Giorno 12
Serengeti – Mara River
Sulle rotte della Grande Migrazione, drammaticità dell’istinto di sopravvivenza
Verso il Mara River
Un’altra giornata nel Serengeti, dove raggiungiamo il fiume Mara per cercare l’attraversamento della migrazione fino a sera, per poi tornare al campo di Lobo.
La Valle di Seronera è la “capitale” dei grandi felini del parco, dove sono presenti tutti e quattro i grandi predatori (leone, iena, leopardo e ghepardo).
Percorriamo la regione settentrionale del Serengeti, il Parco Nazionale è il più grande della Tanzania e si estende per ben 15.000 km, con paesaggi e habitat diversi come pianure erbose, paludi, laghi, savana e montagne.
Il Serengeti è l’habitat di un’abbondante fauna selvatica, ma è più noto per le grandi mandrie migratorie di zebre e gnu. Il percorso degli animali è determinato dalle precipitazioni e varia di anno in anno. Centinaia di migliaia di gnu disperati si radunano sulle rive del fiume, guardando malinconicamente attraverso l’acqua turbolenta verso l’erba verde sull’altra sponda, ma nessun animale si muove. Basta che uno gnu coraggioso faccia il tuffo e tutti lo seguono! Gli animali che riescono a evitare le fauci dei coccodrilli e a superare il fiume vengono ricompensati con il verde pascolo del Maasai Mara.
Il Lobo ospita una grande varietà di selvaggina stanziale, grazie a sorgenti permanenti e a un paesaggio caratterizzato da pianure erbose aperte e disseminate di kopjes.
Gli gnu davanti al Mara
Giornata interamente dedicata alla visita del nord del Serengeti, l’area confinante col Kenya e bagnata dal Mara River, dal Grumeti più a est, oltre ad altri corsi minori che assicurano acqua anche quando le condizioni diventano critiche. Probabilmente in questa zona le precipitazioni sono maggiori, tanto che procedendo i prati diventano più verdi e notiamo delle pozzanghere, segno evidente che la stagione delle piogge sta timidamente iniziando e la natura offre già un aspetto più rigoglioso e vivace rispetto al centro del Serengeti. Durante il ritorno alcune gocce ci costringono a chiudere il tetto del fuoristrada, ma si tratta di una nuvola passeggera. Il paesaggio rimane ondulato e s’incontra qualche elevazione a spezzare la monotonia della savana. Viaggiamo tra numerosi kopjes, massi levigati sparsi sul terreno che a volte assumono le dimensioni di vere e proprie colline. Il fondo della strada è in gran parte accettabile, anche se le lunghe distanze da percorrere non mancano di scuoterci. Lungo un rettilineo troviamo un parallelepipedo in mezzo alla strada; avvicinandoci scopriamo trattarsi della borsa frigo persa da un fuoristrada che ci ha preceduto. Ci fermiamo per raccogliere gli oggetti sparsi nel raggio di una decina di metri e scopriamo come all’interno del box ci sia ogni genere di alcolici, dal whisky alla vodka. Ci domandiamo come si possa venire fin qui privilegiando la bella vita alla magia dell’osservazione della natura, che qui si esprime su livelli assoluti; ma va bene così, lasciano più soldi alle organizzazioni locali.
Sempre lungo la strada vediamo la carcassa di un animale penzolante da un albero, a rappresentare quello che potremmo definire il frigo di un leopardo. Si trova in posizione sicura, ma il felino non dev’essere distante e se qualcuno si avvicina il rischio che vada a far parte delle sue scorte è più che concreto.
Incontriamo anche molte carcasse d’animali, talvolta sul ciglio della strada; evidentemente ci troviamo su un terreno di caccia dove i carnivori sono particolarmente attivi. Vediamo anche iene e avvoltoi, pronti a finire i pasti incompiuti dei felini.
