kothari Patwa Haveli, una serie di cinque palazzi paralleli costruiti da un mercante giainista per i rispettivi figli: è l’apoteosi della finezza intagliata come un ricamo, gli interni presentano giochi di specchi, i cortilisono a loro volta decorati e vi si possono osservare attrezzi di ogni genere che consentono di conoscere la quotidianità del tempo. Gli haveli disponevano di scalini stretti e alti in modo che chi arrivava fosse costretto a procedere lentamente e fare rumore, in modo che i padroni di casa fossero preparati alla visita imminente. Ci sono anche degli anelli di ferro usati come rudimentali campanelli. Il contrasto fra tanta bellezza e le mucche che passeggiano indisturbate brucando nell’immondizia è stridente. Se gli occhi guardano verso il basso pare di vedere l’inferno, in alto c’è invece il paradiso dell’architettura. Sull’altro lato della strada si apre stranamente una piazza circondata da alti edifici: quando Indira Gandhi venne in visita non gradì che tale patrimonio fosse visibile solo dalla strada sotto gli edifici e così impose di abbattere il caseggiato antistante in modo che i visitatori potessero arretrate di una trentina di metri e avere una visione più ampia e gradevole; sia l’abbattimento che la ricollocazione degli abitanti nel palazzo pare siano stati finanziati a spese della premier indiana.
Tramonto a Jaisalmer
Andiamo a goderci il tramonto presso i cenotafi di Bada Bagh; dal momento che la tradizione indiana vuole che i corpi siano cremati, in linea di principio verrebbe meno il concetto di cimitero. Maharaja, nobili e ricchi hanno cercato di perpetuare la loro memoria tramite monumenti ricchi di pregio architettonico situati normalmente fuori dai centri urbani. Questo è dedicato ai rajput delle dinastie regnanti a Jaisalmer e le costruzioni sono proporzionate a seconda dell’importanza del personaggio a cui è stata dedicata. La cremazione avveniva sul posto, poi le ceneri erano inumate con una stele a ricordo e le ossa finivano nel fiume sacro, il Gange. Peccato che il sole tramonti dietro una batteria di alte centrali eoliche precludendo la possibilità di belle foto, ma questo è il prezzo da pagare all’energia green. In tema di verde, il deserto qui lascia spazio a una vegetazione assai lussureggiante grazie a una piccola diga creata alcuni secoli orsono e alle colline che la proteggono dai venti.
Verso le 19 ci troviamo in un punto panoramico per ammirare la città illuminata e sotto un cielo splendente. Cena sul terrazzo di un ristorante con vista forte e haveli brillanti come monili d’oro. Assaggiamo per la prima volta il korma ram puri.
IT
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