Giorno 4

Jebel Akhdar e Nizwa

L’Oman più tradizionale, dove il tempo sembra non essersi mosso

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Jebel Akhdar e Nizwa

Jebel Akhdar

Sharqiya Sands (Bidiyah/Wahiba Sands). Si tratta di una zona di dune longitudinali di 200 km di lunghezza e 100 di larghezza, che si estendono a sud dell’Eastern Hajars fino al Mar Arabico.
L’alba nel deserto sovente non trasmette la stessa sensazione di magia del tramonto. L’umidità (il fuoristrada è ricoperto di rugiada) evaporando crea una nebbiolina che toglie nitidezza all’orizzonte, così che quando la sfera emerge dalla linea di demarcazione fra sabbia e cielo, viene ad illuminare il paesaggio in modo difforme, mitigando le cromaticità che ci si attenderebbe di vedere. Il sorgere del sole è previsto poco dopo le 6, noi usciamo dal bungalow una ventina di minuti dopo e ci dirigiamo subito sulle dune per vedere lo spettacolo. In effetti l’est viene illuminato ed infonde i suoi caldi colori a quanto ci circonda, ma nulla di comparabile col tramonto di ieri sera. La sabbia ha una granularità meno fine rispetto ai deserti incontrati in passato, ma il silenzio accompagnato alle morbide curve disegnate dal vento sulle dune esprimono un momento di assoluta bellezza. Alcune piante sopravvivono a fatica, con le radici sprofondanti nella sabbia; scheletri di legno, rappresentano quanto difficile sia la vita da queste parti. Viene però da chiedersi come tale vita sia riuscita a germogliare in un ambiente tanto ostile. Segno che la natura cerca di attecchire ed adattarsi in qualsiasi condizione. Il tempo passa, ci guardiamo attorno ammirando un panorama sempre uguale ma sempre diverso; ad un certo punto ci ricordiamo che è ora di riprendere le nostre tracce ormai cancellate dalla brezza per rientrare al camp, chiudere le borse, fare colazione ed iniziare la giornata alle 8.30.
Raggiungiamo senza problemi la strada asfaltata guidando lungo lo sterrato perlopiù sabbioso. Da qui occorre rientrare ad Al Kamil e ci proviamo con un percorso off road, i sistemi di navigazione trovano una scorciatoia ed in breve siamo al punto di partenza di ieri. La città la raggiungeremo su bella strada in una quindicina di minuti, da qui si riprende la Hwy 23 nuovamente in direzione di Ibra, attraverso l’autostrada nuova di pacca, in alcuni punti ancora in costruzione. Giunti in città facciamo una breve visita al locale souk, tranquillo e pieno di merci interessanti, dove fuori dal negozio di un macellaio spicca una testa di cammello, macabro richiamo al tipo di carne in vendita all’interno. Non si tratta di un mercato vero e proprio, quanto di un’area con vie parallele, sui cui lati si trovano i negozi. A questo punto i navigatori consigliano di piegare decisamente in direzione nord sulla 27 per poi prendere la 15 quasi in senso contrario per non mollare l’autostrada. Invece riprendiamo la Sharqiya Expressway per una quarantina di km, usciamo in direzione sud verso Lizq e (senza raggiungere Sinaw) da qui tramite buone strade secondarie dove si riesce viaggiare a 80 km/h e anche più, ne raggiungiamo un’altra che prendiamo in direzione nord in mezzo a questo country omanita: ci troviamo in una zona di paesini rurali, dove il vero Oman vive ancora legato al suo antico modo d’essere, fra i tetti bassi spiccano i minareti dai quali di tanto in tanto gli altoparlanti diffondono la voce del muezzin che invita alla preghiera. È una cantilena che ben s’inquadra nel paesaggio, mentre uomini e donne con la tipica abbeya nera continuano incuranti le loro attività, come fosse un sottofondo. Il paesaggio alterna tratti di deserto brullo e arido a dei fondovalle verdi nei quali pascolano tranquillamente capre e pecore, accompagnate di tanto in tanto da qualche dromedario o asino, a riprova che se la terra viene irrigata riesce a produrre vegetazione, con tanto di orti recintati. C’è da aspettarsi nel giro di un paio di mesi che tutto il verde selvatico assuma immancabilmente colori giallastri per tutta la stagione calda e forse anche oltre. Un rapido pranzo con succo di frutta appena spremuta e gelato ci rinfresca per qualche istante dal caldo della pianura.

