Giorno 9
Rio Dulce
Laguna e mangrovie, villaggio garifuna e lo sbocco sui Caraibi
Da Flores a Rio Dulce in lancia
Colazione come ieri, ma purtroppo al nostro risveglio mattutino non ha fatto da contraltare quello di una tenera coppietta rimasta addormentata, la quale ha ritardato di mezz’ora la partenza originariamente prevista alle 6:00. A dimostrazione dell’attenzione di autisti e organizzatori nel non lasciare indietro nessuno, lo shuttle bus verso Rio Dulce è partito solo quando tutti i prenotati erano a bordo. Il primo tratto pianeggiante scorre velocemente; quando arrivano le colline, dove il paesaggio è più gradevole con palme che punteggiano prati ondulati, i mezzi pesanti — soprattutto carichi di grossi tronchi — iniziano a creare problemi di sorpasso e i tempi si allungano. A un certo punto la strada arriva a un bivio posto a poche centinaia di metri dal confine col Belize, in un’area ad intenso traffico camionistico e di ogni genere. Un’altra mezz’ora se ne andrà in code per sensi alternati dovuti ad asfaltature, e altrettanto per la sosta in un’area di servizio per dar modo a tutti di fare colazione. La nostra apprensione era legata al fatto che avevamo prenotato una lancia privata — quelle collettive ci sono solo al mattino — per l’esplorazione della zona lacustre da Rio Dulce a Livingston, e alle previsioni che davano pioggia nel pomeriggio (poi non avveratesi). Anziché alle 10:00 siamo sul posto verso le 11:30; nel frattempo abbiamo contattato l’agenzia che gestisce le lance, con uno sportello nel bar di fronte al quale ferma lo shuttle, quindi nessun tempo morto. Risaliamo per un tratto il lago di Izábal per vedere dall’esterno il Castillo de San Felipe de Lara, quindi attraversiamo il Golfete per inserirci in quello che si può considerare un largo fiume fino alla sua foce nel Mar dei Caraibi. Le sponde e alcune isolette sono ricche di foreste a mangrovie con i tipici rami che si staccano dal tronco per immergersi e diventare radici, dove stazionano cormorani e altri uccelli, nonché alcuni abitanti su palafitte sospese tra giungla e lago. Ci viene raccontato di come il lago sia poco profondo — al massimo una trentina di metri — e d’acqua dolce, ma venga invaso dall’acqua salata marina nella stagione delle piogge, provocando la moria di alcune specie di pesci che prima affondano e poi riemergono, non essendo più commestibili. Questo accade nonostante la zona sia protetta dagli uragani e dai tornado che funestano da sempre l’area caraibica e il sud-est degli USA. Altri tipi di pesci hanno invece saputo adattarsi all’aumentata salinità e sopravvivono. La nostra lancia scivola delicatamente sull’acqua calma, in molti punti ricoperta di splendidi fiori appartenenti alla famiglia delle ninfee, nel magico momento della fioritura. Siamo circondati da un’esplosione di fiori bianchi, rosa e gialli che contrastano il verde smeraldo dell’acqua sotto i raggi del sole. Nonostante l’ambiente lacustre, l’acqua potabile deve essere reperita da una fonte che scende da una parete rocciosa, opportunamente convogliata tramite tubi utili per riempire le taniche; Livingston dispone di fonti proprie, ma non dev’essere facile fare rifornimento ogni volta con le lance a motore. Il lago-fiume leggermente increspato, le mangrovie sulle rive e la sensazione di essere fuori dal mondo rendono il momento un’immagine difficile da dimenticare. Con i capelli scompigliati dal vento, la lancia viaggia veloce e leggera sull’acqua; in poco più di un’ora di navigazione arriviamo a Livingston, un paese che non assomiglia a nessun altro.

