Giorno 6

Muscat

La pace di Misfat, l’equilibrio di Muscat e la modernitò di Abu Dhabi in un solo giorno

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Muscat

Mattina a Muscat

Ci svegliamo pensando che se oggi aprendo gli occhi vediamo un villaggio incantato e tranquillo, stasera li chiuderemo all’interno di una torre di cemento nella caotica Abu Dhabi. Non potrebbe esserci contrasto più stridente, ma per farsi un’opinione occorre vedere un po’ di tutto ed ogni tanto sfidare sé stessi significa gettarsi nella mischia di una città moderna.
Dopo la giornata campale di ieri oggi facciamo colazione con calma nella loggetta con vista della guesthouse, non prima di aver saziato l’anima ammirando il sorgere del sole, gustandola da quel giardino botanico che è il palmeto. Nell’area fra due quartieri di Misfat scorre un ruscello, riparata dal sole scottante e lungo un declivio sotto il quale le fonti imbrifere sono evidentemente abbondanti. È nato così un piccolo bosco che sapienti agricoltori hanno curato ed irrigato in modo da avere abbondanti raccolti di datteri e, in quello che chiameremo il sottobosco, le verdure necessarie al consumo quotidiano. È bello da visitare a piedi, percorrendo un piccolo sentiero segnalato con tacche bianche, gialle e rosse sui massi, in mezzo ai falaj e le vasche usate per contenimento e lavare.
Il sole sorge dalle frastagliate creste degli Hajar, in direzione di Muscat, per insinuarsi timidamente in mezzo alle fronde. Nell’arco di qualche minuto il paradiso è illuminato e sembra di trovarsi nel classico ambiente tropicale. Ai tropici ci siamo, ma di stampo desertico, ed in tutta la penisola arabica dev’essere difficile trovare tanta abbondanza, se non nel Dhofar dove un gioco di monsoni crea le stesse condizioni delle zone umide del globo. La colazione riserva piacevoli sorprese, l’atmosfera del luogo completa l’opera. Il tempo sembra essersi fermato ma noi dobbiamo farlo ripartire; sono ormai le 8,30 quando salutiamo i simpatici gestori per prendere la via che porta a Muscat; dopo pochi minuti siamo già fermi per ammirare la splendida vista da un poggio che si apre sulla piana di Al Hamra e oltre. Il tutto leggermente opacizzato dalla foschia mattutina, alla quale i raggi di sole restituiscono luce propria. Ora dobbiamo veramente andare ed affrontare i 200 km che ci separano dalla capitale. La highway scorre tranquilla in un’ampia fenditura dei monti Hajar, passando per Nizwa e proseguendo senza grande traffico fino a Muscat, da dove prendiamo l’Expressway fino a Mutrah.

Fortezza di Mutrah vista dalla costa dell'Oman e degli Emirati Arabi Uniti.

