Giorno 13

Lake Natron

Un altro grande lago salato dove soggiorna un’enorme colonia di fenicotteri

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Lake Natron

Dal Lobo al Lake Natron

Il Lago Natron si trova nel nord della Tanzania, al confine con il Kenya, vicino al Parco Nazionale del Serengeti e alla Ngorongoro Conservation Area. Nelle vicinanze di del vulcano Ol Doinyo Lengai, il lago è visibile nella parte meridionale, copre un’area di 56 km di lunghezza e 24 km di larghezza, ma il livello dell’acqua cambia a causa dell’evaporazione. E’ poco profondo e alcalino, ha diverse sorgenti, il fiume Ewaso Ng’iro e diverse sorgenti termali. A causa dei minerali presenti nell’acqua, il lago ha una crosta vagamente rosa. La zona intorno al lago offre diverse attrazioni come un gran numero di crateri vulcanici di implosione, numerose cascate e gole con luoghi di nidificazione per i Grifoni di Rüppell. Tra le attrazioni più importanti del lago Natron vi sono il vulcano Gelai, un vulcano alto 2.942 m nella parte sud-orientale, e il sito archeologico di Peninj, dove gli archeologi hanno scoperto la Mandible Peninj — i denti fossilizzati di Australopithecus boisei. E’ un luogo di allevamento per migliaia di fenicotteri della Rift Valley. Costruiscono i loro nidi tra agosto e ottobre, nutrendosi con delle alghe Spirulina.

Ol Doinyo Lengai
Per i Masai l’Ol Doinyo Lengai è la Montagna di Dio. Vederlo dominare il Natron, quasi perfetto nella forma, aiuta a capire perché questo vulcano non sia solo un rilievo del paesaggio ma una presenza vera, quasi una divinità di pietra.

Nella notte fra sabato e domenica al Lobo camp c’è molta vita: udiamo proprio vicino a noi un muggito chiuso e forte a sembrare quello di un bufalo, magari in calore, ed andiamo perfino in bagno (restando tuttavia vicino alla tenda) accompagnati da tale sottofondo. Al risveglio la guida ci chiede se abbiamo sentito il vociare del leone, gli rispondo di no, solo quello del bufalo. Mi spiega che si trattava di un felino, il quale emette questi urli gravi e gutturali quando deve difendersi dalla potenziale invasione del territorio da parte di un altro gruppo di leoni. Ci sembrava estremamente vicino ed il fatto di essere usciti dalla tenda nel cuore della notte ci fa venire un brivido. I bufali non ci avrebbero attaccati fossimo stati anche solo ad una decina di metri, con il leone poteva andare in tutt’altro modo. Quando fa chiaro ci sono un paio di zebre che brucano nel camp, in un’immagine idilliaca quanto pacifica, presto sostituite dai soliti bufali. Anche questo fa parte del ciclo della savana; come nella storia umana guerra e pace si alternano, tranquillità e paura sono due stati emozionali che possono succedersi nel giro di un attimo, così come lo sono la vita e la morte. Sono lezioni di vita che s’imparano restando a contatto con quanto accade, talvolta nella sua drammaticità. Come ho avuto modo di dire e scrivere, durante questo viaggio avrò fatto poche docce ma ho avuto modo di fare molti bagni d’umiltà, cercando di eliminare la sporcizia interiore, quella che si vede di meno ma fa più danni.

Paesaggio della savana africana al tramonto con luce dorata.

