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Quali sono le ragioni che vi spingono a cercare rischi in Iran? Ma non lo sapete che c’è la guerra? Con tanti posti nel mondo, proprio lì? Ma si sa, il Diavolo non è mai così brutto come lo si dipinge e vale comunque la pena d’incontrarlo per conoscerlo. E’ bello conoscere il bene ma è importante conoscere anche il Male, sondarlo, comprenderlo e, possibilmente, evitarlo. Ma né il Diavolo né il Male siamo riusciti ad incontrarli in Iran. Non per questo possiamo dire che il viaggio non sia riuscito! Abbiamo sì incontrato un Paese ed una cultura molto diversi dal nostro. Abbiamo visto tracce di civiltà precedenti la nostra, una religione onnipresente, uno Stato che fa della religione un sistema per tenere tutto sotto controllo. Da questo punto di vista non siamo poi distanti dal nostro Medioevo: ci vuole poco per diventare dei Giordano Bruno nell’Iran di oggi. Noi ci riteniamo evoluti ed abbiamo trovato nel frattempo altri modi per concepire il Male, creando dei Mali nuovi in seno alla nostra società. Ma in Iran (il nome deriva da Paese degli Ariani, che ha sostituito la storica dizione Persia con l’avvento dell’ultima dinastia nel secolo scorso) abbiamo soprattutto incontrato della gente stupenda, a conferma di quanto sentito dire e letto prima della partenza. Sono contraddizioni nelle quali ci siamo imbattuti e molte domande sono rimaste senza risposta. L’Iran, i persiani di oggi, sono gli epigoni di un mondo evoluto; la loro intelligenza è palpabile. Non si spiega come possano essere stati relegati in un angolo della convivenza mondiale. Colpa di noi occidentali o colpa loro? Chi fra i due contendenti sta cercando di egemonizzare quella parte di mondo? Il solo fatto di essere sciiti in un mondo musulmano a maggioranza sunnita, a loro volta divisi ed uniti solo per dar contro ai seguaci del Califfo Alì, non agevola la loro convivenza nel Medio Oriente. Ma si sa quanto le religioni vengano modellate a seconda dei momenti e degli interessi politici, come la volontà storica di Dio venga fatta scendere a patti con convenienze ben più secolari, trovando nello spessore dei testi sacri le frasi giuste per argomentare le proprie ragioni ed interessi di parte.
Quanti elementi comuni convergono fra l’Iran appena visitato ed altri viaggi del recente passato: una società impregnata di religione in Tibet e quella della fede sciita, la misticità di tanti luoghi di culto e tante cupole da farle assomigliare a sorelle di Kathmandu, l’Africa meridionale dove l’uomo ha preso la sua prima forma e la Persia dove la civiltà si è sviluppata, tanto da far apparire la nostra come relativamente recente. Le rotte di Marco Polo percorse in Cina trovano qui il loro sviluppo occidentale, dove il viaggiatore veneziano transitò per due volte in occasioni anche difficili. Quanto ci unisce e quanto ci separa: nulla più della storia segna una linea di contiguità, nulla più del presente segna linee di divisione religiosa e politica. Ed è un vero peccato: l’ospitalità disinteressata degli iraniani ci ha preceduti fin dalle prime letture su questo Paese. Perché dobbiamo essere così distanti e diffidenti, tirando per la giacca le religioni, visioni culturali diverse che potrebbero essere superate senza grossi problemi, e non invece commerciare scambiandoci merci e servizi di cui ognuno ha bisogno, come si faceva quasi mille anni fa?
Parlando in generale di diritti ed in particolare della condizione della donna è difficile pronunciarsi neutralmente senza essere vilipesi da menti occidentali o orientali: dicendo che fa parte della loro cultura si rischia di avallare un trattamento di disparità e contro ogni forma di emancipazione femminile. Al contrario, osteggiando le regole religiose che impongono una posizione di subordine per le donne si finisce per risultare insensibili ad una cultura millenaria e radicata in quelle regioni.
Un altro contrasto risalta dall’approccio alla religione. Se da un lato i persiani orgogliosamente prendono le distanze dalla cultura araba, che reputano rozza, dall’altro ne hanno mutuato appieno la religione e le sue regole, soprattutto in materia di divieti e condizione femminile.
Vedendo le devastazioni perpetrate dalle truppe di Alessandro Magno che hanno distrutto la magnificenza di Persepoli, ubriache di successi militari ma soprattutto di vino, viene quasi spontaneo legittimare il divieto di bere alcolici imposto dalle successive orde di conquista islamiche.
INFOS PRATICHE:
• Il viaggio: come sempre, abbiamo studiato il giro che maggiormente sembrava adatto a noi mixando città (moschee e bazar) con l’esperienza del deserto e dell’eremo di Meymand. Abbiamo proposto il tutto ad alcune agenzie locali per fissare i pernottamenti ed i collegamenti fra le città: alcune ci proponevano tour di lusso, altri non hanno nemmeno risposto in quanto il giro era, a loro dire, troppo impegnativo e non fattibile. Gli unici che ci hanno capiti sono stati gli amici di TAP Persia, i quali hanno quotato soluzioni convenienti ed un sistema di taxi che ci avrebbe prelevato da una città e trasferiti in un’altra. Era esattamente quanto cercavamo per compiere il giro in modo indipendente e senza perdite di tempo. Trasferirsi in bus o treno sarebbe stato più romantico ma sicuramente più dispendioso di giorni. Il rientro da Shiraz è invece avvenuto col treno di notte, consentendoci di recuperare tempo ed evitare un volo aereo interno, sul quale non avevamo molta fiducia in tema di sicurezza. Con la premessa di sapere almeno un inglese da viaggio, è senz’altro questa la soluzione che riteniamo migliore per viaggiare in Iran.