Il volto urbano di Muscat

Qui troviamo facile parcheggio in centro, in realtà fin troppo facile in quanto non ci accorgiamo che si tratta di zona a pagamento e quando rientriamo ci troviamo con una bella multa da 10 OMR (ca. 23€) sul parabrezza. Inutile il tentativo di pagarla: in quanto non proprietari del mezzo, verrà mandata alla compagnia di noleggio ed addebitata successivamente. Attraversiamo la strada per andare a vedere il bel mercato del pesce, un’attrattiva tanto per la vista che per le papille. Il tutto è molto ben organizzato, con un’attenzione all’igiene particolarmente curata. Oltre alla varietà di pesci fra i quali molti tonni a pinna gialla, spiccano alcuni piccoli squali(vi sono parecchie ricette che li prevedono) e razze anche di grandi dimensioni. È bello alzare la vista dal prodotto esposto per osservare il contesto sociale e le contrattazioni: sembrano conoscersi tutti e probabilmente è così. Parlano in continuo, non si capisce se del pesce, del prezzo o di altro ancora. Ad un certo punto scatta l’accordo, si stringono la mano e l’affare è concluso. È abitudine fra gli omaniti stringersi la mano anche quando non ci si conosce e l’incontro risulta occasionale. A proposito d’incontri, appena prima di fare il nostro ingresso al mercato chiediamo ad un pacifico signore alcune informazioni per orientarci a Mutrah, ne nasce una lunga quanto proficua chiacchierata che va ben oltre i propositi. Ci accompagna sul molo dove i pescatori caricano i pesci sulle carriole e con queste le portano sui banchi di alluminio del mercato, così abbiamo anche l’occasione di vedere lo yacht del Sultano, destinato a diventare museo, ed un altro che verrà usato per occasioni cerimoniali. Nel frattempo si affrontano discorsi di attualità e ci viene raccontato come l’Oman abbia saputo svilupparsi districandosi fra le pressioni delle potenze straniere, in una regione dove prima si spara con l’artiglieria e poi si pensa. Già trovare un cittadino soddisfatto del proprio governo figurerebbe come una mosca bianca nel nostro Paese, qui se ne tessono le lodi in modo convinto e probabilmente a ragion veduta. Affrontiamo anche il delicato tema della religione: senza polemica, ci dice che gli insegnamenti del Corano sono molto chiari e che fare la guerra nel suo nome è sacrilego, viene visto come una politica opportunistica tesa a sfruttare gli ignoranti ad immolarsi nel suo nome. Ma chi l’ha letto non dovrebbe trovare appigli per praticare metodi violenti. Il ramo ibadita seguito in Oman è sì conservatore in termini di costumi ma – e questo lo vediamo chiaramente di fronte a noi – le libertà di cui si gode sono molte. Forse si tratta di un sistema che consente e controlla l’aggregazione di fronte alle forti tentazioni del mondo moderno. Per ottenere l’obiettivo è anche necessaria un’istruzione scolastica ed in genere un’educazione fondata su principi radicati, tali da prevenire deviazioni quali la criminalità ed il terrorismo. Il Sultano soleva dire in antitesi ad altri Paesi ricchi della regione che prima occorre costruire la gente e solo dopo costruire il Paese, nel senso di costruzioni edilizie. Il suo insegnamento verrà probabilmente seguito dal nuovo regnante, anche perché la sua filosofia sembra ormai entrata nel DNA della popolazione omanita. Di fronte a tali parole, la cui veridicità abbiamo potuto accertare nei giorni precedenti, saremmo rimasti ad ascoltare e a porre ulteriori domande per tutto il giorno. Ma il palinsesto prevede di andare avanti. Così, seppur con rammarico, ci congediamo da questo amico incontrato casualmente e proseguiamo camminando lungo la Corniche, con un occhio sulle belle case i cui merletti sembrano di pizzo, mentre ancorati nella baia il legno verniciato, lucido, dei dhow ci fa tornare indietro di qualche secolo. Una passeggiata di qualche centinaio di metri porta all’ingresso del souk passando di fronte alla moschea e al quartiere sciita. Qui non si può entrare in quanto i locali non gradiscono visite, sembra si tratti di commercianti persiani stabilitisi qui all’epoca dei commerci navali, hanno fondato un’enclave, sono rispettati, ma amano starsene in disparte. Proprio accanto invece pullula la zona commerciale del souk, uno dei più belli, con soffitti a cassettoni ben decorati e negozi in cui sono esposti ogni genere di prodotti e colori sgargianti. La prima parte è di stampo nettamente turistico: dev’essere attraccata una nave da crociera di spagnoli e sembra di essere in una rambla al coperto: si possono acquistare gadgets e paccottaglia finto omanita. Spostandoci, i prodotti sono meno interessanti ai fini turistici ma il mercato assume una dimensione più autentica e si vedono le vere contrattazioni fra le signore ed i commercianti. Il sole inizia a puntare sempre più diretto e caldo sulle nostre teste, ma se per godere di una vista panoramica occorre risalire le scalinate che conducono al forte, non ci facciamo spaventare e lo raggiungiamo soddisfatti del piccolo investimento, ripagato da una vista eccezionale: si va dall’arco disegnato dalla corniche con le case bianche illuminate dal sole su un lato, alla strada litoranea inframmezzata da un prato verde che porta alla città vecchia sull’altro, passando per l’interessante forte sul quale ci troviamo, la cui funzione era quella di proteggere Muscat dai non infrequenti attacchi via mare. Una posizione strategica che oggi lo è diventata essenzialmente per fare belle foto, aiutati in questo dalla splendida giornata. Sul percorso di rientro passiamo nuovamente per il souk a vedere la parte di esso dedicata all’oro. Senza grosse protezioni, le vetrine espongono monili di ogni genere, fino a pesanti collari o vere e proprie corone. Ai nostri occhi il tutto sembrerebbe pacchiano, non fosse che siamo di fronte a monili realizzati in oro puro.
Muscat è circondata da colline, che sono sì aride ma ben sposano col verde presente in città. Fioriture, prati ed alberi ovunque, a mostrare un’opulenza decorosa quanto misurata. Prendiamo coscienza di tutto questo quando ci spostiamo nell’Old Town, dove ha sede l’imponente Palazzo del Sultano (Alam Palace), splendido, circondato da ampi giardini con prati e fiori. Qaboos preferiva risiedere a Seeb, lasciando questa sede solo per gli incontri istituzionali. Anche qui bandiere a mezz’asta per il lutto ufficiale. Tutta la zona è adibita ad attività amministrative, ma non manca la parte storica con i forti Al Jalali e Mirani ed un paio di musei. Vediamo anche la porta d’ingresso in città che ora funge da elemento decorativo, ma che fino all’inizio degli anni ’70 veniva regolarmente chiusa alla sera per isolare la città vecchia, quella del comando, dal resto del Paese.

