Giorno 10
Bundala N.P. and Kataragama
Parco di Bundala con splendide visioni ornitologiche e Kataragama, uno dei tre luoghi sacri dell’isola
All’alba nel Bundala National Park
Ancora una sveglia poco turistica per andare a visitare il terzo ed ultimo parco nazionale del nostro giro. Alle 6 ci aspetta la jeep e questa volta sono una quarantina di minuti per arrivare all’ingresso del parco di Bundala. Oggi nessuna speranza, e nessuna delusione, di vedere leopardi. Bundala si trova proprio di fronte all’oceano Indiano e vi si trovano molti laghetti ed acquitrini che ospitano un’infinità di specie ornitologiche e vite legate all’ambiente acquatico salmastro. Vediamo comunque elefanti e coccodrilli in abbondanza e meno persone di ieri. Questo ci consente d’interagire meglio con l’ambiente e sentirci almeno per un giorno parte di quel grande mondo che è la vita della savana. Verso le 9 ci fermiamo su una rocca che digrada direttamente sul mare, una vista splendida; in lontananza un elefante sembra minuscolo mentre mangia in un prato prospiciente la spiaggia, a pochi metri dall’oceano. Apriamo anche noi i nostri pacchetti colazione gustandoli alla vista delle onde che s’infrangono poco sotto di noi. Lo sguardo si perde verso l’infinito dell’oceano mentre la mente ci porta per un attimo a pensare che fra tre giorni questo viaggio avrà termine e torneremo alle solite occupazioni e temperature invernali. Con l’autista finiamo per parlare delle abitudini dei coccodrilli: ci spiega che sono di razza estuarina e pertanto non vivono in mare; si trovano esclusivamente in prossimità dei bacini appena all’interno, dove attendono immobili le prede. Nei periodi di maggior siccità, quando gli animali emigrano in cerca di pascoli migliori, sono capaci di restare immobili anche per uno o due mesi, senza consumare energie e pronti per dare l’assalto al primo malcapitato che gli passi vicino. Si nutrono normalmente di cinghiali, piccoli bufali o cerbiatti, nonché di pesci quando si trovano nell’acqua e carcasse di animali morti. Pur non essendo appassionati di ornitologia non possiamo rimanere insensibili di fronte alle splendide specie di uccelli che ci troviamo di fronte, in una varietà cromatica che solo la natura sa creare. I pavoni sono veramente tanti, anche fuori dai parchi. Ne vediamo un paio mostrare la coda, ma anche diversamente i maschi presentano colorazioni vivaci da sembrare disegnati artificialmente. Possiedono inoltre la particolarità di essere gli unici pavoni capaci di volare e spesso li si trova accovacciati sui rami alti di un albero spoglio. Rimarrà per sempre impressa nella nostra memoria l’immagine del pavone impettito sull’albero con la luna piena di sfondo. Anche le altre specie più piccole presentano pigmentazioni spettacolari, un po’ meno gli uccelli acquatici come aironi, fenicotteri, pellicani o ibis: loro eccellono quanto a grazia e nobiltà di portamento mentre sono alla ricerca di cibo nei bassifondi degli stagni.
Pomeriggio a Tissa
Il pomeriggio risulta essere in gran parte libero, essendo partiti presto per Bundala e dovendo andare tardi a Kataragama. Ci spostiamo presso il Tissa Dagoba, un altro maestoso stupa che oggi, giornata di festa coincidente con il plenilunio, è frequentato dai fedeli come da noi una chiesa in un giorno di festa. Camminare a piedi nudi sulla pietra intorno al dagoba rappresenta di per sé un gesto di penitenza, almeno per noi che non siamo abituati ed abbiamo la pelle sensibile. Fa caldo ed un corso d’acqua nelle vicinanze offre alle famiglie singalesi l’occasione di un po’ di refrigerio. Mentre i bambini s’inventano passaggi di pallanuoto, le donne vi s’immergono con i vestiti in quanto i costumi sembrano non essere ammessi. Alcuni uomini a torso nudo s’insaponano per portare a termine un bagno completo. Proseguiamo a piedi per prendere la strada-diga che corre lungo il Tissa Wewa, uno dei tre laghi artificiali di Tissa. Quando passiamo sotto uno dei grandi alberi di samanea ci sembra di stare meglio, il sole è proprio sulla nostra verticale. Convergiamo verso il centro per tornare a mangiare un paio di cookies nello stesso locale di ieri e rientriamo in hotel con un tuk tuk. Qui abbiamo un paio d’ore di riposo e ci concediamo del tempo in costume sul bordo della piscina. Esperienza quasi del tutto nuova: non ricordiamo di aver avuto del tempo libero durante le vacanze trascorse in giro e proviamo quasi un senso di disagio. Ci sentiamo autorizzati nel momento in cui pensiamo che stamattina siamo partiti alle 6 e stasera abbiamo la puja di Kataragama alle 18.30.
