Giorno 9
Gli altri Emirati
RAK e UAQ: i parenti poveri – Ajman e Sharjah: i parenti ricchi
Mattina a Omr
Quando ci svegliamo è molto umido per strada, la vettura è ricoperta di rugiada e lo si sente al solo aprire la finestra. Alle 7,45 lasciamo l’hotel alla volta del mercato del pesce di Ras Al Kaimah, un altro spettacolo per gli occhi che lo diventerebbe volentieri anche per le papille. Verso sud andiamo a vedere Al Jazirah Al Hamra, una ghost town a tutti gli effetti; vi abitava una comunità di cercatori di perle quando era l’attività principale del luogo. Andò in crisi dopo che nel mondo s’imparò a coltivare le perle e gli abitanti furono costretti ad emigrare lasciando qui le case che nel frattempo sono diventate dei ruderi. A farle rivivere ci ha pensato una mostra (la Fine Arts Festival) che durerà alcuni mesi: dipinti su metallo sono esposti in prossimità delle pareti o delle finestre, ad effetto, talvolta in netto contrasto altre volte perfettamente collimanti pur se di epoche diverse, ma sempre con un significato tale da valorizzarsi reciprocamente. Non si sarebbe potuto pensare ed organizzare un palcoscenico con coreografia migliore per gli autori provenienti da tutto il mondo: i temi sono di attualità e inducono ad una riflessione, così come quattro spensierate ragazzine – le uniche a visitare questo museo all’aperto nell’ora mattutina – due delle quali provengono dalla Siria, segno evidente che nemmeno la guerra è riuscita a spegnere la sete di cultura nei giovani. Siamo a Umm al Quwain, si distende su una penisola che da distante sembra promettere bene, ma in periferia si vedono blocchi in cemento di chiara matrice cinese, nella parte antica (ma sarebbe meglio dire vecchia) si susseguono case di mattoni crudi, moschee ed alcuni palazzi in vetro, mai grattaceli. Anche la corniche non è un granché, ricavandone che questa città non vada nota per gli aspetti turistici. RAK e UAQ (forse con Fujairah, l’unico Emirato che non abbiamo visto) sono i più poveri, un altro pianeta rispetto alle opulente Abu Dhabi e Dubai, ma anche rispetto agli altri due dove faremo visita a seguire. Come detto, la vita scorre in modo più consono alla cultura araba e qui si trova quanto ci si attende, pur con qualche stranezza proveniente dalle città limitrofe. A differenza delle due grandi città, negli altri Emirati si vedono diversi hotel di costruzione o con insegne cinesi, come non infrequenti sono i China Mall, centri commerciali gestiti da cinesi e con merci ovviamente dello stesso Paese. Arriviamo a UAQ il giorno successi alla kermesse dell’Union Fortress, un evento teso a far vedere quali sono le e quanto sono ben preparate le forze armate del Paese; dev’essere stato qualcosa di veramente imponente poiché i lavori di sgombero e gli spazi occupati sono davvero imponenti.
Ajman, che percorriamo rapidamente, sembra più una ricca periferia, dimora di alcuni signori di Dubai, con una bella corniche ed evidenti segni di benessere.

Arrivo a Omr
Mentre Sharjah gode di nobiltà e luce propria. Occorre dire che non c’è soluzione di continuità da Dubai, in quella che con buona ragione può chiamarsi una conurbazione, e fa tutt’uno con gli hotel di lusso, i giardini verdi tirati a lucido, aiuole fiorite nelle rotonde ed in mezzo alle corsie, oltre agli immancabili grattacieli, vera unità di misura dell’opulenza. Anche qui la corniche presenta il meglio con hotel, porto e fioriture, ma a ben vedere a Sharjah c’è dell’altro. Visitiamo il souk, rimodernato secondo antichi stili, il forte e la parte vecchia. Dove però dedichiamo gran parte della nostra permanenza sarà il Museum of Islamic Civilization, il museo che intende spiegare l’Islam, i suoi concetti, la tradizione e quanto gli sta attorno. Così dopo aver appreso i principi della religione, leggiamo e vediamo più nel dettaglio il pellegrinaggio alla Mecca, la sua organizzazione, anche logistica, visti gli enormi problemi di realizzazione legati alle folle di pellegrini che visitano il luogo più sacro dell’Islam, uno dei precetti che il buon musulmano deve ottemperare. Da qui si passa ad una interessante – pur se autocelebrativa – mostra sulle scoperte geografiche, scientifiche, ecc. avvenute nelle terre islamiche. Il tutto all’interno di un edificio enorme ed elegante, eretto senza mirare al risparmio. Ampi corridoi vetrati su due piani ed una parte centrale a cupola fondono il misticismo con l’arte in una forma decisamente preziosa. All’ultimo piano, l’interno della cupola è magnificamente decorato con i segni dello zodiaco. È finalmente ora di dare ristoro anche allo stomaco, visto che il volo di stasera non ci consentirà tempo per la cena. In una zona periferica di Dubai, su consiglio di un benzinaio dove abbiamo fatto il pieno prima di restituire l’auto, identifichiamo un ristorante locale che offre pesce a scelta, nel senso che si sceglie quale far cucinare allo chef. Prendiamo Sherry fish (del quale non abbiamo trovato la traduzione) e grigliata mista, il tutto con un bel boccale di succo di menta e lime, bevanda che ha fatto da linea conduttrice durante tutto il viaggio ed in certi momenti ha ben sopperito all’impossibilità di bere birra o vino. A questo punto possiamo recarci tranquillamente in aeroporto, non senza un piccolo imprevisto finale: il nostro volo parte dal terminal 3, ma qui non troviamo i rent a car, andiamo al 2 (ad almeno una decina di km di distanza) dove finalmente restituiamo l’auto e chiediamo come fare per ritornare al 3: occorre prendere un taxi in quanto non esistono navette. Prima di salire chiediamo al tassista indiano se accetta carte di credito o OMR e ci dice che in qualche modo ci aggiusteremo. Peccato che lungo la strada che compie questo signore ci sia coda, vero che non abbiamo i minuti contati ma a sto punto ci farebbe piacere chiudere l’esperienza. Arriviamo con buon anticipo solo grazie al fatto di essere partiti per tempo e paghiamo il nostro uomo con quanto ci rimane, lasciandolo non particolarmente soddisfatto per il cambio calcolato nella sua mente, diverso da quanto abbiamo invece convertito noi su internet nel tempo che avevamo a disposizione. Da qui in avanti filerà tutto liscio e prenderemo senza problemi il volo Salam Air
DXB – MCT 20:05 – 21:15
Una volta arrivati a Muscat ci sembra di essere a casa. Grazie al visto fatto online al nostro arrivo ad Abu Dhabi non dobbiamo perdere tempo e passiamo subito i controlli, rispetto a 10 giorni fa ci viene richiesto di riempire un modulo dove dichiariamo di non essere stati in luoghi a rischio per il Coronavirus. Andiamo a ritirare l’auto (ancora una Yaris) ed a questo punto ci rechiamo in centro per vedere by night la Mosque Muhammad al-Amin, la splendida Moschea blu, dal colore delle sue illuminazioni. Ingolositi dalla bella veduta andiamo ancora oltre per riprendere la Sultan Qaboos Grand Mosque. Più sobria nelle colorazioni ma decisamente maestosa nel suo essere, c’è da restare incantati di fronte a tanta bellezza così ben illuminata. A questo punto riteniamo che possa veramente bastare e chiudiamo qui la giornata.
IT
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