Giorno 7
Aiguestortes e Andora
Miracolo di Natura nel Parco di Aiguestortes, miracolo commerciale ad Andorra, infine Girona.
Aiguestortes e l’estany de Sant Maurici
Anche il mattino e’ costellato da basse nubi. Facciamo colazione e rifornimento di benzina a Vielha, finalmente in una versione tranquilla, senza piu’ auto e schiamazzi. Attraversiamo una serie di piccoli paesi che non sono stati travolti dall’orda speculativa del turismo ed e’ un incanto ammirarne l’ordine e la coerenza con l’ambiente circostante, Escunhau, Arties, Salardu e cosi’ via, alla volta del Port de la Bonaigua passando per Baqueira-Beret, una sorta di Sestriere pirenaica. Qui siamo ormai dentro la nebbia piu’ fitta, ma e’ destinata a durare poco. Appena dopo il colle le nubi si squarciano lasciando via libera ad un cielo che piu’ azzurro non potrebbe essere. E’ con questo benvenuto che entriamo nelle Valls d’Aneu, in terra catalana.
Scendiamo verso Espot per entrare nel Parco nazionale d’Aiguestortes, l’unico parco nazionale esistente in Catalogna. Proseguiamo ancora per 3,5 km fino al parcheggio situato all’ingresso del parco stesso. Prendiamo alcune informazioni a Espot e rileviamo come ci siano parcheggiate una ventina di Land Rover Defender. Sono taxi addetti a portare su i turisti piu’ anziani o semplicemente piu’ pigri. Saliamo, ovviamente a piedi, per andare al lago di Maurici dal colore smeraldino, un invaso chiuso da una diga. Anche se ci sono pozzanghere recenti, il destino del cielo per oggi non e’ un’opinione. Con una bella passerella iniziale accessibile anche alle sedie a rotelle e un buon sentiero a seguire, in tre quarti d’ora siamo al lago. Prendiamo per la cascada de la Ratera e quindi all’omonimo lago in altri tre quarti d’ora su ripido sentiero. Questo lago naturale rispecchia le alte vette circostanti ed ha anch’esso colori indimenticabili.
Da Aiguestortes verso Andorra
Rientro alla base per cercare un luogo adatto al pranzo, che troviamo in un’area delle Valls de la Noguera Pallaresa. E’ questa una valle la cui attivita’ principale e’ rappresentata da rafting e sport collegati; il centro principale e’ Llavorsi. Prendiamo a sinistra e in una cinquantina di chilometri arriviamo a La Seu d’Urgell. E’ curioso rilevare come quasi tutti i tetti delle case dei Pirenei siano in ardesia, talvolta in vere e proprie lose o con scandole a forte spiovenza. Rare volte abbiamo trovato le scandole in legno, mentre molto piu’ rari sono i tetti in lamiera, caratteristica delle coperture delle case francesi nelle Alpi. Le lose in pietra sono pressoche’ assenti per evidente mancanza del materiale adatto. Tanto le case vecchie che quelle nuove sono normalmente costruite in pietra. Anche se sovrapposte al mattone, e’ raro non trovare almeno una fila di pietre sugli spigoli delle case che parta dalla base ed arrivi al tetto.
Andorra la Vella, Pas de la Casa e rientro a Girona
Arriviamo infine ad Andorra, il regno del piu’ bieco consumismo legalizzato dietro il pretesto dell’immunita’ fiscale andorrana. A prescindere dai negozi, la citta’ di La Vella non ha nulla che la faccia sembrare un centro di montagna. La stessa quota e le elevazioni circostanti la rendono un ambiente verde ma privo di un’identita’ rilevante. Alte gru dominano il centro in evidente espansione. Non che fosse nostra intenzione comprarlo, ma se mai avessimo cercato un souvenir di Andorra probabilmente non l’avremmo nemmeno trovato. E’ tutto un susseguirsi di gioiellerie, profumerie, farmacie e negozi di tecnologia, neanche poi a prezzi tanto convenienti. Con difficolta’ riusciamo ad identificare un centro storico tra le vie commerciali. Per rientrare al parcheggio percorriamo una via parallela a quella principale: sporcizia e disordine dominano assolute. Lasciamo La Vella tra il deluso ed il disgustato per salire nello spettacolo di un’ampia valle al Port d’Envalira sui 2000 metri.
Passiamo in Francia e scopriamo che al peggio non c’e’ limite. Non sazi dei crimini architettonici provocati a La Mongie, ecco di fronte lo spettro, vero e proprio, di Pas de la Casa. A parte i condomini piu’ consoni a Manhattan che ad un villaggio pirenaico, spicca un parcheggio che, a definirlo moderno, riabilita e nobilita solo il piu’ triste oscurantismo costruttivo. Non basta che un folle concepisca tale scempio in cui dominano vetro e colori vivaci: e’ necessaria una vera e propria associazione a delinquere per approvarne il progetto e procedere alla costruzione. Chi lo utilizza e’ da ritenersi complice della banda. Resta solo da chiedersi cosa facciano in tali situazioni le associazioni ambientaliste, ma la risposta e’ fin troppo sotto gli occhi.
E’ con queste due tristi note che chiudiamo il cerchio e ci ricongiungiamo al punto dove eravamo passati una settimana prima, al colle di Puymorens. Tanto per non ricalcare le nostre orme passiamo da Mont-Louis, che meriterebbe una visita per il suo castello, e scendiamo nella valle del Tet in un ambiente selvatico, lungo una strada intagliata nella roccia. E sono perfino riusciti a trovare lo spazio per costruire una piccola ferrovia, in cui arditi trenini a cremagliera risalgono la valle. Mentre il sole sta calando giungiamo a Perpignan e di qui prendiamo l’autostrada per Girona. Quando sono ormai passate le 21 ci concediamo una cena degna di questo nome, seppie e calamari a la plancha. Una passeggiata di sabato sera ad ammirare i fasti della cattedrale illuminata e della Esglesia de Sant Feliu. E’ una citta’ che da sola non vale il viaggio, ma vale di certo la pena di una visita, stante anche i diversi ponti che dividono il centro storico dalla parte piu’ commerciale. Poche ore di sonno ci consentiranno di recuperare almeno alcune delle forze dispensate oggi.
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