Giorno 7

Abu Dhabi

Ricchezza e opulenza degli Emirati

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Abu Dhabi

Il volto urbano di Abu Dhabi

Ovviamente quando si visitano due Paesi simili per storia ma diversi per impostazione presente e futura, i paragoni vengono subito alla mente e diventa quasi un gioco mettere in risalto similitudini e differenze tra due popolazioni che provengono dalla stessa cultura beduina ma che hanno voluto prendere strade diversa all’epoca in cui il petrolio ha portato loro immense ricchezze.
Occorre intanto stare attenti a non considerare gli Emirati solamente come una sorta di Las Vegas in forma mediorientale, dove tutto è lecito e l’imperativo sia solo fare business e divertirsi. Non bisogna dimenticare che ci troviamo in un Paese islamico ed in quanto tale in nessun modo la vita civile può correre separata o anche solo parallela a quella religiosa. Qui la regola dantesca dei due soli non esiste, la commistione fra il credo religioso e la vita quotidiana sono inscindibili e le regole ne portano le conseguenze. Esistono norme inderogabili anche per gli stranieri, ad esempio avere un incidente con un minimo di alcool nel sangue porta immediatamente a pene severe, offendere qualcuno piuttosto che creare molestie alle donne viene punito con la prigione a prescindere dalla nazionalità. E ci viene assicurato che le carceri non vanno di pari passo con il lusso di certi alberghi, pertanto va bene divertirsi ma nei limiti del lecito consentito dalla cultura e tradizione islamiche.
L’abbigliamento fra Oman e UAE evidenzia subito le differenze a livello sociale, non tanto perché le donne locali siano vestite diversamente (gli uomini raramente vestono il dishdasha) quanto perché gli abitanti indigeni non superano il 18% della popolazione, pertanto la stragrande maggioranza della risulta essere è di origine straniera, soprattutto asiatica. Non viene richiesto loro di rispettare le regole locali e pertanto si vedono donne che indossano vestiti tipici dei luoghi di provenienza, mentre le giovani seguono piuttosto le mode occidentali.
Sempre in tema di religione, si vedono decisamente meno moschee rispetto all’Oman, segno di una società moderatamente secolarizzata, anche se il canto del muezzin via altoparlante lo udiremo la sera della ripartenza mentre facciamo i controlli all’aeroporto di Dubai.

Gli Emirati Arabi Uniti rappresentano l’unione fra sette emirati che, con il sostegno della Gran Bretagna, all’inizio degli anni settanta si sono appunto uniti ed hanno creato uno Stato. Sono Abu Dhabi (la capitale, il cui Emiro è il figlio dello Sceicco Zayed, nume tutelare ed unificatore degli Emirati, che esprime anche il Capo dello Stato), Dubai (il cui Emiro funge da Premier dell’Unione), Shariah, Ajman, Umm Al Quain, (UAQ), Ras Al Kaimah (RAK) e Fujairah, sulla costa orientale vicino al confine omanita. Condividono la stessa moneta, politica estera e militare, ma restano molto differenti quanto a livello di opulenza e ricchezza. I primi vantano parecchi primati in termini di ricchezza e lusso smodato, Shariah e Ajman sembrano ottime periferie dei primi con possenti grattaceli, centri commerciali e hotel di lusso, mentre negli ultimi tre si può ancora vedere chiaramente come doveva essere la vita semplice quando il petrolio non era ancora stato scoperto.
Le due grandi città hanno ovviamente poca storia da mostrare e sono una sfida di vetro e cemento, palazzi e grattaceli dalle forme e colori più avveniristici o stravaganti, nel tentativo di superarsi a colpi di record.
Riesce difficile capire come e a cosa possano servire così tanti immobili e locali, quasi che ogni azienda del mondo debba avere un ufficio in loco.

Skyline moderno di grattacieli in stile mediorientale sotto un cielo luminoso.

