Giorno 11
Shiraz
Shiraz: dove il deserto fiorisce spunta una città ricca di monumenti e giardini
Tradizioni e spiritualità
Tentiamo di vedere la Moschea Nasir al-Mulk, chiamata anche Moschea Rosa, nelle prime ore del mattino per poter ammirare le magiche vetrate che trasportano i loro colori sui tappeti altrettanto variopinti, ma evidentemente non siamo gli unici se nel piccolo quanto raccolto interno si radunano già molti visitatori in cerca di scatti fotografici.
Visita a Fortezza Arg-e Karim Khan
Il fatto che la sala di preghiera in cui ci troviamo non sia slanciata verso l’alto impedisce di tagliare fuori le teste dei presenti, così usciamo in fretta non senza un filo di rammarico per il mancato pieno godimento del gioco di luci e dell’atmosfera che sicuramente ne consegue. Il meglio è tuttavia visibile in inverno, quando il sole basso proietta la luce delle vetrate fin quasi sulla parete più interna. Nel cortile veniamo nuovamente presi in consegna da un religioso che ci conduce a vedere il resto della moschea, fornendoci spiegazioni di sicuro interesse, come la teoria dei colori: il rosa predominante nelle decorazioni richiama Shiraz mentre il blu viene accostato a Esfahan. Questo dipende anche dalle dinastie che si sono susseguite e da dove hanno abitato. Per gli Zand ad esempio, il colore ufficiale era il bianco. Sui muri decorati ad ornare il cortile interno i nostri occhi si posano su disegni di chiesette che potrebbero tranquillamente trovarsi nelle nostre campagne: ci viene spiegato come un tempo si tendeva a disegnare luoghi lontani per rendere edotti i fedele su quanto c’era in altre parti del mondo. Appuntamento alle 10 con la guida del Free Walking Tour all’ingresso della Fortezza Arg-e Karim Khan, situata in piazza Shahrdari, risalente al periodo della dinastia Zand. Andiamo al bazar storico, un labirinto di vicoli ricoperti da soffitti a volta finemente intarsiati, anch’esso risalente alla dinastia Zand. Ad un certo punto, su un lato si apre il caravanserraglio su due piani, in quello che poteva essere considerato il cinque stelle della categoria. Il bazar era parte di un piano dello scià Karim Khan di trasformare Shiraz in un centro di commercio, le licenze vennero date a cittadini di basso e medio ceto in modo che potessero avere un’attività e creare ricchezza. La concessione prevedeva, e prevede anche ai giorni nostri, che il posteggio non possa essere ceduto. Può essere trasferito per via ereditaria, in mancanza, può essere affittato. Passeggiando nel bazar ci vengono spiegate alcune forme di lavorazione artigianale, ad esempio le decorazioni fatte unendo in piccoli fasci dei fili di rame, osso di cammello ed altro materiale di diversi colori, tagliandoli in sezione e apponendoli su una zuccheriera, vaso o portagioielli. A questo punto vengono lisciati e diventano perfettamente lucenti. Sembra incredibile come da materiale che pare di recupero possano uscire manufatti di tale pregio artistico. Il Bagh-e Naranjestan, di epoca qagiara, così chiamato per i tanti alberi di arancio, era uno dei pezzi forti da vedere e non delude: oltre al cortile interno con acqua e fiori da sogno, anche l’interno del palazzo è degno di un residence dove alloggiavano gli ospiti dei regnanti. All’ingresso si trovano raffigurati tre servi a dare il benvenuto, nel gesto di offrire acqua per lavarsi mani e viso (chi arrivava da un lungo viaggio doveva rinfrancarsi dal sudore), pere da mangiare e tè da bere. Anche qui specchi, porte in noce finemente intarsiate con conchiglie del Golfo Persico, in un susseguirsi di fantasiosedecorazioni, forse perfino eccessive al cospetto dei gusti occidentali, ma di sicuro impatto per l’occhio. Un gelato provvede a raffrescare anche noi per qualche minuto, il sole oggi fa sentire la sua forza; non osiamo immaginare cosa significhi qui l’estate.
Musei e memoria a Shiraz
Andiamo a cambiare qualche Euro con la conveniente formula dello Street Change, in virtù anche del continuo deprezzamento della valuta iraniana e riprendiamo il nostro giro. Lungo la via pedonale si trova il Bagh-e Nazar, ancora aiuole fiorite con il Museo Pars, interessante quanto non imperdibile. Visitiamo quindi il mausoleo Aramagah-e Shah-e Cherag e ci stupisce come l’ingresso preveda di lasciare zaini e macchine foto più grandi di una compatta nell’apposito deposito, ci sia uno scanner e perquisizioni personali. Ci viene spiegato da un simpatico volontario che ci accompagnerà nel giro, come in passato il mausoleo sia stato preso di mira dalle minacce di possibili attentati; questo è legato al contenuto religioso dello stesso santuario, di cui non conosciamo le ragioni presunte. Quel che resta di vero, e suona come avvilente, è proprio il fatto che ci si uccida nel nome dello stesso Dio. Anche in questo caso la visione è splendida, pur non potendo accedere alla parte più sacra del mausoleo riservata ai musulmani. Quando si fa sera troviamo difficoltà a cenare presto, fortuna che proprio vicino all’hotel c’è un ristorantino con spazi chiusi (sembra quasi d’essere in un ristorante giapponese) dove possiamo incrociare le ginocchia e cenare per l’ultima volta a Shiraz. Anche senza bere vino, disincastrare le gambe dopo cena e reggerci in piedi non sarà la cosa più semplice da fare. Una passeggiata per vedere la fortezza illuminata ed origliare un’incomprensibile canzone di rock locale in un concertino del loro sabato sera. Nella zona pedonale è un viavai di gente di ogni età, senza meta e con il solo obiettivo di passare una serata tranquilla, lontano dalla preoccupazione per le recrudescenze della crisi, un nuovo embargo ed altre notizie poco lusinghiere provenienti dal mondo. Una delle quattro torri che fanno da vertice alla fortezza è inclinata in modo assai marcato, ci viene spiegato che nei sotterranei c’era una cisterna e qualche decina di anni fa è sprofondata. L’hanno lasciata così com’era ed hanno semplicemente corretto il muro. Una soluzione non priva di fantasia che rende ulteriormente affascinante il centro di Shiraz. Mentre siamo nella zona centrale contrattiamo un taxi per domattina, che avevamo lasciato libera da impegni, nel caso ci fossero stati imprevisti. Dal momento che tutto è filato liscio ed il treno di rientro è stato spostato dalle 16 alle 19, possiamo regalarci una giornata nei dintorni di Shiraz.
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