Le migrazioni riguardano un po’ tutti gli animali, ma la più scenica è senza dubbio quella degli gnu, dove mandrie enormi si radunano e quando il più coraggioso parte (il fiume Mara è infestato da coccodrilli), gli altri seguono in una carica degna di un film. Ci posizioniamo in punti strategici e vediamo diversi capi intenti a brucare in un silenzio pressoché totale, solo il rumore di qualche fuoristrada di tanto in tanto spezza questo incanto. Ad un certo punto li vediamo muoversi, convergere verso la riva, fermarsi quasi a pensare: sono in tanti ma sembrano uno solo. Non accade nulla, anzi dopo qualche decina di minuti indietreggiano rinviando la traversata.

A seguire osserviamo altre concentrazioni di gnu, si avvicinano ad un punto che potrebbe fungere da base per l’attraversamento, ma anche qui ritornano a pascolare. È impossibile comprendere quali siano le ragioni che li portano a radunarsi per poi rinunciare, apparentemente senza una motivazione logica quale potrebbe essere la vista di un coccodrillo o altri pericoli. Pur non capendo quale ancestrale istinto li guidi, il mistero ha un certo fascino, nei loro movimenti rileviamo l’incertezza di chi sta per affrontare un rischio ed alla fine non se la sente e voglia attendere un momento migliore. La più parte è già migrata nei mesi di luglio ed agosto, adesso potremmo dire che rimangono solo i ritardatari, anche se a quanto ci è dato vedere non sono pochi.
Nella zona delle migrazioni si trova un’airstrip che porta ricchi signori dai lodge al safari fly in, senza doversi sobbarcare il pur bel tratto in fuoristrada. Evidentemente gente che non ha tempo da perdere per ammirare la natura e deve solo giustificare in qualche modo una presenza spot. Un’altra ragione d’essere dell’air strip è fornita dalla possibilità di effettuare gli air safari, affascinante sì per quanto poco contemplativo. Abbiamo infatti notato che subito dopo l’emozione data dall’avvistamento un animale, meglio se raro, subentri un’attenzione nell’osservare ogni suo movimento, squadrarne il fisico, l’atteggiamento: conoscerlo, in una parola.
Per pranzo rientriamo proprio nella zona dell’air strip, al riparo da presenze gradite solo quando siamo in posizione protetta. C’è gente, ma sostiamo solo il tempo indispensabile a consumare il pasto.
Nel pomeriggio vedremo la stessa scena dopo aver attraversato il Mara su un ponte costruito con tubi in cemento.
La giornata scorre rapida, anche se l’osservazione degli gnu non ci porta a vedere il loro attraversamento del Mara. È bello essere qui, ammirando i dettagli di quanto ci contorna, e non è difficile vedere zebre, antilopi, giraffe e tutta una serie di altri animali, perfino un marabù.
Rientro al Lobo Camp
Il rientro richiede un paio d’ore e quando mancano pochi minuti all’arrivo nel camp e l’attenzione a cercare animali sta venendo meno, ci appaiono quattro leonesse sdraiate su un masso intente a riposarsi. La zona del Mara non è la migliore per l’osservazione dei leoni, in questo caso verrebbe da pensare che siano stati loro a voler vedere noi. Nel camp quattro bufali pascolano proprio nel prato adiacente ai bagni, richiedendo attenzione quando vi ci rechiamo.
Sono ormai le 21, è tutto buio, leggiamo qualche pagina ed una volta spenta la frontale ascoltiamo il grugnito degli gnu e qualcosa che sembra essere quello dei bufali, nonché l’ululato della iena. Un concerto di tutto rilievo.
Ci è stato detto che nel tardo pomeriggio hanno udito il ruggito del leone, sembra che uno si trovi sulle rocce sopra di noi. Vogliamo pensare che si trovi lì per avere un miglior punto di osservazione sulla piana sottostante dove transita una miriade di animali.
Risulta che la carne umana non sia soltanto gradita ai coccodrilli, come già appreso in Australia, ma incontri anche il gusto dei leoni. Dopo quanto vissuto nel trekking le notti non possono considerarsi fredde, ma la definizione di fresca può risultare appropriata: il Lobo si trova a 2200 mt, mentre il Mara è a 1800 mt.
IT
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