Giorno 6
Parco Ordesa
Storia ben conservata a Ainsa, Benasque con l’occhio sul Pico de Aneto e orgoglio occitano in Val d’Aran.
Valle de Pineta e cascata del Cinca
Il mattino si apre nuovamente con una bella giornata. Partiamo verso le 7,45, ancora senza colazione, in direzione sud-ovest per Fanlo. Giungiamo in prossimita’ di Laspuna in un’ora e dieci su una strada tortuosa e poco bella. Proseguiamo verso la parte alta della vallata, a Bielsa. Qui la strada migliora notevolmente perche’ sconfina in Francia per raggiungere Arreau, piu’ in giu’ a Tarbes. Ci riforniamo di viveri per il pranzo proprio a Bielsa ed andiamo al Parador de la Pineta, da cui il nome dell’omonimo circo, partendo dal grande parcheggio per andare alla cascata de Cinca in una cinquantina di minuti. Pranzo di ritorno al parcheggio. In occasione del caffe’ al bar veniamo sconsigliati di tagliare subito verso est in direzione di Benasque, in quanto la strada e’ adatta solo a un 4WD.
Torniamo verso sud fino ad Ainsa, che visitiamo, e ne restiamo positivamente impressionati. Una cittadina che potrebbe essere paragonata a qualche borgo appenninico, con un centro restauratissimo e dei dettagli architettonici incantevoli. I negozi sono soprattutto dediti ad un pubblico di turisti, ma risultano molto ben integrati nell’antico delle strette vie urbane.
Ainsa e il gruppo Aneto-Maladeta
Vediamo il Congosto del Ventamillo, un canyon stretto e alto. Giungiamo infine a Benasque, in un contesto piu’ simile a quello delle vallate alpine. Questa zona, quella del gruppo Aneto-Maladeta, non e’ piu’ caratterizzata dai circhi visti nell’Ordesa, ma da massicci che si distendono sui lati. E’ una zona molto frequentata, oltre che per le cure termali, per l’ascensione del Pico de Aneto, che coi suoi 3404 metri e’ la vetta piu’ alta dei Pirenei interamente in territorio spagnolo. In realta’ Benasque ne e’ la base, ma i sentieri partono piu’ in su. Per ragioni panoramiche saliamo per una mezz’ora rapidi su un sentiero a forte pendenza sul lato destro orografico, circa 300 metri di dislivello, sfruttando per quanto possibile la visibilita’, che in alto viene limitata dalle nuvole pomeridiane. Di fronte a noi si trova anche l’ampio vallone che conduce oltre confine all’Hospice de France, vicino a Bagneres-de-Luchon.
Val d’Aran, occitano e sera a Escunhau
Proseguiamo ancora una volta su una strada panoramica in direzione sud-est, di congiungimento fra due valli. Sono zone collinari, verdi, ma non paragonabili a quanto si vede piu’ in alto. In auto risaliamo fino al punto piu’ elevato della valle successiva, dove un tunnel lungo 5 km ci inghiotte e sbuchiamo dall’altro lato in Val d’Aran. Stupisce perche’ orograficamente siamo in Francia, in quanto qui nasce il fiume Garonna che andra’ a sfociare a Bordeaux, ma politicamente siamo in Spagna. Culturalmente, ne’ l’uno ne’ l’altro: siamo in Occitania. Quella di Aran e’ infatti l’unica valle spagnola ad appartenere a questa entita’ culturale.
Raggiungiamo Vielha, che a nostro modo di vedere ha concesso troppo alle lusinghe del turismo e le vie sono piene di villeggianti a passeggio. L’opulenza portata dagli sport invernali le ha tolto la personalita’ di bel paese di montagna. Ci rechiamo nel locale ufficio informazioni per avere la mappa delle possibilita’ di pernottamento e ci avviamo verso lidi piu’ tranquilli, non prima di aver acquistato salumi locali da gente che conosce le nostre valli per averle visitate nell’ambito di scambi culturali fra occitani. In qualche modo ci sentiamo a casa e ben accolti. Un luogo tranquillo lo incontriamo gia’ nel paese successivo. Si chiama Escunhau. Una simpatica pensionata ci accoglie in una casa rural e ci consiglia un ristorante d’hoc, sapientemente antichizzato e ornato con oggettistica artigianale. Il cielo e’ coperto da nubi basse.
Facciamo due chiacchiere con la padrona e scopriamo come alcune parole siano molto simili al nostro patois. Assaggiamo la olla aranesa, un minestrone che contiene anche fette di sanguinaccio, salumi cotti e pezzi di tonno, la longaniza, composta da un salsicciotto ed un sanguinaccio che qui si chiama proprio “builh”, quasi come da noi, e coniglio a la plancha. Al rientro facciamo una lunga chiacchierata con la signora che ci ospita, la quale ci conferma l’enorme quantita’ di neve scesa nell’inverno scorso, mentre l’estate e’ stata asciutta. Scopriamo che anche qui la montagna non rende quando non e’ legata al turismo, ma c’e’ stata meno emigrazione, forse perche’ mancavano gli sbocchi di grandi citta’ nelle vicinanze. Resta il fatto che le case si svuotano solo per ragioni naturali, anche se ad acquistarle sono ormai soprattutto forestieri, dal momento che i locali non possono permettersi gli alti costi degli immobili, saliti notevolmente a causa dell’attrazione turistica. Ci esprime il suo rammarico nel vedere che case un tempo abitate e vivaci adesso mostrano le imposte chiuse per buona parte dell’anno e riaprono solo nei quindici giorni sotto Natale o d’estate. A differenza della Francia, dove la lingua occitana non viene piu’ usata ed anzi i giovani quasi se ne vergognano, in Val d’Aran ne fanno una ragione di orgoglio e distinzione, tale da studiare l’aranes come prima lingua nelle scuole elementari. La seconda e’ il catalano, la terza e’ lo spagnolo, poi si puo’ scegliere una lingua “straniera” fra francese e inglese. Questo viene visto positivamente in quanto offre ai ragazzini la possibilita’ d’imparare e parlare contemporaneamente diverse lingue, aumentandone l’elasticita’ mentale. Durante la dittatura franchista, alle minoranze non solo veniva impedito l’insegnamento a scuola delle lingue locali, catalano, basco e cosi’ via, ma addirittura era vietato parlarle in famiglia. Vista la perifericita’ di questa valle, i locali sono sempre riusciti a comunicare con la lingua del posto senza grossi impedimenti, fermo restando che a scuola l’unica lingua ammessa era lo spagnolo. Da qui l’orgoglio ininterrotto per l’occitano che ha saputo resistere anche alla pressione e alla censura del regime autoritario. Curioso rilevare come sia in catalano che in aranes “la valle” sia maschile.
IT
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