• E’ inoltre una vacanza solidale: gran parte di quanto è stato speso è finito nelle tasche di piccoli imprenditori che hanno realmente prestato un servizio, senza potenti intermediari
• Avere un appoggio locale aiuta anche per il fatto che in Iran i circuiti di carte di credito non funzionano, pertanto occorre portarsi tutti i contanti necessari. Di conseguenza risulta più difficile anche effettuare le prenotazioni dall’estero.
• Visto: l’agenzia si occupa di far avere l’e-visa e l’assicurazione (costa 30€ ed ha una buona copertura – consigliata) necessaria per l’emissione del visto. Una volta arrivati in aeroporto a Teheran occorre pagare i 75€ ed attendere qualche minuto che la pratica venga espletata. Dopodiché l’inserimento compare a sistema ed il poliziotto addetto al controllo può mettere il timbro.
• Cambio: quando ci siamo stati, era in corso una forte svalutazione. I tassi applicati dalle banche sono sconvenienti. E’ utile cambiare tramite qualche conoscente o chiedere come cambiare in strada. Pur non essendo legale, in certi momenti risulta essere la soluzione migliore.
• E’ possibile avere una carta di debito locale precaricata. Viene accettata ovunque, anche negli esercizi più piccoli e funziona benissimo. Per vedere il saldo basta recarsi presso il bancomat di qualsiasi banca. Questo sistema evita di dover fare continui calcoli fa toman e rials ed avere pacchi di contante nel portafogli. Le truffe sono praticamente inesistenti, tanto che gli esercenti sovente chiedono il pin della carta al cliente; da noi si troverebbero di fronte ad un rifiuto risentito.
• Essendo fuori dai circuiti bancari, attualmente è impossibile fare bonifici diretti. Alcuni dispongono di un conto in Europa e con quello si può pagare qualche anticipo da qui. Attenzione però a non scrivere il nome Iran nella causale: non succede nulla di speciale ma si rischia di subire dei ritardi nell’arrivo del bonifico a destinazione o sentirsi fare qualche domanda sul reale fine del bonifico dalla propria banca.
• SIM card: conviene averne una iraniana anche se i nostri telefoni possono comunicare tramite il wifi presente nelle sistemazioni. Per una carta locale da 3 Gb si spendono 5€
• Le prese elettriche sono uguali a quelle in uso da noi, ma con due soli spinotti.
• Costi: vista la forte inflazione i costi sono notevolmente bassi per i nostri standard. La cena in un buon ristorante può valere sui 7/8€
• Comunicazione: alcuni siti sono oscurati: La Stampa, FB, Twitter e Youtube. Il sito dell’Ansa è invece accessibile. Per comunicare si usa molto Telegram (bloccato però nei giorni in cui eravamo in Iran) e whatsapp. In passato hanno anche usato We Chat, ma è stato abbandonato in quanto è una app cinese e pertanto facilmente controllabile dall’alto. Instagram è molto popolare. Inviare le email con l’account @libero.it non funziona, conviene usarne un altro come gmail, virgilio, ecc.
• Usi: in una società che si sta lentamente secolarizzando sono sempre più gli uomini che si offrono di stringere la mano alle donne, ma è conveniente che non siano donne occidentali a prendere l’iniziativa per non mettere in imbarazzo l’interlocutore. A prescindere dagli aspetti religiosi, ci sono dei comportamenti o atteggiamenti che vengono loro impediti prima di tutto dall’abitudine, non sta a noi farli cambiare durante la nostra visita. Avevamo letto che non conviene alzare il pollice in segno di ok, equivale al segno del ns dito medio. In realtà i giovani lo fanno regolarmente, mutuandolo nel senso occidentale del gesto
Itinerario
Giorni di viaggio
Qom
Qom: il viaggio inizia con la città più conservatrice
Kashan
Kashan: Nushabad, giardini persiani e imponenti case tradizionali
La provincia iraniana
I roseti di Qamsar, la rossa Abyaneh, Moschea di Natanz. E infine Esfahan!
Esfahan
Esfahan: è veramente la metà del mondo. Gli antichi avevano proprio ragione!
Varzaneh
Un saluto allo splendore di Esfahan. Esperienza nel Deserto di Varzaneh.
Yazd I
Bella Moschea a Na’in. Yazd: il fascino di una grande città nascosta nel deserto
Yazd II
Esplorare Yazd. Moschee, bazar, musei e l’incontro col culto Zoroastriano
Qaranaq / Chak Chak
Qaranaq, antico villaggio. Chak Chak, reminiscenze Zoroastriane. Meybod, la fortezza.
Meymand
Meymand: il villaggio troglodita. Le abitazioni in grotta dove silenzio e storia si fondono
L’Iran imperiale
Pasargade, Naqsh-e Rostam, Persepoli: vestigia dell’Impero Persiano.
Shiraz
Shiraz: dove il deserto fiorisce spunta una città ricca di monumenti e giardini
Maharloo lake e Qalat
Dintorni di Shiraz: il lago salato e la turistica ghost town di Qalat. Rientro in treno su Teheran.
Teheran
Teheran: traffico caotico e smog. Musei, Azadi Tower e lo splendido Dalit bridge
IT
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