Giorno 10

Ngorongoro Crater National Park

Incontri con una tribù di cacciatori, quindi il paradiso terrestre raccolto in una caldera

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Ngorongoro Crater National Park

All’alba con gli Hadzabe

I Boscimani Hadzabe, una delle ultime tribù di cacciatori-raccoglitori rimaste in Africa, fanno uso di veleni prodotti localmente e ingegnosi mimetismi per cacciare. La lingua degli Hadzabe utilizza i caratteristici click.

La caldera più grande del mondo, conosciuta anche come l’ottava meraviglia naturale del mondo, formatasi circa tre milioni di anni fa, ha una profondità di 610 m e copre circa 260 chilometri quadrati. Il cratere è un vero e proprio cratere di Noè, con la più alta densità di animali in Africa. Con circa 25.000 ungulati, offre la migliore osservazione della selvaggina di tutti i parchi della Tanzania. Animali più comuni: Elefante, ippopotamo, bufalo, zebra, gnu, leone, iena, sciacallo, avvoltoio, facocero, impala, fenicottero, struzzo, waterbuck (antilope d’acqua) e alcune delle oltre 500 specie di uccelli che qui abitano. Più rari sono il rinoceronte nero, ghepardo, dik-dik, leopardo, caracal, serval. Il parco ospita anche alcuni impressionanti maschi di elefante con enormi zanne.
Il primo assaggio dell’imponente Ngorongoro si verifica probabilmente dal viewpoint nella foresta che offre una vista verso il basso, con le sue nuvole inondate dal sole. Circondato da tutti i lati dalla foresta tropicale che copre le pareti della grande caldera, Ngorongoro sembra uscito da una fiaba. La vegetazione del parco rende più facile la vita degli animali qui durante tutto l’anno, anche se molti di loro partecipano alla Grande Migrazione degli gnu, mentre migrano verso nord nel lontano Masai Mara in Kenya. Nel grande lago alcalino di Magadi è possibile vedere un grande stormo di fenicotteri colorati, mentre l’area picnic di Ngorongoro è evidenziata da una pozza di ippopotami dove è possibile osservare queste creature dall’aspetto ingannevolmente gentile. Sulle rive del cratere, dove la foresta abbraccia le pareti scoscese, i leopardi e il rinoceronte nero possono essere visti occasionalmente muoversi attraverso la vegetazione.

Sveglia di buon mattino, un caffè con qualche biscotto e subito in macchina per l’incontro con gli Hadzabe. È una tribù che consta di sole 1800 persone suddivise in diversi gruppi e van famosa per essere fra le ultime ad appartenere alla categoria dei cacciatori/raccoglitori.

Vivono di caccia e raccolta, godendo di quanto offre la natura. Scambiano frecce e carne con i Datoga, coi quali condividono il territorio, insieme agli Iraqw, altra tribù non appartenente alla dominante etnia bantu. Gli Hadzabe si spostano sovente in cerca di prede a seconda della stagione; durante quella delle piogge vivono in grotte nella parte montagnosa della regione, altrimenti in capanne molto semplici con più stanze dove possono stare una o al massimo due persone. Non coltivano nulla e non hanno religione, se non l’adorazione di elementi della natura come il sole tramite riti propiziatori. A quanto ci dicono fra le tribù esistono buone relazioni: quando si vengono a creare sovrapposizioni territoriali, una delle tribù si sposta in un altro sito. Nella stagione secca gli Hadzabe vengono sovvenzionati dallo Stato tramite animali provenienti dai parchi e già macellati; in quanto tribù poco numerosa e fragile hanno assistenza sanitaria gratuita, ma non mandano i figli a scuola a causa della dispersione e del nomadismo. I bambini apprendono qualcosa dai genitori, i quali fanno due vite separate: gli uomini da una parte con le loro attività e le donne dall’altra, più inclini a lavori domestici. Stanno insieme soltanto di notte condividendo la capanna con i figli. Sono monogami e quando si sposano l’uomo è tenuto a portare in dote alla moglie un babbuino cacciato. Altra caratteristica saliente è la loro appartenenza al ceppo boscimano, quindi parlano col click classico già sentito nel centro della Namibia.

Si tratta di una lingua solo orale, non essendo peraltro possibile tradurre su carta il suono del click.

Lingua a click
Quando si parla di click si pensa subito a qualcosa di esotico, ma sentirli davvero cambia tutto: non sembrano un ornamento della lingua, sono lingua. E dal vivo restituiscono subito l’idea di un mondo culturale molto più antico e autonomo di quanto immaginiamo.
Due uomini camminano attraverso un paesaggio secco africano con vegetazione rada.

È interessante apprendere le ragioni che portano ad avere una varietà di frecce da utilizzare in funzione della preda:

  • i kudu vengono uccisi tramite frecce avvelenate che irretiscono l’animale, la caccia avviene in zone di montagna limitrofe durante la stagione umida. Il veleno viene ricavato da piante che si trovano in natura.
  • con l’aggiunta di un pezzo di pannocchia (simile ad un tappo di sughero) in modo da colpire un uccello, stordirlo e finirlo successivamente. Questo offre maggiori possibilità di centrare il bersaglio
  • Altre hanno invece una sorta di controfreccia, per gli animali più intelligenti come i babbuini che cercano di togliersela una volta colpiti; in questo modo si provocano ulteriori lacerazioni. La carne di babbuino è molto apprezzata.

Esiste una pianta di colore verde che pelano leggermente, ne esce un latte che posizionano sulla loro pelle e serve nel caso venissero feriti durante la caccia, viene detta “pianta medicinale”.

Fumano sigarette che si fanno loro prendendo del fogliame in giro nel bush, da dove attingono anche patate e berries per mangiare.

