Giorno 5
Pirenei spagnoli
Ansò e Hecho:valli dove il tempo si è fermato. Monastero S.Juan de la Peña e Parco di Ordesa fra splendide rocce.
Valli navarresi tra Roncal, Anso e Hecho
Poco dopo le 7,30 siamo pronti a partire senza colazione, per evitare una levataccia alla signora che ci ha ospitati. Percorriamo un’ora di strada e ci consoliamo in un bar che finalmente troviamo aperto.
Una nota di cronaca: in questi giorni in Francia hanno trovato una decina di depositi di armi nascosti dall’ETA nei Pirenei. A tale scopo, nella valle di Salazar, in Navarra, abbiamo incontrato diversi posti di blocco della Guardia Civil; uno dei quali poteva essere particolarmente pericoloso per noi. Dopo aver bevuto una bottiglia di Rioja nel ristorante di Escaroz siamo andati in auto a Ochagavia per una passeggiata digestiva. Al ritorno una pattuglia della Guardia, che stava facendo un posto di blocco, fortunatamente non ci ha fermati. Armi a bordo non ne avevamo, ma alcool, quello si’.
Scendiamo nella valle del Roncal, a Isaba, per trasferirci in quella di Anso, Anso, ed infine nella valle de Hecho. In quest’ultimo paesino ci fermiamo per una passeggiata, ammirandone l’ordine e la vera competizione fra i residenti nello sfruttare ogni spazio disponibile per metterci dei vasi. Viuzze lastricate in pietra e case dello stesso materiale, ma nel contempo verdi e fiorite grazie alla vegetazione raccolta nei vasi. Ne ricaviamo un’ottima impressione di tranquillita’, che ci viene confermata quando entriamo nella drogheria del paese. Il tempo sembra essersi fermato: al posto dei consueti minimarket c’e’ una drogheria d’antan con prodotti locali, dove spiccano due barili di vermut di produzione propria, venduto sfuso ai clienti che si presentano con le bottiglie vuote. Acquistiamo del formaggio locale e facciamo due parole col proprietario. Ci racconta come vivano essenzialmente di turismo e allevamento. La stagione inizia nella settimana santa e continua nei week end fino a luglio-agosto, quando i turisti si fermano in permanenza. In inverno nevica molto, pur essendo solo sugli 850 metri, e l’ultima stagione e’ stata particolarmente abbondante. Si ha infatti l’impressione di essere piu’ in un luogo di relax che non di grandi imprese alpinistiche. Le vette intorno sono relativamente basse e possono andare bene per passeggiate utili a stimolare gli inappetenti. Saliamo ancora fino a Siresa, per ritrarre la bella chiesa, ma non indugiamo oltre, anche se probabilmente varrebbe la pena.
San Juan de la Pena e Jaca
Scendiamo decisamente verso sud fino a Puente de la Reina e di qui a Santa Cruz de la Seros, che ci porta al monasterio de San Juan de la Pena, che visitiamo. E’ situato in posizione rocambolesca sotto una roccia, per sfuggire agli attacchi dei Mori, che all’epoca, nel IX secolo, avevano sostanzialmente in mano la Spagna. Poco sopra c’e’ un monastero piu’ recente, comunque risalente al Cinquecento e restaurato nel 2005 con i fondi della Comunita’ Europea. In sostanza e’ stato rovinato dai corridoi coperti che corrono all’esterno delle navate. Palchetti in legno e decorazioni moderne che fanno da cornice al museo non si confanno all’austerita’ del luogo.
Si pranza ad un tavolo situato in prossimita’ del monastero e torniamo nell’ampia valle principale per raggiungere Jaca. Sotto un sole lucente e caldo, facciamo il giro intorno alla Ciudadela pentagonale, che pare essere una delle due sole rimaste in Europa. Alcuni cervi cercano rifugio nell’ombra del fossato in cui sono costretti a vivere: un’attrazione, per quanto discutibile. Facciamo il giro della citta’ in auto e decidiamo di ripartire subito, visto il caldo che e’ ormai sui 30 gradi.
Torla, Broto e primo incontro con Ordesa
Si va a Biescas e di qui a Broto, che e’ l’anticamera della rinomata Torla, a sua volta la porta del Parque Nacional de Ordesa.
Siamo li’ alle 16,45. Prendiamo il bus delle 17 che porta alla Pradera de Ordesa lungo una strada di 7 km e 15 minuti di percorrenza. Una distesa d’erba disseminata di alberi rappresenta il luogo di partenza per le varie escursioni nel parco. Questo e’ uno dei cinque circhi che si trovano nel gruppo del Monte Perdido, 3355 metri. Il tempo e’ limitato, nonostante in Spagna si tenda a tirare tardi, e partiamo di corsa verso la cascata Cola de Caballo, ben sapendo di non poterci arrivare perche’ la danno per tre ore di cammino. Pur arrivando quasi a dimezzare i tempi, raggiungiamo un punto panoramico, per poi tornare indietro. Riusciamo in questo modo ad inserire nell’obiettivo dei nostri occhi e di quelli delle apparecchiature fotografiche alcune cascate e il lungo pianoro con le vette di sfondo. Scendiamo sul lato opposto del torrente e, dopo quasi un’ora di coda, alle 20 riprendiamo il bus per scendere. A Broto troviamo una sistemazione ottima quanto insperata, vista l’ora. Ci sarebbe persino il locale cucina ed un computer con accesso a internet, ma siamo ancora digiuni. Cena nel dehors di un ristorante lungo il viale principale di Broto, con insalata, pulpo a la gallega e paella valenciana. Accettiamo di dividere un tavolo da quattro con una simpatica coppia di giovani di Barcellona, coi quali trascorriamo la serata a chiacchierare. E’ quasi mezzanotte quando ci salutiamo ed il sonno ristoratore ha la meglio su di noi.
IT
Commenti
0 approvati