Dune dorate si estendono sotto un cielo chiaro nel deserto.

Prima di raggiungere Nizwa deviamo a destra a percorrere il Jebel Akhdar e raggiungere Sayq. Si tratta di un’esperienza interessante: partendo da 400 mt dobbiamo raggiungere un comodo altopiano sui 2000 superando una zona estremamente impervia e per fare questo è stata costruita una superstrada senza risparmio di energie fisiche e finanziarie. Ciò nonostante i rischi permangono ed all’inizio si trova un casello di polizia per controllare i mezzi, solo i 4×4 possono salire e con la trazione integrale inserita. Un visitor center ben attrezzato fornisce indicazioni tanto sul percorso che sulle attrattive del luogo. Ci incamminiamo così con la prudenza necessaria su questa arteria, ampia e ben asfaltata, la cui pendenza risulta costante anche se non molla mai, salvo sporadici saliscendi. Saranno 30 km affascinanti, in cui l’uomo è riuscito ad addomesticare un ambiente selvaggio ed ostile, per raggiungere la cittadina di Sayq. Qui scopriamo una città cantiere, in grande trasformazione: gru e camion ovunque, si sta costruendo in maniera insensata e perfino incomprensibile. Certo a 2000 mt l’estate è meno calda (in questo momento sotto misuriamo 32° contro i 19° dell’altopiano) ma siamo distanti dal mondo e risulta difficile comprendere le vere ragioni per andarci a vivere, dal momento che pur essendo bello non è certamente un posto di villeggiatura. Forse lo diventerà, visto l’elevato numero di hotel di alto livello che stanno aprendo. La vegetazione è tutt’altro che lussureggiante, dalle montagne circostanti scendono pareti scoscese e spugnose, neanche paragonabili al nostro concetto di alpe. Ci portiamo sul bordo dell’altopiano per scattare alcune foto ed ammirare quanto si staglia di fronte a noi, degno di nota. Nella ricerca di un punto dal quale avere la visuale migliore ci troviamo a scendere lungo una strada secondaria di cui “apprezzeremo” la ripidità al momento d’invertire la marcia per risalirla. Diversi pneumatici divelti sul fondo ci dicono che occorrono mezzi potenti: una vettura prima di noi fa una sgommata per prendere la rincorsa e riesce a salire. Ci domandiamo appena cosa sarebbe successo nel caso non fosse riuscita a raggiungere la cima. Infatti la strada sale a tal punto che vediamo il cofano quasi sulla nostra verticale e ad un certo punto sembra che la macchina debba rovesciarsi all’indietro. Ovviamente è solo un’impressione ed il Pajero farà pienamente il suo dovere, ma a chi come noi non ha l’abitudine su certe strade un po’ di timore reverenziale viene di certo. Da una postazione poco sopra il Diana Viewpoint (la Principessa era venuta qui in visita) ammiriamo lo splendido paesaggio, col vuoto che ci si apre dinanzi, un borgo appena sotto di noi con splendidi terrazzamenti ben coltivati, una macchia di verde nel brullo. Risaliamo ancora sull’altro versante per avere una visuale anche sul fronte opposto e qui vedendo Sayk dall’alto scopriamo che stanno costruendo di sana pianta un nuovo quartiere e la stazione di polizia, il cui muro perimetrale non dev’essere inferiore al km, in un Paese decisamente pacifico e con tassi di criminalità quasi inesistenti.
Ci aspettavamo di trovare scarni pastori intenti a badare le pecore, mentre rientriamo da una cittadina che sta camminando a grossi passi verso il futuro. Affrontiamo infine la discesa per almeno mezz’ora con prudenza, sfruttando il freno motore e toccando leggermente i freni quando necessario. Ma i veri eroi sono i camionisti che affrontano la via con carichi enormi, quasi a sfidare le leggi di gravità. Siamo comunque a 180 km da Muscat e desumiamo che questo potrebbe aiutare i più insofferenti al caldo a trasferirsi per creare una comunità in quota. La vegetazione resta brulla anche nelle zone più elevate. 

