Giorno 4

Volcan Santa Ana

Quando i vulcani contengono l’acqua anzichè il fuoco

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Volcan Santa Ana

Escursione al Volcán Santa Ana

Altro bus di linea — destinazione oggi il Cerro Verde col 248 — altra fermata in partenza e altra destinazione: il Volcán Santa Ana, o Ilamatepec in lingua locale, nel Parque Nacional Los Volcanes. Colazione alle 7:00, pronti in attesa alle 7:30, arrivo del bus alle 8:00, già abbastanza affollato di gente locale che sale e scende un po’ ovunque, mentre uno sparuto gruppo di visi pallidi — di cui facciamo parte — si dirige verso il capolinea, da dove inizieremo l’escursione alla bocca del cratere. Oltre alla gente presente sul bus, è interessante osservare il verde paesaggio circostante; quando la strada inizia a inerpicarsi sulla cresta meridionale della caldera che circonda il lago Coatepeque, il paesaggio diventa letteralmente spettacolare. La vista spazia su entrambi i versanti, ma è quello destro dove, innalzandosi, si gode della splendida vista sul lago e sulle montagne che lo contornano. Quando la salita si fa più impegnativa con una serie di tornanti, il vecchio mezzo che ha già chiuso una carriera nel Nordamerica ruggisce come un leone ferito emanando nuvole di fumo, ma tiene il passo lentamente senza mollare. In un’ora e mezza siamo a destinazione; occorre prendere una guida che accompagna tutto il gruppo giunto in bus e pagare il biglietto d’ingresso nel parco. Iniziamo così una bella camminata che richiama in sintesi quella del Kilimanjaro: prima la lussureggiante foresta pluviale, quindi la brughiera dove spuntano agavi e sparuti alberi fioriti, infine la zona arida che porta alla vetta a 2.381 metri — pari a 500 metri di dislivello — dove il vento soffia da non reggerci in piedi; a rimetterci sarà la mia bandana, letteralmente disarcionata dalla testa.

Ilamatepec: il vulcano più alto di El Salvador
Il Volcán Santa Ana, noto in lingua Nahuatl come Ilamatepec — che significa pressappoco “montagna della dea anziana” — è il vulcano più alto di El Salvador con i suoi 2.381 metri. È ancora attivo: l’ultima eruzione significativa risale al 2005, quando esplose senza preavviso lanciando rocce e cenere su un raggio di diversi chilometri. Oggi è possibile visitarlo con una guida obbligatoria, una precauzione che non è solo turistica: il sistema di monitoraggio sismico è attivo h24 e in caso di allerta il parco viene chiuso nel giro di poche ore.

Occorre inclinarsi in avanti per restare in piedi, ma la vista di quanto ci appare davanti esalta l’animo a resistere. Al fondo del cratere si trova un lago dal colore cristallino illuminato dal sole, a cui le foto viste in precedenza non rendono giustizia. Attenti a non cadere nel vuoto per lo scarso equilibrio indotto dalle raffiche, cerchiamo di fotografare e ammirare quanto si staglia di fronte a noi. Non facciamo difficoltà a capire perché i cartelli esplicativi si trovino qualche decina di metri sotto la sommità, sul bordo del cratere. In prossimità, al riparo dal vento, si trovano alcune guardie armate; ci è stato detto che fino a qualche tempo fa veniva richiesto un dollaro a persona perché il gruppo fosse scortato da personale armato a difesa contro eventuali malintenzionati. Anche se non ci troviamo ancora in uno stato di piena normalità, è inequivocabile il passo avanti che si è registrato rispetto al livello di rischio che doveva esserci in passato. Il terreno prettamente vulcanico presenta ciottoli rotondi sui quali è facile scivolare. Proprio di fronte e poco più in basso si trova l’Izalco; entrambi i vulcani sono attivi, ma quest’ultimo ha eruttato per gran parte del secolo scorso e si trova pericolosamente vicino ad alcuni villaggi, che da un lato approfittano del terreno reso fertile da antiche eruzioni, nel contempo rischiando di esserne vittime in virtù della sua intensa attività. A breve distanza si vede l’oceano Pacifico, che influenza meteo e vegetazione. Rientriamo attraversando tutte le zone climatiche percorse in salita, arrivando giusti per prendere il bus di linea in partenza alle 13:30 e lasciandoci a malapena il tempo per mangiare due cracker. In un paio d’ore la strada che si snoda sulla cresta del Coatepeque ci riporta a Santa Ana, dopo un tragitto che consente di vedere lo spaccato della società rurale salvadoregna. La tinta cobalto del lago si fonde con il verde scuro della foresta che lo circonda come gli spalti di un enorme stadio, rivelando così la sua origine vulcanica, mentre l’aria risulta particolarmente pulita in virtù delle correnti oceaniche. Contorno di un andirivieni animato nella domenica ricca di mercati, gente che s’incontra per trascorrere del tempo insieme e alcuni che ne approfittano per una scampagnata. Anche in città, durante la successiva passeggiata in centro, ha luogo un concerto nella piazza centrale: i locali sono pieni, venditori di strada cercano di avvicinare nuovi clienti in un armonico caos colorato. Ceniamo nuovamente nella stessa pupuseria di ieri, la Ceiba — ovvero l’albero nazionale del Guatemala e forse dell’intera regione centroamericana. Si rientra presto: tanto per cambiare, domani si parte di buon’ora e la sveglia è prevista per le 4:00 con direzione Copán, Honduras.

Il lago Coatepeque: una caldera piena d'acqua
Il lago Coatepeque occupa una caldera vulcanica formatasi migliaia di anni fa in seguito al collasso di uno o più vulcani. È uno dei laghi crateri più belli dell’America Centrale: circolare, profondo fino a 120 metri e di un blu intenso che cambia tonalità a seconda della luce. Le sue sponde, difficilmente raggiungibili dalla strada, sono costellate di residenze private e qualche piccolo resort. Dal bordo della caldera, in salita verso il Volcán Santa Ana, la vista sul lago è uno di quei panorami che si ricordano a lungo.
L'Izalco: il faro del Pacifico
L’Izalco è uno dei vulcani più giovani delle Americhe — è apparso intorno al 1770 come una piccola fenditura nel terreno e ha eruttato quasi ininterrottamente per circa due secoli. I marinai spagnoli lo soprannominarono “Faro del Pacifico” perché la sua attività notturna era visibile dall’oceano e serviva loro da punto di riferimento. L’ultima eruzione rilevante risale al 1966. La sua vicinanza ai villaggi agricoli della zona è un promemoria concreto di quanto la fertilità dei suoli vulcanici abbia un prezzo.
Pernottamento
Hostal Casa Blanca Tu Casa – Santa Ana

IT

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