Giorno 10
Muscat
Religione e musica: Muscat la nobile
Muscat
Ultima mezza giornata a Muscat, dedicata essenzialmente alla visita della Sultan Quaboos Grand Mosque, una delle poche aperte in certi orari anche ai non musulmani. Infatti non è stato possibile visitarla il giorno del nostro arrivo in quanto era di venerdì. Le donne devono coprire le spalle, come pure le braccia e le gambe, e portare un foulard in testa, mentre agli uomini viene richiesto d’indossare i pantaloni lunghi. Lo stile è sobrio, in linea con la personalità del Sultano, che ha voluto regalarla al Paese in occasione del trentesimo anniversario di governo.
Il percorso di avvicinamento alla Moschea induce già alla riflessione. Si passa per una zona di aiuole ed alberi d’alto fusto, al fondo dei quali traspare la cupola principale, man mano che ci si avvicina iniziano a comparire le distese di marmo, si entra in una sorta di antimoschea per uscirne, attraversare un altro cortile ed infine trovarsi di fronte alla divina maestosità del luogo di culto vero e proprio. Dall’interno della cupola principale scende un lampadario costituito da tanti piccoli minareti illuminati, perfino difficili da distinguere nel bagliore diffuso. Sulla base il tappeto è il secondo più grande del mondo (superato in una gara assai puerile dalla Moschea di Abu Dhabi visitata pochi giorni orsono). Facendo il giro se ne possono apprezzare i dettagli, dai Corani ordinatamente inseriti dentro le nicchie nella parete laterale, ai preziosi muqarna che costituiscono la volta del minbar, la nicchia posta sul fondo ad indicare la direzione della Mecca. C’è da restare abbagliati ed affascinati dall’equilibrio stilistico, che non degrada mai nello scontato o nel pacchiano di certe costruzioni che troppo pretendono. Facciamo un altro giro, in quanto il primo l’abbiamo dedicato soprattutto alla fotocamera e alla videocamera, ora vogliamo osservare e la misticità del luogo ci coglie per intero, senza il filtro degli obiettivi. Uscendo facciamo il giro intorno, sui marmi che fungono da pavimento, passando per la zona delle abluzioni. Qualche nuvola sullo sfondo ed il sole che illumina il luogo di culto creano un ambiente che sembra fatto apposta per far risaltare l’edificio nel suo significato di reale maestosità. Anche qui il messaggio di Qaboos risuona amico, come quello di un Islam distante anni luce dalle derive fondamentaliste di alcuni suoi membri che, per ignoranza o secondi fini, ne storpiano il messaggio. Il verde dei prati (che è poi il colore dell’Islam) e le variopinte tonalità delle aiuole spezzano la pur bella monotonia e l’austerità marmorea. Lasciamo questo luogo pensando al Sultano che si è congedato dal suo Paese poco più di un mese fa, nell’auspicio che la stessa illuminazione ne incolga ed accompagni anche al suo successore. Non resta che andare a visitare la Royal Opera House, (foto 1– foto 2) nel quartiere di Qurm. Anche in questo caso il Sultano ha voluto costruire l’edificio in quanto grande estimatore della musica classica. La visita guidata ci consente di capirne la storia ed il presente, il tutto in una visione di ricchezza ben combinata. Inizia a fare caldo, ma a questo punto dobbiamo rientrare in un contesto invernale; il viaggio si conclude con questa mezza giornata dedicata agli aspetti religiosi ed artistici di Muscat, dopo aver vissuto quegli storici e naturalistici nella parte centro e settentrionale dell’Oman.

Volo per Muscat
Rientriamo con la consapevolezza che un viaggio dalle caratteristiche abbastanza complesse si sia concluso bene: due Paesi, tre vetture noleggiate, il volo per Abu Dhabi ed il ritorno da Dubai, l’incertezza dovuta al guidare su strade nel deserto o sulle ripide carrarecce montane. Ma l’Oman è un Paese tanto accogliente quanto riservato, da visitare in punta di piedi nel pieno rispetto della sua gente, che ci è parsa amichevole ma non invadente, sempre presente e disponibile in caso di necessità, ricca senza ostentazione, organizzata ma amante della vita e dei suoi piaceri. Dovendo esprimere il tutto con un aggettivo forse quello più adatto sarebbe equilibrato. Anche questa è una lezione di vita ed un monito che ci porteremo a casa dall’Oman! Forse uno dei pochi souvenir che non si possono acquistare al souk, ma che si assorbono visitando il Paese e cogliendone l’anima.
IT
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