Fortezza storica illuminata di notte con tonalità dorate.

Il volto urbano di Jebel Akhdar

In pochi km siamo a Nizwa, mentre le ombre tendono ad allungarsi sui già caldi colori del forte e delle mura che circondano il souq. Nizwa è una delle città più belle del Paese, ben restaurata e parzialmente cinta da alte mura con l’antica porta d’accesso sulla grande piazza. Possiede una storia di città conservativa, tanto che la vede ancora oggi come una roccaforte della tradizione: le poche donne che si vedono vestono rigorosamente di nero e con il velo a coprire il capo. Il centro storico gravita intorno alla moschea ed al forte, quest’ultimo caratterizzato da una grande torre circolare, la torre Bin Seif del 1650 dalla quale si gode un bel panorama. Si vedono dei turisti girare fra i negozietti e le zone più interessanti del souk, circondato da mura su cui si aprono artistiche porte di legno. È diviso fra quello delle spezie, della carne, del pesce, antiquariato e delle capre (presenti solo al mattino). Il tutto rende un’immagine ben organizzata, voluta per separare le varie attività e proteggerle anche da un punto di vista igienico sanitario.
Ancora un breve tratto mentre il sole scompare dietro i monti Hajar ed arriviamo alla periferia di Bahla, dove prendiamo posto in hotel per ripartire subito subito dopo approfittando del momento migliore per scattare foto. Infatti tanto Bahla che Jabrin (foto)(distante 9 km) vantano bei forti, più votato ad attività difensive il primo, mentre la posizione del secondo lascia intuire un maggior uso residenziale. A Bahla facciamo un giro per il tranquillo souk, la città era circondata da un muro lungo 12 chilometri che la proteggeva dalle invasioni, è stata dichiarata dall’ Unesco Patrimonio dell’Umanità. Ormai è notte e le moschee sono incandescenti, elevando al cielo le loro enormi braccia che sono i minareti. Un po’ dappertutto viene dato molto rilievo all’illuminazione notturna dei luoghi di culto, ma questo ci sembra particolarmente interessante, sebbene si trovi alla periferia di Bahla. Parcheggiamo per poter fare alcune foto dell’esterno quando il muezzin intona l’invocazione che invita alla preghiera: sembra esserci messi d’accordo e la cosa assume un’intensità rilevante. Qualunque musica o suono finisce per essere significativo e toccante quando arriva nel luogo e nel momento giusto.
È ora di cena ed abbiamo un suggerimento per un semplice ristorante yemenita: senza pretese ma di buona cucina, dove si mangia un buon kebab.
A proposito di Yemen, durante il viaggio apprendiamo da gente che ha origini in questo Paese come la guerra cruenta che lo sta lacerando da anni sembra andare verso una soluzione. Tanto l’Arabia Saudita che gli Emirati pare abbiano deciso di disinteressarsi delle sue vicende interne, a fronte degli insuccessi susseguitisi alle rivolte degli Houti sciiti. Diversamente da quanto sappiamo sembra siano state le due nazioni del Golfo a voler scatenare il conflitto, difendendo la parte sunnita della popolazione. Da sempre Paese povero fra i ricchi, negli ultimi anni è letteralmente sprofondato a causa della guerra civile, nonostante possa vantare molta più storia e civiltà di tutti i vicini della penisola Arabica.

Pernottamento
Bahla – Bahla Jewel Hotel Apartments

IT

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