Arrivo a Abu Dhabi

L’hotel è di quelli che offrono tutta una serie di comfort, ma noi siamo qui per girare piuttosto che concederci agli agi proposti ad un turismo di stampo nettamente internazionale, dove probabilmente sono rappresentati tutti e cinque i continenti e le razza umane. Una buona colazione servirà per ricaricare le energie ed andare alla scoperta di Abu Dhabi. Abbiamo un piano dettagliato dei punti da visitare così ci spostiamo subito di qualche km verso nord per andare a vedere la parte centrale incominciando dal quartiere di Al Markaziyah, ovvero il cuore del CBD:
Burj Mohammed bin Rashid: sono due grattacieli con la sommità inclinata sulla diagonale
Etisalat Head Office: altro palazzo dalle forme particolari, con la classica, enorme pallina da golf sulla cima. Sede della compagnia telefonica degli Emirati
Qasr Al Hosn: forse l’unico pezzo di storia della città, un forte eretto all’inizio del secolo scorso a difesa di un pozzo di acqua dolce. Sarà curioso vedere una foto d’epoca (ovvero gli anni settanta!) all’Heritage Village in cui si vede solo il forte, a protezione di un pozzo d’acqua dolce ed alcune capanne di fango in mezzo ad una distesa sabbiosa. Adesso sta quasi a simboleggiare il centro urbano e le casupole sono state sostituite da grattaceli. Sembra incredibile che si tratti del medesimo luogo.
Ci spostiamo nella zona detta Breakwater:
Emirates Palace: hotel a 5 stelle, nel quale è consentito entrare per ammirare la ricchezza che ne decora le sale. Non ci sono ancora molti avventori e la vista del pian terreno basta per renderci conto della ricchezza che gira all’interno, solo fra arredi, quadri, lampadari e decorazioni.
A.D. Heritage Village: un museo all’aperto dove scoprire la cultura beduina e la storia di Abu Dhabi, con una bella vista della skyline dalla spiaggetta sulla città, tenda beduina e dromedario con cui farsi fotografare sulla sabbia rossa.
UAE Flagpole: la seconda bandiera più alta del mondo
Percorriamo la corniche, lungo la quale si stagliano altri grattaceli dalle architetture audaci, alcuni in fase di completamento.
Una rapida comparsa al quartiere Al Zahiyah e l’isola di Al Maryah con il Global Market Square, soprattutto sede di centri commerciali.
Superiamo un braccio di mare che penetra nella terraferma per raggiungere il Cultural District sull’isola di Saadiyar, dove hanno sede il Louvre A.D., aperto di recente
Manarat Al Saadiyat, un centro culturale parecchio frequentato
UAE Pavilion, bella costruzione a somiglianza di dune di sabbia, per ricordare il retaggio storico, geografico e culturale degli Emirati
Ci spostiamo ad Al Mina, zona portuale con uno stupendo mercato ortofrutticolo, anche se frutta e verdura sono d’importazione e non ci sono grandi novità in tema di varietà merceologica. Non distante si trova il mercato del pesce, ancora una volta splendido e da mettere l’acquolina in bocca. Tutto perfettamente ordinato nei banchi che espongono pesci di ogni genere. In una zona delimitata attendono uomini in tuta rossa, sembrano giocatori che stanno per entrare in campo. Scopriremo trattarsi di “tagliatori e pulitori di pesce”: una volta acquistato al banco, gli acquirenti forniscono loro la preda in modo che la puliscano e la trattino a seconda della varietà. Cosa che fanno con maestria e rapidità esemplari; è anche evidente come i grembiuli siano interamente rivestiti di squame, sangue e quant’altro viene schizzato durante il taglio. Immaginiamo che le pulizie una volta chiuso il mercato debbano essere particolarmente accurate in quanto si sente solo profumo di pesce fresco. Per chi vuole completare il ciclo, sul bordo interno del mercato stesso si trovano friggitorie che preparano il prodotto pronto per essere mangiato. Una catena che va dal pescato fresco alla bocca del cliente in pochi minuti. Un vero spettacolo! A distanza di poche centinaia di metri si trova il porto dei dhow, ancora più caratteristici con lo sfondo dei grattacieli. Il mare rivela sfumature caraibiche.