Livingston: un angolo d’Africa sul Caribe guatemalteco
Siamo ancora in Guatemala ma non si capisce esattamente dove ci troviamo: una striscia di terra affacciata sull’Atlantico — o Mar Caraibico se si preferisce — stretta fra Belize e Honduras, senza altre città degne di questo nome nei dintorni, senza collegamenti col resto del Paese se non via traghetto più strada (sei ore per andare a Rio Dulce passando per il Belize, quando basta un’ora con la lancia) e con il mare che entra come una larga lama nell’entroterra per un centinaio di chilometri, dando vita a due grandi laghi. Dalla posizione, Livingston sembrerebbe più adatta a una colonia penale che a un insediamento turistico. I visitatori vengono attratti più dalla particolarità del luogo e della sua gente che da bellezze naturali imperdibili. Le culture dominanti non sono quelle tradizionalmente ispaniche o maya riscontrabili nel resto del Paese, ma prevalentemente afrocaraibica o garifuna, derivata dalle migrazioni di ex schiavi provenienti dalle grandi isole vicine. Per certi versi sembra quasi di essere in Africa, con banchetti di artigianato in legno e comedores dove si può assaggiare la cucina etnica locale. In realtà il posto non infonde una grande fiducia: sporcizia e una parvenza di losco ci inducono a essere prudenti sotto il sole cocente e umido. Attraversiamo il villaggio percorrendo la strada principale per raggiungere il mare sull’altro versante del basso promontorio; curiosiamo fra le pozioni medicamentose, gli oli e le spezie di vario genere, cercando spunti fotografici come un centro di essiccazione dei pesci successivamente insaccati, probabilmente per alimentazione animale. Anche qui non mancano i centri di reclutamento dei partiti, in concorrenza fra loro nella ricerca di adepti in vista della campagna elettorale che porterà alle elezioni di fine anno. Un altro segnale non necessariamente positivo è dato dalle molte persone sedute dietro un banchetto della lotteria in attesa di clienti, così come in ogni bar c’è almeno una slot machine. Bella quanto folkloristica la scena di alcune donne in carne intente a giocare a carte in prossimità di un incrocio. Fa caldo — siamo oltre i 30 gradi con il 96% di umidità. Vediamo alcuni turisti che identifichiamo come americani; quando se ne vanno non restano che alcuni giovani alternativi. Pranzo con un gelato e poco prima delle 16:00 — limite massimo per non rientrare col buio — siamo nuovamente al porticciolo, dove osserviamo il viavai: la polizia controlla i movimenti con occhio poco attento. Siamo a un crocevia assai strategico per traffici non strettamente legali, e non va dimenticato che San Pedro Sula, nel vicino Honduras, si trova a poche decine di chilometri di distanza — e San Pedro è stata per anni la città col più alto tasso di criminalità al mondo. Nel cielo ancora terso alcune nuvole tendono a un grigio intenso, ma nella sostanza il meteo resta stabile, regalandoci un ritorno da sogno. Alla fine constatiamo come Livingston si trovi in un angolo bellissimo dal punto di vista naturale, su un mare che sarebbe da cartolina — ma l’impressione generale non è delle migliori. Poco prima di Rio Dulce ci fermiamo nell’hotel gestito da uno svizzero e nascosto all’interno di un’insenatura del fiume, in un angolo di foresta simile a un giardino botanico. Interamente costruito in tronchi di legno, l’edificio principale è collegato ai bungalow tramite passerelle; considerando che il piccolo complesso è raggiungibile unicamente via acqua, ci troviamo in uno stato di tranquillità pressoché assoluta. L’umidità è una presenza costante, ma la birra Moza — una scura locale — va giù benissimo, così come scende bene anche la mojarra, pesce tipico del lago cotto sulla plancha. Non resta che andare a dormire in un contesto necessariamente semplice ma con tocchi di classe, in un arredamento che potremmo definire tropical chic. Il letto con zanzariera dovrebbe essere una garanzia contro gli insetti indesiderati.
IT
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