Giorno 3

Kilimanjaro 2 da Machame Camp (2.865 mt.) a Shira Camp (3.810 mt.)

Nebbie mattutine e finalmente l’apertura con prima vista sulla nostra Montagna

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Kilimanjaro 2 da Machame Camp (2.865 mt.) a Shira Camp (3.810 mt.)

Dalla foresta alla brughiera

Habitat: Moorland

Da Machame Camp a Shira Camp

Questo è il giorno in cui si lasciano le ultime radure della foresta pluviale, appena sopra il Machame Camp, per entrare nella brughiera d’alta quota. Attraversando una piccola valle si sale lungo una ripida cresta rocciosa ricoperta di erica, fino al suo termine. Da qui si apre, verso est, la vista sulla Breccia Occidentale con i suoi splendidi ghiacciai. Quando il cielo è limpido si distinguono il monte Meru, il Kibo e perfino i villaggi molto più in basso. Il percorso piega poi verso ovest, attraversa una gola fluviale e raggiunge lo Shira Camp, a quota 3.840 metri. In questo campo esposto la notte è ancora più fredda della precedente, e la temperatura scende spesso sotto lo zero.

Moorland del Kilimangiaro
Qui il sentiero entra nella fascia di brughiera alta del Kilimangiaro, un ambiente che cambia in fretta con la quota: eriche giganti, vento, luce più netta e quella sensazione, molto concreta, di stare già lasciando il mondo della foresta alle spalle.

Verso Shira Camp tra nebbia e brughiera

La notte è tranquilla; veniamo svegliati alle 6:30 con il caffè in tenda, dopo quindici minuti arrivano due bacinelle per lavarci, poi facciamo colazione e alle 8 siamo pronti per partire. Il cielo è sereno ma, dopo pochi minuti, veniamo avvolti da una nebbia fresca, che però resta abbastanza aperta da lasciarci ammirare il paesaggio intorno. Sarà Jackson, la seconda guida, a salire con noi verso lo Shira Plateau, mentre Joseph, la guida capo, sovrintende allo smontaggio del campo e ci raggiunge strada facendo. Si stabilisce fin da subito la formazione, con la guida davanti, e così sarà anche nei giorni successivi, il tutto con una disciplina cordiale. L’incedere, non veloce ma costante e cadenzato, si rivela il modo migliore per non affaticarci, non accumulare acido lattico e consentire una buona digestione in cammino. Ormai siamo fuori dalla foresta, la salita è più impegnativa rispetto a quella di ieri, ma tutto rientra nella norma di quanto facciamo nelle escursioni domenicali. Ci viene consigliato di bere spesso e seguiamo l’indicazione con scrupolo. Il passo è lento, ci superiamo a vicenda con gli altri gruppi durante le frequenti soste e l’atmosfera resta leggera. I portatori dei vari team hanno ormai smontato le tende e procedono rapidi verso il campo successivo, sotto i nostri sguardi ammirati. A un certo punto tiriamo fuori il coprizaino perché la nebbia si trasforma in goccioline che possiamo tranquillamente definire pioggia.

Paesaggio secco di arbusti in una savana africana durante un safari.

Salendo torniamo a vedere il cielo e siamo a 3.600 metri. Il sole illumina gli splendidi fiori della brughiera, soprattutto ginestre e altri fiori bianchi, e in lontananza appare anche la figura piramidale del monte Meru, con i suoi 4.556 metri, sempre immerso in un salvagente di nuvole. Ma è solo il preludio, perché poco dopo, guardando indietro verso destra, ecco stagliarsi la sagoma della nostra montagna, che per la prima volta si mostra come un desiderio pronto ad avverarsi, seppure a fronte di sacrifici. Con una breve discesa, verso le 13 raggiungiamo lo Shira Camp, posizionato su un bel plateau battuto dal vento ma con ottime vedute. Troviamo la nostra tenda già pronta, ci viene offerto un tè e verso le 14 arriva il pranzo. Oltre al Meru, verso ovest, che sarà una compagnia costante anche nei prossimi giorni, si vede la zona della Shira Peak, un vulcano spento facente parte del massiccio del Kilimangiaro, in prossimità del quale sale la Lemosho Route, che domani vedremo confluire nella Machame. Pur essendo saliti fra gli ultimi ieri, abbiamo incontrato diverse persone sul sentiero, che oggi non abbiamo più avuto modo di vedere, anche se non è facile ritrovarsi in queste cittadine mobili che sono i campi. Ancora più stranamente notiamo che si riesce a connettersi con lo smartphone praticamente a ogni quota, anche se non ovunque; in questo modo riusciamo a tenerci collegati con il mondo e a dare notizie quasi in diretta sulla nostra avventura. Nel pomeriggio, con Joseph, affrontiamo una passeggiata sino a un punto panoramico sul plateau, molto ventoso ma in ottima posizione per uno scatto fotografico memorabile con il Kili. Saranno solo 130 metri di dislivello positivo, ma ogni occasione è buona per approfittare del training. A seguire facciamo da soli un giro turistico per il campo, davvero esteso e brulicante di tende colorate di ogni forma e dimensione. Tutti paiono in attività, si sente cucinare, chiacchierare, cantare, e in alcuni gruppi i portatori si cimentano in canti e balli caratteristici del folklore locale. Qualche momento di relax in tenda, al cospetto del Kilimangiaro, incombente e benigno sopra di noi. Arriva l’ora di cena, a un orario migliore rispetto a ieri, e abbiamo perfino il tempo di leggere qualcosa. Per l’occasione mi sono portato su Montagne di una vita di Bonatti: quale miglior stimolo per affrontare i prossimi giorni di ascesa? Ripercorrere le sue salite sul Dru infonde energie positive e stimoli a non mollare, ben sapendo che fra noi e lui non c’è nulla in comune se non la passione per la montagna. Ma il nostro obiettivo è anche infinitamente inferiore rispetto ai suoi. Il riposo è buono: possiamo dire che i primi due giorni rappresentano un buon viatico per il prosieguo del trekking, ben consci che i giorni duri devono ancora arrivare. Il buio avvolge lo Shira Camp, ma i raggi del sole, ormai caldi nel colore, puntano come riflettori sulla montagna, illuminandola e facendola sentire ancora di più un oggetto del desiderio. Con questa vista si rientra in tenda, ed è inutile chiederci quale sia stato l’ultimo pensiero prima di addormentarci.

Pernottamento
Kilimanjaro Trekking – Shira Camp

IT

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