Giorno 4
San Sebastian e Pamplona
San Sebastian e Pamplona: città ricche d’orgoglio. Si comincia coi Pirenei spagnoli al Passo di Roncisvalle.
San Sebastian fra cattedrale e baia
Il riposo viene solo disturbato verso il mattino dalle campane degli armenti al pascolo. Dal momento che la signora non offre il servizio di colazione e che noi intendiamo partire presto, almeno per le abitudini spagnole, andiamo a rifocillarci in un bel bar nel centro di San Sebastian, che si trova ad una ventina di chilometri. Il cielo e’ fin da subito sereno. Visitiamo la cattedrale gotica e la chiesa di Santa Maria del Coro, caratteristica per la sua entrata laterale. Saliamo sul monte Urgull, dal quale si ha una splendida immagine della citta’ bassa e della spiaggia, dopo aver fatto una passeggiata lungo l’Atlantico che infrange i suoi flutti contro la massicciata. Bella anche la Plaza de la Constitucion, con i balconi numerati, dal momento che un tempo in questa piazza si teneva la corrida.
Pamplona e il percorso dell’encierro
Nel primo pomeriggio siamo a Pamplona. Diversamente da quanto ci si attendeva presenta un centro, il casco antiguo, piacevole e caratterizzato da strette viuzze, quasi dei caruggi, con alte case ben allineate per mantenere il piu’ possibile fresco l’ambiente. Li’ si trova l’encierro, il percorso che durante la festa di San Fermin porta i tori ad inseguire gli ardimentosi che si cimentano a farsi inseguire e talvolta abbattere dalla furia degli animali. Il tratto e’ lungo circa 300 metri e prosegue fin verso la Plaza de Toros. Bella anche la Plaza del Castillo, che un tempo fungeva da plaza de toros, il palazzo dell’Ayuntamiento e la cattedrale. Nel centro si vede molta gente e negozi pieni.
Roncisvalle, Irati e sera nella valle di Salazar
Saliamo al passo di Roncisvalle, 1050 metri; si trova poco sotto il colle di Ibanyeta, che da’ verso la Francia. Sono zone montane ma situate assai in basso e le vette intorno sono relativamente poco elevate.
Facciamo un giro nel bosco di Irati, con un lago dal vivo colore blu, ricavato dalla chiusura di una diga, e contornato da belle foreste di faggi e querce. Percorriamo una parte della strada che conduce al periplo del lago, salendo anche per un certo tratto nel tentativo di avere una panoramica piu’ elevata.
Arriviamo a cercare la sistemazione per la notte nella valle di Salazar, nel paesino di Ochagavia, uno splendido quanto orgoglioso villaggio situato nella vicinanza di altri simili. Pernottiamo a Escaroz, due chilometri prima, dove troviamo una stanza presso una casa rural. Si cena all’aperto e alla grande con merluzzo alla plancha e filetto di vitello con patatine, il tutto con un antipasto di riso con pomodori e uovo.
La valle di Salazar alla sera
In generale le case sono ben ristrutturate e spiccano molti vasi di fiori, in particolare gerani. Bei viali acciottolati in un’urbanistica molto curata, il torrente che vi scorre in mezzo viene scavalcato da ponti romanici in pietra e le vie hanno qualcosa in comune con i nostri paesi dell’entroterra ligure.
Si vedono giovani e molti bambini, frutto di un’emigrazione che non c’e’ stata. L’estate porta tutti fuori in un gioioso vociare serale. Sembra che vivano soprattutto di allevamento e dello sfruttamento del legname, oltre al turismo nelle stagioni in cui c’e’.
IT
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