Giorno 9

Yala N.P.

Ancora storia mentre degradiamo verso la pianura. Parco di Yala: sembra uno zoo, ma è natura libera.

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Yala N.P.

Da Ella a Tissamaharama

Si parte alle 7, prima di colazione, per salire subito al Little Adam’s Peak, una passeggiata di 200 metri di dislivello con un paio di punti erti e qualche tratto di scalinata, ma ben distante da quanto visto a Dalhousie. È comunque una sequenza di tre vette dalle quali si ha una splendida vista sull’Ella’s Rock e quanto ci circonda, fermo restando che in lontananza la solita velatura grigia non consente la visione totale dell’orizzonte. Un buon modo per sgranchirci le gambe e presentarci al momento della colazione per fare bella figura. Lasciamo Ella per imboccare la sinuosa strada che porta a Wellawaya, fermandoci poco dopo all’altezza della cascata di Rawana Falls. Anche qui la maestosità viene sminuita a causa della limitata portata d’acqua; ci sono parecchie famiglie singalesi che fanno il bagno o scattano foto, mentre sulla strada venditori ambulanti o con banchetti cercano di fare affari con gli avventori. Ancora una decina di chilometri sulla strada che porta a Kataragama e ci troviamo ormai in pianura. Il riso, le coltivazioni da orto, eggplant e ladies finger, hanno ormai preso il posto del tè ed anche gli alberi da frutta sono diversi. Visitiamo le sculture rupestri di Buduruwagala, sette statue risalenti al X secolo dove spicca un Buddha alto 15 metri scolpito nel granito; anche qui si riscontra la forte commistione fra buddhismo e induismo, tant’è che la statua di Vishnu compare a fianco del Buddha, in posizione secondaria rispetto al primo ma comunque parte integrante fra le divinità locali. Maitreya, il Buddha del futuro, viene descritto come un bodhisattva, speriamo che nessun tibetano passi da quelle parti.
Ci viene da rilevare come il monaco di ieri abbia rifiutato il denaro quasi fosse veleno; quello che incontriamo oggi alla cassa invece non lo disdegna affatto e le 500 rupie, poco più di tre euro a testa, per vedere un sito che non richiede personale o manutenzione particolari vengono incassate in cambio di un biglietto sul quale si trova bizantinamente scritto che si ringrazia per la donazione. Le sculture sono realizzate in una parete di roccia che sorge in mezzo alla vegetazione lussureggiante, dove spiccano anche alberi di tamarindo. Proseguiamo e lungo la strada vediamo cambiare anche il panorama dei venditori: se prima c’era prevalenza di banchetti che offrivano pannocchie di mais fatte bollire dentro caldaie alimentate dal fuoco dei rami raccolti in zona, ora si vedono file di tegami in terracotta che contengono il curd, uno yogurt acido ricavato dal latte di bufala e solitamente accompagnato col miele. Dove possibile il riso viene irrigato e cresce rigoglioso consentendo tre raccolti, altrimenti viene seminato con la speranza che piova. Nel peggiore dei casi lo si riseminerà poco prima della stagione delle piogge ottenendo pertanto due raccolti nei dodici mesi. Per la verità nella zona degli altipiani le precipitazioni sarebbero già dovute iniziare; fortuna nostra che siano in ritardo, ma l’equilibrio naturale di certo non ne trae vantaggio.

Un buffalo attraversa una pozzanghera in Sri Lanka.

Safari nello Yala National Park

La statale che porta a Tissa è in perfette condizioni e tra un sorpasso e l’altro raggiungiamo la cittadina per l’ora di pranzo. Un break rapido in centro per rompere il digiuno con un paio di cookies, check-in ed alle 14 abbiamo appuntamento con l’autista della jeep di fronte all’hotel, col quale affronteremo il safari dello Yala National Park che dista una mezz’ora. Come da previsioni Yala risulta essere un parco molto affollato, tanto da bipedi turisti quanto da quadrupedi. Possiamo dire che ce n’è per tutti, fortunatamente la macchia di cespugli ed alberi d’alto fusto costringe i fuoristrada a percorrere le stradine sterrate, senza calpestare i prati. Vediamo elefanti e coccodrilli in abbondanza, lungo un acquitrino avvistiamo addirittura dieci di questi rettili, oltre a manguste, cinghiali, bufali e un’infinità di uccelli acquatici e non in prossimità delle lagune salmastre. Manchiamo purtroppo il pezzo forte del parco, ovvero il leopardo, che qui è di casa e viene visto frequentemente. Assistiamo invece ad una vista molto rara e particolare quale l’accoppiamento fra due elefanti. Sembra di essere dei voyeur a spiare questo momento d’intimità fra i due pachidermi che emettono barriti di piacere sollevando nuvole di polvere. Non sono certo fini né romantici, ma è la loro natura e va presa così com’è. Quando sono quasi le 18 ed è ora di uscire una calca di jeep crea un vero e proprio ingorgo nel luogo dove pare esserci un felino. Dopo un’attesa di qualche minuto in coda riteniamo che possa essere abbastanza; se intendiamo provare esperienze simili possiamo tranquillamente scegliere qualunque tangenziale delle nostre città. Ci godiamo invece un tramonto equatoriale, con i rami più alti che sembrano diventare incandescenti mentre la sfera s’immerge nella boscaglia per lasciare un alone che muta dall’arancione al rosa e quindi al violaceo. Al di là degli animali il parco si presenta vario, fra boschi e distese aperte di praterie che si alternano ai bacini dove gli animali vanno ad abbeverarsi. Rientriamo in hotel che sono le 18.30, anche oggi ben impolverati. Per cena assaggiamo il darness, un pesce che ci viene tradotto come tonno anche se in realtà ci sembra più prossimo a un trancio di salmone.

IT

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