Probabilmente a causa della crisi finanziaria che una decina d’anni fa ha colpito un po’ tutto il mondo, ed in particolare le economie più esposte in quanto legate al settore degli investimenti, non è raro imbattersi in costruzioni fatiscenti, lasciate alla furia del vento, veri mostri ecologici che non verranno né terminati, né abbattuti.
Ci spostiamo verso sud, uscendo dal quello che potremmo chiamare il centro, per un paio di foto al Capital Gate, ancora un grattacielo ma questa volta costruito con la caratteristica di essere quello con la maggiore inclinazione al mondo, roba da far impallidire la Torre di Pisa. Ammirata questa ennesima stranezza del profano andiamo ad affrontare quella che sarà l’unica visita al sacro (ma ne vale veramente la pena), la Sheikh Zayed Grand Mosque. L’ingresso è libero per tutti, anche ai non musulmani, ma per accedervi occorre stare attenti a come arrivarci e seguire una non indifferente trafila di controlli. Con l’auto seguiamo le varie indicazioni dei parcheggi per giungere ad un sotterraneo che adduce ad un’area commerciale. Troviamo negozi di ogni genere, da domandarci se per caso non abbiamo sbagliato qualcosa. Usciamo fuori per vedere la moschea dall’esterno e rientriamo a cercare l’ingresso. Una volta percorso un lungo tunnel sotterraneo arriviamo nella zona in cui viene rilasciato un foglietto con QR code (che sarà controllato in almeno un paio di accessi) e vengono effettuati i primi controlli agli abiti: occorre avere spalle e ginocchia coperte, mentre le donne devono indossare il velo in testa e vestiti che non consentano la visione delle sinuosità corporee. A seguire si passa al controllo del metal detector come in aeroporto, ancora una scala mobile e finalmente ci troviamo di fronte alla maestosità dell’edificio, un bianco incandescente sotto la luminosità del cielo azzurro. Siamo tutti incolonnati lungo un percorso guidato, ma c’è silenzio e si può osservare molto bene. Dapprima il cortile con pavimenti e colonne in marmo (si parla di più di 100.000 tonnellate utilizzate), tutto ornato con fini decorazioni floreali, quindi si procede verso l’interno dove spicca l’immenso tappeto, il più grande al mondo (che con oltre 2 miliardi di nodi ha sopravanzato quello della Grand Mosque di Muscat), e gli splendidi lampadari di Swarowski. Da restare impressionati di fronte a tanta sontuosità in stile contemporaneo. A vederne la ricchezza si direbbe che lo Sceicco Zayed, fondatore degli Emirati ed epigono dello sviluppo grazie agli introiti dell’industria petrolifera, abbia voluto ringraziare il Supremo e dedicargli parte della ricchezza concessagli. L’ambizione di primeggiare e l’orgoglio avranno fatto sicuramente il resto, ma rimane un’opera d’arte che esprime sicuramente un forte senso della potenza, tanto di carattere divino quanto terreno. La visita è organizzata in modo da suggerire anfratti dai quali vengono consigliati i migliori scatti fotografici. Mai è necessario rimuovere le calzature. Interessante trovarsi di fronte alle colonne al cui interno fuoriesce aria condizionata con impianto del tutto invisibile. Tale sistema lo rivedremo anche alla Grand Mosque di Muscat.