Verso Ngorongoro con il programma cambiato

Dopo questa visita interessante ed essere riuscito a centrare il bersaglio con l’arco, ricevendo calorosi complimenti da parte dei locali, torniamo al camp per fare colazione e ripartire subito con un programma modificato su proposta di Modi e volentieri accettato da noi. Il tragitto originale avrebbe lasciato poco tempo per il Mara River, dal momento che si trova a distanza ragguardevole e le strade sono tutt’altro che buone (va rimarcato che lasciamo l’asfalto a Karatu per ritrovarlo l’ultimo giorno una trentina di km prima di Arusha). Decidiamo così di anticipare Ngorongoro ad oggi a seguito della visita agli Hadzabe, poiché questa deve aver luogo nelle prime ore del mattino per ragioni venatorie. Il giorno successivo verrà dedicato fin da subito al Serengeti arrivando direttamente al Lobo camp. Da qui partiremo il giorno dopo per dedicarlo interamente ad osservare la Great Migration. Infine ci sposteremo al Lake Natron e lunedì lo useremo come trasferimento ad Arusha per un po’ di shopping e soprattutto per arrivare tranquilli nel giorno in cui è previsto il volo di ritorno.

Paesaggio vasto della savana africana con orizzonte lontano sotto un cielo azzurro.

Arrivo al cratere di Ngorongoro

Con questa nuova formula in un’ora e mezza arriviamo al cospetto di quello che altro non può essere definito se non un vero paradiso terrestre, la Ngorongoro Conservation Area and Crater. Una volta ottenuti i permessi saliamo lungo il versante esterno del cratere per arrivare sul bordo, da dove si apre la vista sull’enorme catino. Lo sguardo spazia fino all’altro lato, distante alcune decine di chilometri, con il suo sterminato contenuto di animali. Il paesaggio si è fatto verde, grazie alle frequenti piogge favorite dalla morfologia del terreno. L’immagine richiede parecchie foto, lo stupore è enorme. Proseguiamo sulla strada di cresta fino a una deviazione che porta al Simba Camp, dove pranziamo, lasciamo il cuoco e subito scendiamo all’interno del parco per vivere una delle giornate più emozionanti. Andiamo sulla litoranea oltre il campo per scendere verso il fondo della caldera: Ngorongoro è in effetti un vulcano estinto la cui parte centrale è implosa, lasciando un’elevazione perimetrale. Per la precisione il Simba Camp, che si trova sul bordo, è a 2.500 metri, mentre il fondo è a 2.000. Oltre a significare un’area particolarmente ricca di vegetazione e animali, è la sorgente di diversi torrenti che vanno a bagnare terre anche distanti e altrimenti aride. Un esempio, di cui parleremo più avanti, sono le zone intorno alla sponda meridionale del lago Natron oppure i dintorni del Lake Manyara già visitato. Superiamo il gabbiotto preposto al controllo dei permessi, alziamo il tetto del Land Cruiser e siamo pronti a goderci lo spettacolo in prima fila, con una giornata in cui il sole fa risplendere ulteriormente le meraviglie che si stagliano di fronte.

Leoni e altri animali selvatici pascolano su una vasta savana africana sotto il Kilimangiaro.

Nel fondo della caldera, tra leoni e fenicotteri

Spettacolo che non si fa attendere: dopo pochi minuti in lontananza vediamo una leonessa intenta a banchettare. Ad un controllo più attento con il binocolo scopriremo che in realtà le leonesse sono due, accompagnate da ben 5 piccoli. La vista è scarsa dovuta alla distanza ma a ridurre questa ci pensano loro, incuranti di noi che pure silenziosi li stiamo osservando. Si avvicinano attraversando la traccia di strada con la maestosità di chi non ha nulla da temere, i piccoli seguono fermandosi di tanto in tanto, guardando intorno e giocando fra di loro a pancia piena. Stregati ed al tempo stesso incantati dalla visione ci apprestiamo a vedere il resto, costellato di animali senza soluzione di continuità: gazzelle di ogni genere, gnu, zebre, giraffe, elefanti, bufali, iene, sciacalli, ippopotami, e uccelli vari. In prossimità del Lake Magadi incontriamo numerosi fenicotteri su una sola zampa intenti a beccare molluschi nelle poco profonde acque del lago. Spostandoci verso il bordo meridionale, nel laghetto adiacente alla zona picnic riposano alcuni ippopotami. Anche in quest’occasione abbiamo modo di comprendere come il terreno chiami le precipitazioni, queste rendano possibile la presenza di vegetazione, nutrimento naturale per gli erbivori, i quali rappresentano a loro volta la fonte nutrizionale dei carnivori, concludendo così la catena alimentare. Fuori dal cratere ci sono sì animali ma in misura nemmeno comparabile a quanto visibile in quest’isola verde. Poco prima d’intraprenderela strada (sia in salita che in discesa sono a senso unico) d’uscita, il dispiacere che tutto stia per finire viene mitigato dalla vista di una famiglia di elefanti durante la cena. Osservandoli da vicino appare incredibile la forza che hanno nel rompere rami anche di un certo diametro e masticandoli poco li ingeriscano senza problemi. Manchiamo solo l’appuntamento con il rinoceronte che alla fine ci impedirà di completare la raccolta dei Big 5.

Usciamo dalla caldera consci di aver vissuto una giornata memorabile, una lezione sul ciclo della vita e delle leggi che la regolano, talvolta dure ma mai incomprensibili. Cena nell’ampio refettorio, leggiamo qualche pagina ed usciamo solo quando sarà ora di andare a dormire: a 2500 mt di quota le temperature non paiono essere particolarmente stimolanti per passeggiate all’esterno.

Pernottamento
Simba Camp – (Ngorongoro)

IT

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