La notte sacra di Kataragama
Quest’ultima rappresenterà uno dei momenti più toccanti ed intensi vissuti in Sri Lanka. Ma prima andiamo a vedere un tempio hindu frequentato indistintamente da induisti e buddhisti, cosa che secondo il nostro modo di vedere appare inconcepibile e proprio per questo è bellissima. Si chiama Sella Kataragama: all’ingresso i venditori offrono fiori di loto che vengono aperti sul momento, ci togliamo le scarpe e procediamo scalzi in questo tempio in cui si diramano dei viali che conducono verso i santuari con le varie divinità induiste, alcune delle quali dedicate ai bambini, dove i genitori portano in dono giocattoli, saponette o altri oggetti utili all’infanzia. Questo perché Vishnu e Parvati, sposandosi, hanno avuto due figli: Ganesh, con la testa d’elefante, e Kataragama. Quest’ultimo è fra le divinità maggiormente seguite sull’isola. All’uscita di un tempio veniamo fermati da un religioso il quale ci fa entrare in una sala chiamata VIP, dove si trova una grossa statua di Buddha. Recita una preghiera individuale per ciascuno di noi, ci appoggia sulla fronte il bollino del terzo occhio e ci chiede di inginocchiarci fino ad appoggiare la fronte sul piede della statua. Dietro piccola offerta ci autorizza a fotografare, sembra quasi contento di poter essere ripreso dalle nostre fotocamere. Curiosità e misticità si fondono in mezzo a tutte queste allegorie che ornano il tempio. Compiamo il giro dei vari santuari dove i fedeli pregano le divinità presenti: Shiva, Vishnu, Kataragama, Hanuman, Kali e altre ancora.
Il cuore buddhista della zona ed uno dei tre cardini dei pellegrinaggi, insieme all’Adam’s Peak e al Tempio del Dente di Kandy, si trova in prossimità del centro della cittadina che porta il nome della divinità stessa. È ormai sceso il buio e la zona si anima in un unico brulicare umano che scorre per le vie. La devozione per Kataragama probabilmente ha origini pre-buddhiste: sembra fosse una divinità guerriera per i vedda, gli abitanti che per primi abitarono l’isola in epoche antichissime e dei quali sopravvive ancora qualche fiera enclave. Il tempio di Kataragama anche in questo caso è frequentato sia da buddhisti che da induisti, in un altro splendido esempio di sincretismo, anche se le due religioni gli attribuiscono origini e storie differenti. I santuari più importanti sono illuminati, mentre altrove ci si muove con attenzione visto che siamo scalzi per raggiungere il Maha Devale. Poco prima si trova un contenitore dove i fedeli accendono una noce di cocco, sostano qualche istante in preghiera e la scaraventano con tutta la forza sulla pietra. La concentrazione è necessaria per cercare di rompere la noce, perché se questo non accade si verrà perseguitati dalla malasorte. Notiamo in alcuni tratti, successivamente vedremo una ragazza mentre cerca di scacciare il demonio che si sarebbe impossessato di lei, una fede che va oltre le due religioni, fondendosi con una sorta di animismo antiquato mai visto in questi giorni. In alcuni santuari la presenza di stregoni fa da coronamento a un’atmosfera a tratti più magica che religiosa. Sono giorni di festa legati alla poya recente e molti ne hanno approfittato per fare quello che noi definiremmo un weekend lungo. Dopo il Devale di Maha, che presenta sul momento una coda infinita ma rientreremo per vederlo al ritorno, percorriamo il lungo viale di 500 metri bordato da venditori di fiori di loto che porta al Kiri Vihara, un dagoba splendidamente bianco dal quale si ode la voce di un monaco intonare dei mantra, mentre i fedeli cingono la costruzione con un nastro, dai colori della bandiera buddhista che si suppone essere nata proprio in Sri Lanka. Contorniamo l’edificio in senso orario insieme ai pellegrini e rientriamo, sempre scalzi, al complesso religioso più importante dove nel frattempo la coda è diventata abbordabile. I fedeli portano vivaci piatti di frutta in offerta alla divinità, che alcuni funzionari accostano alla statua per poi restituirla benedetta. All’esterno chi ha portato la frutta la offre agli amici o a coloro che si trovino semplicemente nelle vicinanze. Passiamo davanti ad alcuni santuari minori decorati ed illuminati da catene di led, dove altre funzioni sono in corso e la ragazza a cui accennavamo prima tenta un esorcismo con riti che ci sembrano sciamanici, danzando nevroticamente, buttandosi per terra in una gestualità che non esiteremmo a definire sconvolta. Quando ci allontaniamo sentiamo degli urli ma non riusciamo a capire se l’esorcismo sia andato a buon fine o meno. Nelle vicinanze si trova anche una moschea, che in questo momento sembra non essere molto frequentata. Percorriamo la ventina di chilometri che ci separa da Tissa per una cena ristoratrice.
IT
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