Giorno 12

Maharloo lake e Qalat

Dintorni di Shiraz: il lago salato e la turistica ghost town di Qalat. Rientro in treno su Teheran.

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Maharloo lake e Qalat

Maharloo lake

Alle 8 il simpatico tassista (col quale riusciamo a scambiare solo poche parole in inglese) ci sta già attendendo per andare al Pink Lake, al secolo e sulle cartine noto come Maharloo Lake. Il nomignolo è legato alla colorazione del sale, particolarmente viva dopo le precipitazioni. Avendo piovuto pochi giorni fa il lago si presenta nelle sue condizioni migliori. Passeggiamo camminando su una distesa di sale che sembra essere stata lisciata col rullo compressore e finiamo in una zona dove ci sono enormi vasche per l’estrazione. Come già visto a Waalwis Bai in Namibia, anche qui il fondo salino produce batteri che pigmentano l’acqua ed il fondo di rosa. Una famiglia è venuta fin qui a fare una passeggiata, il bambino gioca con il papà saltando da una duna di sale all’altra, la mamma arriva anche lei sulla montagnola bianca, si fanno delle foto. E questo sarebbe il popolo che scatena il terrore atomico nel mondo? Con loro abbiamo poche parole che ci consentono di comunicare ma altre cose che ci uniscono, così ci scambiamo anche noi un paio di scatti.

Paesaggio collinare secco in Iran con una strada che attraversa il terreno.

Arrivo a Maharloo lake

Se il Pink Lake era una ventina di km a sud est di Shiraz, Qalat si trova ad una trentina di km a nord. Essendo venerdì la tangenziale è percorribile senza problemi ed arriviamo alla nostra seconda destinazione in tarda mattinata, quando il paesino si sta riempiendo di shiraziani in gita del giorno. Il traffico nelle strette viuzze diventerà perfino caotico al momento di andare via. Passeggiamo nella zona vecchia (dire antica sarebbe troppo lusinghiero) dove ruderi di mattoni fatti col fango stanno in piedi mettendo in discussione le leggi sulla gravità. Alcune ristrutturazioni sono state fatte, ma il più è ancora da fare. Usciamo dall’abitato e la passeggiata ci porta su alcuni poggi dai quali si vede la sterminata pianura su un lato e le belle montagne rossicce sull’altro. Di fianco ci sono coltivazioni che devono la loro esistenza grazie alle vicine montagne. Sarebbe bello allungare l’escursione salendo lungo i crinali che si stagliano di fronte a noi, sembra d’intuire qualche sentiero, ma meglio non avventurarsi per evitare spiacevoli contrattempi col treno e con l’autista al quale abbiamo dato appuntamento alle 13. Nuovamente a Shiraz, facciamo il primo vero pranzo di tutto il viaggio, considerando che ormai siamo giunti alla fine. Ancora una passeggiata ed alle 17 ci troviamo con i bagagli pronti e lo stesso tassista che ci viene a prendere. Curiosa la scenetta del nostro uomo che riesce a far stare tutti i bagagli sulla vettura, legandoli con corde e tiranti. Ad ogni sobbalzo o curva stretta sale una nostra preghiera affinché gli acquisti fatti nei giorni precedenti non prendano un’altra direzione, finendo sotto un camion che arriva in senso contrario. Arriviamo alla modernissima stazione ferroviaria, degna dei nostri migliori aeroporti, in attesa di salire sul treno che ci porterà a Teheran. Gli scompartimenti sono da quattro persone e, tirando giù due i letti sopra si riesce a dormire come se ci fossero due letti a castello. Partenza alle 19 spaccate, cena nel vagone ristorante e finalmente a dormire, con l’unico limite che il condizionatore non fa altro che sparare aria calda durante il giorno e fresca di notte. Non esattamente quanto ci si aspettava.
Shiraz è anche il nome di un vitigno, ma la bevanda che noi abbiniamo a Bacco non trova dimora nell’olimpo islamico, con rammarico dei fini palati persiani. Ma a tutto c’è rimedio, così se il vino viene bandito ufficialmente e non c’è ristorante che fornisca alcolici agli avventori (almeno non agli sconosciuti) nella realtà pare che l’80% degli abitanti della città abbia modo di prodursi ed acquistare del vino, da consumarsi fra le mura domestiche. Sembra trattarsi di un divieto puntualmente disatteso e sotto gli occhi di tutti, secondo la sequenza implicita: la regola esiste, nessuno controlla, si può bere tranquillamente. Nonostante circoli sotto il loro naso, o meglio il palato, gli zelanti poliziotti non se ne curano particolarmente. Se scoperti ci sarebbe una multa da pagare o, più probabilmente, un bicchiere pieno da offrire.

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