Giorno 8
Castlebar, Athlone e Clonmacnoise
Un bel museo di storia rurale, una città moderna ed uno dei migliori siti archeologici
Mattina a Rosscommon County
Colazione alle 8,30 con il blackcurrant, una marmellata di ribes nero. Nella notte piove molto e anche di stravento, inoltre le previsioni meteo per i prossimi giorni non promettono nulla di buono. Abbandoniamo così l’idea di andare nel Donegal, dal momento che le coste sotto la pioggia non presentano la loro parte migliore. Cercheremo di combinare questa regione confinante con il Nord Irlanda in una prossima occasione quando potremo finalmente entrare in questo pezzo di Regno Unito e vedere così l’Ulster geografico per intero. Infatti il termine normalmente utilizzato per definire il Nord britannico riguarda in realtà l’intera parte settentrionale dell’isola. Dettagli terminologici a parte, puntare verso l’estremo nord sarebbe sconveniente, anche perché ci sarebbero soprattutto paesaggi naturali da visitare, che evidentemente risaltano molto di più se illuminati dal sole. Sotto una pioggia fine quanto insistente puntiamo verso Castlebar, dove i simpatici gestori del B&B ci hanno consigliato l’ottimo museo di cultura locale ubicato parte in un moderno edificio e parte in una dimora signorile con bel parco annesso. La struttura raccoglie in sé le pietre miliari della storia irlandese, fra le quali spiccano i movimenti indipendentisti che hanno portato all’emancipazione del Paese esattamente 100 anni fa. Saranno due ore e mezza molto ben spese, a capire la vita delle aree rurali irlandesi nel passato e nel presente: la quotidianità, l’istruzione, la fede, le feste, oltre naturalmente una sezione significativa dedicata alla carestia di metà ‘800. Vita dura, scandita dal susseguirsi delle stagioni, dove sovente le fatiche non bastavano e per non separare l’anima dal corpo (definizione terribile quanto efficace) in tanti finirono costretti ad emigrare in cerca di migliore fortuna. Sotto quest’aspetto viene ben evidenziato cosa si faceva mese per mese, per poterci meglio rendere conto di come non esistessero momenti di pausa fra una fase e l’altra. Molto caratteristica anche la sezione dove vengono letteralmente elencati, con tanto di orario e durata, i lavori giornalieri nelle varie stagioni, divisi tra parte maschile e femminile delle famiglie. È infine interessante conoscere le tecniche con le quali si costruiscono i cottages con i tetti in paglia. Nei pressi di Castlebar, ci raccontavano ieri sera, si trova il teatro di una delle tante battaglie fra irlandesi e inglesi, con l’aggiunta dei francesi in supporto dei padroni di casa per non spostare il confine. All’uscita cerchiamo un supermercato per comprare qualche tipicità gastronomica e consumare un rapido quanto gradevole pranzo; lungo una strada ampia ma sotto la pioggia arriviamo a Strokestown,
Rosscommon County
ROSSCOMMON COUNTY
una delle città maggiormente colpite dalla Grande Carestia dove si trova il museo più rappresentativo sul tema, che purtroppo scopriamo essere chiuso. Il paesaggio si fa sempre più pianeggiante, pur mantenendo le sue ondulazioni, a consentire qualche coltivazione agricola in più. Si riparte alla volta di Athlone,
WESTMEATH COUNTY
WESTMEATH COUNTY
divisa in due dall’imponente Shannon e con il solito altrettanto imponente castello dalle tozze torri arrotondate; facciamo una passeggiata sul lungo fiume percorrendo un sentiero abbastanza malandato, mentre occorre evidenziare la bella chiesa neoclassica.
Offaly County
OFFALY COUNTY
Verso Rosscommon County
Raggiungiamo infine il Clonmacnoise Monastic Site attraversando colline più marcate, costellate comunque da ampie praterie con le immancabili farms. Qui domina soprattutto l’allevamento, più ancora della pastorizia incontrata nelle contee occidentali e lo si evince facilmente dalla frequenza di fattorie, mezzi meccanizzati e concessionarie/centri assistenza per i trattori. Sono le 16,30, ringraziando il cielo (letteralmente) la pioggia ha quasi smesso di scendere e questo ci consente di vedere bene il sito storico, un vecchio centro religioso distrutto dalle guerre, del quale rimangono i muri perimetrali degli edifici in mezzo al verde dei prati; resta un mistero come questi riescano ad ostentare cromaticità smeraldine nonostante il cielo grigio. Sullo sfondo il fiume Shannon scivola svogliato, quasi a significare la lentezza ma al contempo l’ineluttabilità dello scorrere della storia.
A questo punto si tratta di cercare una sistemazione che troviamo in un B&B in aperta campagna, gestito da una simpatica coppia di anziani, di quelli che hanno ospiti per arrotondare la pensione ma soprattutto per mantenersi attivi ed incontrare gente. Chiacchieriamo con loro su diversi temi, sono molto religiosi e lui vanta di aver stretto la mano a Giovanni Paolo II in visita a Clonmacnoise (mostrandoci orgogliosamente la foto). Ci raccontano anche come il mese di luglio sia stato bello e preoccupantemente asciutto, tanto da vedere l’erba ingiallire; esperienza che deve far inorridire gli irlandesi. Un peccato ed occasione persa per noi, ma in quel periodo ci godevamo atipiche giornate di bel tempo nei Paesi Baltici. In molte case vediamo orgogliosamente ostentata la religiosità cattolica, forse il retaggio di quando essere “papali” significava ostracismo ed emarginazione, trasformandosi così in un senso orgoglio ed appartenenza di stampo civile. È ora di cena e ci facciamo consigliare qualche posto nella cittadina di Banagher, la più vicina a solo una decina di km. Purtroppo il ristorante consigliato è pieno e veniamo dirottati su un altro dove mangeremo un ottimo salmone, vivendo un’esperienza curiosa legata alle bevande. Al momento di ordinare la solita Guinness (what else?) la cordiale cameriera ci fa notare che non possono vendere alcolici mentre invece si possono consumare. Cosa che ha dell’assurdo alle nostre latitudini ma non è niente di straordinario nel mondo britannico. Sapendo che possiamo acquistarne nello store vicino mi appresto ad uscire mentre diluvia per reperire l’agognata birra, quando mi si avverte che la birra non è ammesso consumarla nel ristorante. A questo punto passo senza grossi problemi su una bottiglia di Shiraz australiano nel pieno rispetto di regole e cultura. Certo che finire una serata senza gustare la solita bevanda scura mi sembra misero, nel sospetto che l’assuefazione abbia ormai preso il sopravvento. A poche decine di metri dal ristorante si trova un pub che più tipico non potrebbe essere quanto a stile, frequentazione e scarsità d’igiene e illuminazione. Ed è lì che finalmente si compie il rito serale della Guinness (e di un Irish Coffee). Sempre sotto la pioggia rientriamo alla nostra camera per una nottata di riposo, mentre le gocce d’acqua scendendo dal tetto ritmano e conciliano il sonno.
IT
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