Giorno 14
Il rientro
Dalle acque del Natron ci si congeda con un alba magnifica, degno sugello del viaggio.
Rientro dal Lake Natron ad Arusha
Sveglia alle 5 dopo l’unica notte calda della nostra permanenza in questa parte di Africa equatoriale, ci prepariamo e smontiamo la tenda in mezz’ora, in silenzio per non disturbare gli altri campeggiatori e senza fare colazione. La strada è pessima (pensare che ci passano anche i bus di linea), uno sterrato sconnesso e pieno di buche dove il Land Rover oscilla sollevando una nuvola di polvere intorno a sé. Preghiamo che non si fermi adesso perché oggi non si scherza, abbiamo il volo di rientro ma disponiamo anche di un confortante margine di tempo. Proprio nel momento in cui il sole sta sorgendoci fermiamo per fare colazione ed è su questo momento che vorrei soffermarmi per un’istantanea che può essere quella di chiusura del viaggio. Lamek appoggia una tovaglia sul cofano del fuoristrada tirando fuori il termos del caffè, noi offriamo i biscotti avanzati in abbondanza, il sole viene ad illuminare la scena con la sua luce giallastra e quasi orizzontale. In piedi facciamo colazione in mezzo al niente, arbusti secchi in attesa della pioggia e terreno brullo, il tutto reso bello solo dall’angolazione da cui proviene la luce. Godiamo questo momento tanto vuoto quanto immenso, dove i raggi rendono un’immagine indescrivibile solo con le parole. È la conclusione di queste due settimane spettacolari che solo un’alba o un tramonto potevano rendere propriamente.

Ultime ore in Tanzania
Non c’è nessuno, ad un certo punto passa un fuoristrada locale ma abbiamo ormai finito e non c’è rischio di condire la colazione con la polvere. Ripartiamo per qualche decina di km di sterrato, le ultime. Alla fine svoltiamo verso sud sulla bella strada che collega Arusha con il confine kenyano. Anche se di tipico stampo africano, ormai siamo nella civiltà: le capanne lasciano spazio alle case in muratura, gli abiti tradizionali cedono a semplici vestiti più simili ai nostri. In mezz’ora siamo in città per alcuni acquisti di tè e caffè, Lamek acquista per noi dello zenzero fresco. Rimane un po’ di tempo per un ultimo pranzo (assaggiamo anche l’ugali) per il quale invitiamo la nostra guida ed il cuoco. Prima di arrivare in aeroporto distribuiamo le mance e siamo così pronti per l’ultimo tratto verso il piccolo ma accogliente scalo. Qui ci congediamo ed affrontiamo i controlli che ci porteranno all’imbarco in orario. Il resto del viaggio non riserverà sorprese, suggellando un’esperienza nata su binari tutt’altro che buoni ma trasformatasi in una splendida occasione per vedere ed imparare. Non essendo la prima esperienza africana pensavo che il contagio con il tanto decantato mal d’Africa non mi avesse toccato e volente o nolente ne fossi in qualche modo vaccinato. Dopo questo viaggio non ne sono più così sicuro, la gente incontrata ha creato un legame con la terra e le sue bellezze, infondendo un sentimento di nostalgia al momento della partenza. Sarà che si è trattato di gente di montagna?
Tutaonana baadae! (A presto in Swahili)
IT
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