Vista esterna del Grande Moschea di Abu Dhabi con archi bianchi e dorati riflessi nell'acqua.

Superiamo lo Sheikh Zayed Bridge, moderno e plastico confine che ci porta fuori dall’isola sui cui sorge Abu Dhabi, per vedere l’ultima stravaganza, l’Aldar HQ, ovvero The Coin, il palazzo a forma di moneta. Che da queste parti i soldi rappresentino l’eccellenza lo si sapeva ben prima di arrivarci e che il petrolio abbia ampiamente contribuito a rifornirne, era anche cosa arcinota; ma dover dedicare una costruzione quale monumento e monito al denaro deve aver richiesto una certa fatica agli architetti che l’hanno progettato. Non c’è dubbio che saranno stati ben ripagati anche loro! Intorno stanno crescendo cantieri destinati ad ospitare nuovi spazi, a cosa serviranno è ancora incerto. Una nuova crisi potrebbe farli diventare spettri abitati dal nulla, un periodo di crescita li battezzerebbe quali nuove galline dalle uova d’oro. Prima di lasciare Abu Dhabi passiamo sull’isola di Yas per vedere rapidamente dall’esterno il Ferrari World, inaugurato alcuni anni fa e destinato ad un pubblico in cerca di forti emozioni artificiali.
Alla fine l’impressione di Abu Dhabi sarà positiva anche in merito alle persone incontrate. A prima vista sembra una multiculturalità che funziona, anche se appare subito evidente chi comanda e chi esegue. C’è tuttavia un senso di ordine e rispetto reciproco nei ruoli che si occupano, relativamente al gradino sociale in cui ci si trova. Per contro sarà impossibile far osservare i dettami dell’Islam come visto a Muscat, probabilmente non esiste nemmeno l’interesse.
È ora di lasciare l’acciaio unito al vetro di Abu Dhabi per andare a vedere il vetro unito all’acciaio di Dubai. Ma almeno per i 120 km che li separano riusciamo a scorgere qualche landa desertica. Il deserto naturale si sviluppa per linee orizzontali, mentre quello urbano preferisce quelle verticali. Silenzioso il primo, rumoroso il secondo; riflessivo il primo, caotico il secondo; e si potrebbe continuare all’infinito a creare dicotomie che uniscono o piuttosto dividono questi due spazi vuoti. Ma occorre stare attenti per strada, siamo alla vigilia del weekend ed il traffico è da alta tensione. Tutte le quattro o cinque corsie sono piene di mezzi che corrono nella stessa direzione, cambiare di corsia richiede riflessi pronti ed occhi che guardano ovunque. Alla fine arrivare nella metropoli sarà una sorta di sollievo e l’hotel nella parte meridionale ci risparmia per il momento il traffico urbano. Check in e via a vivere la notte in questa città che non dorme mai. Un’arteria taglia in due la città e corre da nord a sud, si chiama Sheikh Zayed Road e conta un numero di corsie che provando a contarle si rischia di creare un’incidente. Ci sembra non siano meno di sei per carreggiata, un’enorme striscia di asfalto il cui limite è di 100 km/h (e siamo in una zona urbana) malamente rispettati. Sembra di essere nel regno dell’indifferenza: vite che corrono, o scorrono parallele, indifferenti l’una dell’altra se non nel momento del business. Unico comune denominatore di questa società in cui i cosiddetti veri arabi sono una sparuta minoranza, contro una massiccia presenza asiatica per i lavori di bassa manovalanza oppure di manager provenienti dai Paesi del primo mondo. Nonostante la freddezza delle costruzioni e dell’evidente senso di opportunità che lega gli abitanti, se ne ricava un’impressione non del tutto negativa. È pulita, non sembra il classico attracco di disperati poveri o ricchi che essi siano, vige un rispetto reciproco che sa molto di orientale e ben poco di occidentale. Alla fine resteremo impressionati dove in mezzo a tanta indifferenza ufficiale, l’uomo della strada sia sempre gentile e disponibile ad aiutare, prodigandosi nel dare informazioni o ricercarle qualora non fosse in grado di provvedere egli stesso. Forse una società artificiale come questa ha le sue regole non scritte che vengono rispettate meglio di laddove esistono pergamene piene di codici. Dal punto di vista dei colori ce la immaginavamo un po’ come una Las Vegas in versione araba, invece i neon o i più moderni led cedono il passo a sobrie luci bianche che illuminano il grigio dei palazzi, così da farli sembrare un vestito classico, quasi un tight. Il traffico è intenso, come da noi il sabato sera, così che un giro in centro (zona Burj al Khalifa) si traduce in un’accurata osservazione a testa in su dalla macchina. L’ora di cena ci vede raggiungere un ristorante turco di Jumeirah, dove gustiamo un mix di carne. La serata continua o meglio, finisce, andando a vedere da vicino alcune costruzioni finora solo viste in tv, su tutte il Burj al Arab, la vela, l’hotel a sette stelle da mille e più euro per notte e che, nonostante il prezzo, dicono se registrasse il tutto esaurito per 50 anni non riuscirebbe a coprire l’investimento necessario per la propria costruzione. Del resto, si sa, i rubinetti d’oro hanno il loro prezzo. Quasi sulla cima spicca la piattaforma che funge da atterraggio per gli elicotteri ed ha ospitato una mitica partita di tennis vicino al cielo. Lo vediamo illuminato di colori cangianti, che sembrano renderlo diverso a seconda dei momenti.
La stanchezza si è impadronita di noi, il caldo urbano sui 30° ha richiesto il suo tributo in termini di energie, ma dobbiamo ancora andare a fare due compere nel mall integrato all’hotel. Un tunnel coperto ci collega e in un niente ci troviamo nel regno dell’acquisto.

Pernottamento
Dubai – Premier Inn Dubai Ibn Battuta Mall

IT

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