Giorno 11

Indian Ocean

Paesini di pescatori e villaggi turistici fra i tristi ricordi dello tsunami

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Indian Ocean

Verso l’oceano Indiano

Ultimi due giorni e il tema principale sarà il mare. Andare in Sri Lanka e snobbarlo sarebbe troppo, trascorrere del tempo sulla spiaggia non sarebbe da noi. Pur non essendo avvezzi a recuperare le energie distesi lungo un litorale, non siamo indifferenti alle bellezze offerte da questa importante parte della natura. Salutiamo Tissa che ci ha ospitato per due giorni, ritorniamo verso sud e questa volta oltrepassiamo l’ingresso di Bundala per raggiungere in breve Hambantota, di cui abbiamo letto parecchio sulla sua storia recente. Luogo d’origine dell’ex presidente del Paese, la città ed i dintorni si sono visti arrivare una mole enorme di investimenti, che vanno da un porto per navi di grandi dimensioni fino all’aeroporto internazionale. Il tutto in un’ambiziosa quanto spericolata politica di sviluppo, che attualmente vede l’aeroporto semideserto, risultano esserci solo un paio di voli al giorno, e le altre infrastrutture altamente sottoutilizzate. Tutto ciò è peggiorato quando due anni fa il presidente ha perso il potere e in molti non hanno esitato a voltargli le spalle. Adesso transitiamo su un’autostrada a tre corsie per lato praticamente deserta, fatta eccezione per un varano che l’attraversa senza fretta. Da qui si vedono altre cattedrali nel deserto, come smodati centri congressi, di cui possiamo immaginare la triste fine. La megalomania non conosce latitudini e lo spreco di denaro pubblico nemmeno. Non ci fermiamo e facciamo la prima tappa a Tangalle, dove visitiamo il porto. I pescatori sono sbarcati da non molto, uno dei quali ci racconta essere stato fuori un mese, girando nell’oceano Indiano ed andando a lambire le coste che vanno dall’India alla Birmania. Un altro ci fa vedere il suo peschereccio, sul quale stanno imbarcando ghiaccio: partirà domani e anche lui con la sua ciurma starà via un mesetto. A proposito di ghiaccio, vediamo come viene estratto da frigoriferi industriali in blocchi, i quali vengono immessi in un tritaghiaccio elettrico, insaccati in pezzettini finissimi. Proseguendo la nostra passeggiata in mezzo al profumo di pesce appena pescato vediamo alcuni esemplari del pregiato tonno a pinna gialla, ben riconoscibile dalla pinna gialla a cui deve il nome. La spiaggia è frequentata ma con una densità più che accettabile rispetto a quanto si vede in stagione su quelle nostrane e risulterà fra le migliori viste nei due giorni.

Una vista panoramica della spiaggia di Mirissa in Sri Lanka con acqua turchese e vegetazione lussureggiante.

Porti, mercati e spiagge del sud

Pranzo a Matara, in un’osteria frequentata da locali dove possiamo finalmente gustare il lamprais, riso al forno contornato da pollo, uovo e qualche verdura, il tutto cotto in un cartoccio di piantaggine. Giro digestivo al mercato coperto, dove vediamo come viene utilizzato il jackfruit, togliendo la scorza e facendo dei cubetti con la sostanza fibrosa biancastra che si trova all’interno. La spiaggia è poco ampia, bello quanto basta in posizione il tempietto su un’isola raggiungibile tramite passerella. Per il bagno nell’oceano scegliamo la località di Mirissa: si tratta di un villaggio di pescatori in rapida trasformazione verso un centro turistico à la page. La spiaggia è ampia come ci si attenderebbe, ma il mare è caldo e si sta bene immersi fino al collo. Anche Weligama non è male, c’è più sporcizia lungo il bagnasciuga ma è meno frequentata. Peccato che a rovinare lo sguardo verso l’entroterra ci sia un casermone in cemento che chiamano hotel. Svetta senza scrupoli sopra le palme, privo di buon senso architettonico e, perché no, anche morale. Non esiste altra costruzione che superi i tre piani, fatta eccezione per questo scempio made by Marriott. Sono gli aspetti negativi che l’industria del turismo sta portando: biechi affaristi stranieri si uniscono a politicanti particolarmente sensibili alle valute estere, ai limiti della malavita, per portare “benessere” da queste parti. Non che manchi lo spazio all’interno ma il posto al sole di fronte all’oceano è il più ambito. Mentre proseguiamo ci domandiamo quali piaceri possa incontrare il turista che sbarchi su questi lidi, dal momento che le spiagge sono belle ma distanti dall’ampio respiro di altre località tropicali e nella zona retrostante manca praticamente tutto. I villaggi costieri sono a misura di chi li abita e non si intravedono infrastrutture di cui possano beneficiare gli stranieri. Già detto dell’affollamento e dello smog lungo le strade, non rimane loro che fare la spola fra il mare e l’hotel con i suoi eventuali intrattenimenti interni. L’unica alternativa sembra essere fare un’escursione verso l’interno per provare qualcosa di diverso, come affollare il treno che porta ad Ella. Alcuni coraggiosi hanno affittato dei motorini e cercano di sopravvivere in mezzo al traffico. Quando sta per calare il sole raggiungiamo l’hotel situato ad Ahangama, a pochi metri dalla spiaggia. Andiamo a goderci il tramonto immersi nell’oceano, per poi affrontare e combattere al buffet con uno stormo di affamati cinesi. Rimpiangiamo i giorni trascorsi nell’assoluta tranquillità ma anche queste situazioni contribuiscono ad apportare esperienza. L’hotel è bello e la vicinanza al mare lo rende unico, ma una notte è più che sufficiente.

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