Vista della città vecchia di Muscat con un isolotto roccioso nel mare.

 Procediamo ancora verso sud, non distanti da una costa frastagliata da rocce che degradano fino a gettarsi nel mare. Qui la spiaggia è cosa rara, le insenature sono state oggetto d’insediamenti che hanno approfittato della posizione riparata e così è anche Al Bustan, dove sorge l’omonimo Palace, un sontuoso albergo fra i più sfarzosi del Medio Oriente ed il Parlamento, uniti da una bella rotonda fiorita al cui centro spicca la copia di un dhow medievale. Tutto questo è sì fantasioso e risulterebbe probabilmente fuori luogo in Occidente, ma la realtà è che non scade mai nel pacchiano. Forse ne siamo già prevenuti pensando che siamo nella terra delle Mille e Una Notte.
Un succo di frutta fresco con gelato sarà il nostro pranzo, ma tutte queste costruzioni da sogno non devono farci dimenticare che stasera abbiamo un volo e conviene recarsi in aeroporto per tempo, lasciare il fuoristrada facendo gli opportuni controlli, addirittura vogliono chiederci 5 OMR di lavaggio extra, previsto nel caso l’auto venisse restituita particolarmente sporca; diciamo cortesemente di non giocarci su perché la macchina va lavata come è logico che sia dopo 10 giorni di utilizzo ma non è in condizioni particolari da richiedere un trattamento extra. A questo punto si può andare negli Emirati Arabi Uniti, per la precisione ad Abu Dhabi

MCT – AUH 19:00 – 20:15

Volo per Muscat

Voliamo con la Salam Air, una compagnia low cost nel giro di Oman Air, senza problemi ma con qualche ritardo al momento dell’atterraggio. Sembra filare tutto liscio quando al controllo passaporti mi bloccano e vengo consegnato ad un militare per essere accompagnato in una sala d’attesa insieme ad alcune massicce signore arabe. Il passaporto è stato preso in consegna e si trova in un ufficio per ulteriori controlli. Il tempo trascorre alla velocità con la quale si sposta un macigno e dopo una decina di minuti inizio a chiedermi cosa posso aver combinato di male per essere preso in ostaggio. È vero, c’è il visto dell’Iran, ma questo non dovrebbe recare problemi. Della mia visita di lavoro in Israele di due settimane fa non vi è traccia sul passaporto, pertanto decido di tranquillizzarmi perché non avendo fatto nulla non possono farmi niente. E’ solo una seccante perdita di tempo che si risolve in un quarto d’ora quando ricevo il documento dovutamente timbrato con l’invito ad uscire. Non mi faccio fare complimenti ed in breve si va a recuperare l’auto – una bella Yaris – alla Hertz. Da qui si arriva in hotel quando sono ormai le 22:30. Rapido check in e subito al ristorante, che chiude di lì a mezz’ora. Anche durante cena non possiamo indugiare perché è bene rifare il visto per il nuovo ingresso in Oman e la lounge chiude alle 23:30.
Prima di partire avevamo infatti ottenuto il visto online (contro pagamento di 5 OMR) per un ingresso, dal momento che quello valido un anno ne costa 50. Chiedendo all’efficiente contatto sul sito ci era stato risposto che conveniva farne un altro prima del rientro dagli Emirati piuttosto che spendere tutti sti soldi; l’unico rischio è che al rientro l’ottenimento del visto in aeroporto costasse parecchio tempo in coda. E non potevamo farlo in anticipo perché occorre prima uscire dal Paese per richiedere un nuovo visto, cosa anche comprensibile. A questo punto abbiamo chiuso il primo capitolo del nostro viaggio omanita e possiamo aprirne un altro. Ci siamo opportunamente portati una chiavetta con su foto e copia del passaporto e siamo pertanto in grado d’impostare l’application. Abbiamo, è vero, dimenticato la password ma ce ne facciamo mandare una nuova e l’accesso è presto fatto. Un paio d’ore dopo ci arriva l’email con l’allegato che ci consente di rientrare nel Sultanato, cosa non indifferente visto che il volo per l’Italia riparte da Muscat. Il giorno dopo ce lo faremo stampare in reception e possiamo stare tranquilli per i prossimi giorni.
Ora è finalmente il momento di andare a dormire dopo che l’ascensore ci ha portato al 24° piano con ottima vista sulla skyline della capitale deli Emirates. Non serve per conciliare il sonno, quello c’era già da un pezzo.

Pernottamento
Abu Dhabi – Grand Millennium Al Wahda Abu Dhabi

IT

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