Dopo due notti trascorse nella stessa sistemazione, caso unico in questo viaggio, è ora di partire alla volta del Lake Natron uscendo dal Serengeti e attraversando zone abitate da Masai, che come già detto possono vivere e far pascolare solo all’esterno del parco; i gruppi di animali vengono così sostituiti da altri capi domestici, anche se si continuano a vedere gazzelle e giraffe in ordine sparso. Di tanto in tanto i villaggi assumono le dimensioni di una cittadina, come a Loliondo dove c’è un compound cinese, probabilmente dedito a sfruttare qualche sito minerario. A Wasso ci fermiamo per alcune compere da parte del cuoco e Modi ne approfitta per far saldare il serbatoio dell’acqua di raffreddamento: l’officina è stipata in una baracca fatiscente al cui esterno si trovano rottami che, opportunamente modificati, tornano utili come parti di ricambio. Qui l’arte di arrangiarsi raggiunge il suo apice e sopperisce alla carenza di mezzi. Il fatto di avere un fuoristrada datato e pertanto con poca elettronica si rivelerà un particolare di grande aiuto. Usciti dal paese incontriamo sorprendentemente un tratto di asfalto per alcune decine di chilometri. A Sale svoltiamo a sinistra per tornare su buon sterrato. Siamo ormai sul bordo della Rift Valley e scendiamo di 1.100 metri verso l’escarpment al cui fondo si trova il lago Natron. Passiamo da Engaresero, un villaggio Masai che funge da capoluogo della regione; ci fermiamo per alcune spese e veniamo attorniati da ragazzine che vogliono vedere braccialetti, ben vestite come lo sono tutti i Masai. Ci troviamo al fondo di un crogiolo e fa molto più caldo. Il Kamakia Camp si trova a 730 metri, il Natron a circa 600, ed è in una posizione fantastica su un poggio dominante il lago, i villaggi sottostanti e la mole triangolare quasi perfetta dell’Ol Doinyo Lengai, che raggiunge i 2.800 metri. Quest’ultimo è un vulcano attivo, in quanto ha eruttato per l’ultima volta nel 2007 costringendo allo spostamento diversi villaggi, e rappresenta una bella meta escursionistica. A causa delle alte temperature conviene affrontarne l’ascesa nelle ore notturne: richiede circa cinque ore di salita, l’arrivo in cima all’alba e tre ore di discesa. Purtroppo non abbiamo tempo; col senno di poi avremmo potuto rinunciare al Manyara in favore di questa ascensione. Ma come sempre i viaggi andrebbero fatti due volte: la prima per sperimentarli e la seconda per goderli nella loro interezza.

In questa zona calda ed arida la vita sotto qualsiasi forma viene assicurata da condotte naturali di acqua sotterranee provenienti da Ngorongoro dopo aver percorso 80 km. Nel pomeriggio andremo ad immergerci (letteralmente) in questo ambiente; dopo pranzo, con una locale guida Masai risaliamo il canyonche si trova a monte del campeggio e al fondo del quale scorre un torrente dall’acqua particolarmente trasparente. Dal momento che il canyon è stretto il sentiero ogni tanto finisce e si deve scendere nel corso d’acqua che arriva tranquillamente alle ginocchia. Non è fredda e, pur restando attenti a non scivolare sulle pietre che rivestono il fondo, è una sensazione piacevole che diventa facile quando si cammina sulla sabbia. Entrando e uscendo in risalita dal torrente per alcune volte arriviamo alla vista di una cascatella, niente di particolare in sé ma assolutamente degno di vista il contesto in generale. La sorgente si trova sul versante sinistro idrografico, un centinaio di metri sopra di noi, dove si vede una vasta macchia verde ornata da palmeti. Questo miracolo rappresenta l’unica ragione perché possa sussistere la vita qui. Il lago è salato (alcalino) pertanto non può essere utilizzato né per la pesca né per l’irrigazione. Tubi in plastica scendono un po’ ovunque per servire i diversi villaggi. Tutto intorno è deserto con qualche arbusto che stenta. Del resto anche nella stagione umida qui piove poco.

Canyon, lago e fenicotteri del Natron

Rientrati, scopriamo l’emozione di una doccia, togliendo finalmente la polvere dai capelli, che aveva formato una sorta di lacca naturale e li aveva ispessiti. Quasi rinati, ci concentriamo sul prossimo appuntamento, la visita del lago Natron e la sua fauna. Il suo nome deriva dalla chimica, natrium, e quindi dalla sua salinità dovuta alla vulcanicità del luogo. Si sta ancora ritirando in quanto la stagione secca proseguirà ancora per circa un mese. Il lago è poco profondo, raggiunge al massimo a due metri pur essendo lungo 50 km. Camminiamo su un terreno reso vetrato dal sale, che si spezza come fosse vetro sotto il peso dei nostri passi. Alcune zebre, gnue ibis stagliano il loro profilo verso il bacino rendendo un’immagine di totale libertà. Ma la ragione principale della visita è data dall’immensità di fenicotteri bianchi e rosa, particolarmente numerosi adesso nel periodo dell’accoppiamento. I primi sono più grossi, ma i secondi hanno una pigmentazione unica, esaltata quando aprono le ali e spiccano in volo.

La giornata volge ormai al termine, pur essendo nella fascia equatoriale (a mezzogiorno la nostra ombra non sporge oltre i 20-30 cm) il nostro riflesso al sole si allunga ed è ora di rientrare da questo luogo così diverso da quanto apparso alla vista in queste due settimane. Cena di buon’ora ed a letto altrettanto presto: domani si rientra e conviene partire presto

Pernottamento
Kamakia Camp – (L. Natron)

IT

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