Giorno 7

Connemara e Tully Mountain

Coste sabbiose ed escursione su belle montagne in mezzo ai fiordi

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Connemara e Tully Mountain

Arrivo a Tully Mountain

Lasciamo le sponde del Lough Corrib in direzione ovest alla volta del Connemara, zona di torbiere montagnose, cesellata di piccole quanto povere meraviglie. Il meteo è nuvoloso con, la nebbia fitta arriva a lambire il lago, verso il mare si alza ma il cielo terso non è nelle previsioni. Prima tappa a Roundstone, dove non si vede anima viva in giro, a confermare le abitudini poco mattiniere degli irlandesi in vacanza, ed ancor meno degli stranieri. Nonostante siano le 10 vediamo gente far colazione nelle sale degli alberghi. Una concausa potrebbe essere il meteo che, contrariamente alle nostre regioni, sembra essere migliore nel pomeriggio rispetto al mattino; o meno peggiore a voler essere sarcastici. Un porticciolo, gabbie per aragoste in attesa di essere rigettate a mare in cerca di prede e poco altro offre il villaggio, di certo meno di quanto ci aspettavamo e raccontava la guida. La Dogs Bay presso Doonloughhan dev’essere invece un’ottima spiaggia se vista con il dovuto soleggiamento, dal colore biancastro contornato da scogli levigati; arrivano i primi bagnanti dalla costituzione quantomeno robusta, utile difesa per gettarsi nelle fredde acque atlantiche, mentre i bambini trovano facile divertimento giocando nella sabbia; l’acqua dell’oceano qui ha un colore letteralmente tropicale, trasparente e color lapislazzuli. Una bella passeggiata sulla linea del bagnasciuga serve per ritemprare fisico e mente, felicemente stressati da giorni in cui le bellezze da vedere superavano di gran lunga il tempo disponibile. La Sky Road dev’essere bellissima, solo ci fosse il sole ad illuminarla, ed ancor più dev’esserlo la splendida quanto frastaglia la costa che sembra un pizzo creato da madre natura. È vero che non piove ma le nuvole non rendono assolutamente giustizia a quanto ci si para dinnanzi. Sostiamo alcuni minuti confidando nella proverbiale mutevolezza del meteo irlandese, quando un fascio di raggi potrebbe far brillare lo scenario, ma non è giornata. Più che nuvole sono nebbie basse, potrebbero sgombrare con un soffio solo di vento. La splendida Anchor Bay, al centro della quale si trova appunto un’ancora e non occorre essere esperti in toponomastica per capire l’origine del nome, viene eletta quale punto ideale per il pranzo. Il tutto in un ambiente suggestivo a colori vivaci nonostante la mancanza del sole. Facciamo due passi nelle vicinanze, dove sorge una lobster factory ormai abbandonata, ma sono ancora presenti tutte le infrastrutture che ne lasciano intuire i processi industriali.

Omey Island e Kylemore Abbey

Un’esperienza che non avevamo ancora avuto modo di vivere è l’attraversamento a piedi di un braccio di mare che unisce la terraferma (per quanto improprio trattandosi d’Irlanda) con un’isola minore, la Omey Island. Ovviamente il trucco c’è ed è rappresentato dalla marea, che abbassandosi lascia un fondale sabbioso ma duro attraversabile perfino con i mezzi motorizzati. Bisogna però stare attenti a non farsi ingannare e conoscere le fasi di discesa e risalita: quando arriviamo le acque sono “aperte”, andiamo fin quasi al punto di attracco sull’isola e rientriamo per parcheggiare sul “fondale” causa assenza di parcheggio nella zona più in alto, iniziando ad esplorare a piedi questo sito particolare. Rientriamo sapendo che la marea sta risalendo visibilmente ad occhio, recuperiamo la vettura e ci portiamo al sicuro. Il tempo di fare tutte queste operazioni e l’isola è ritornata tale, i due lembi di mare si sono riuniti e per qualche ora non si attraverserà più. Da notare i segnali stradali ad indicare la direzione, che devono assumere una peculiarità tutta loro nel momento in cui l’istmo è sommerso. Andiamo alla Kylemore Abbey, decidiamo di non spendere 15€ richiesti anche solo per fare la passeggiata a piedi che conduce dall’abbazia ai giardini, limitandoci così a scattare qualche foto degli esterni. È incredibile l’organizzazione con la quale vengono allestiti certi siti storici e culturali per renderli attrattivi anche dal punto di vista commerciale e ad ogni genere di pubblico: ovunque si trovano servizi, shop, bar/ristorante, visitor center, in uno stile che abbiamo visto sovente solo in Nordamerica. In effetti la tipologia media del pubblico è costituita da famiglie con numerosa prole e coppie di anziani generalmente con il comune denominatore dell’obesità. Volendo fare un parallelo con la Scozia se ne ricava l’impressione che la stazza degli irlandesi vinca di parecchi punti (o taglie dei pantaloni) e ciò sembra ricondursi ad una peggiore dieta, tanto nella qualità quanto nella frequenza dei pasti.

Panorama montano e costiero irlandese con nuvole basse.

Escursione a Tully Mountain

A questo punto il jolly esce dal mazzo e finisce nelle nostre mani, non resta che giocarcelo: il cielo promette squarci qua e là, percorriamo qualche km a ritroso fermandoci al punto di partenza per la salita alla Tully Mountain, trovato grazie all’aiuto di un simpatico contadino che pascola il suo gregge fra il braccio di mare e la montagna, che ci fornisce di informazioni e raccomandazioni. Non c’è sentiero ma la punta è abbastanza evidente, appena dopo l’anticima ben visibile. Il problema sorge se veniamo investiti dalla nebbia: inseriamo la traccia GPS nello smartwatch ed iniziamo a salire disordinatamente in mezzo alle eriche ed i massi che ogni tanto richiedono di essere aggirati, evitando frequenti ristagni d’acqua in mezzo all’erba. Superiamo agevolmente i 400 mt di dislivello in poco più di mezz’ora e ci si apre dinnanzi uno scenario magico. Su entrambi i lati del promontorio scendono praterie verdi a tuffarsi nel mare. Un mare frastagliato, punteggiato da isole e allevamenti di salmoni. La vista così bella, fugace ed improvvisa ci lascia esterrefatti, soprattutto per la dimensione sfuggevole. In ogni momento lo scenario può tornare a chiudersi e così avverrà poco dopo l’inizio della discesa, fortunatamente solo nella parte alta così da poter raggiungere il punto di partenza senza inconvenienti. Alla base della montagna sorge un piccolo villaggio, ordinato, con seconde case colorate e ben tenute, vicino alle piccole fattorie i cui animali pascolano placidi vicino al mare

Mayo County

MAYO COUNTY

Sera a Tully Mountain

Quando sono ormai le 17,30 si tratta di prendere la via che porta al B&B di stasera, passando per il Doo Lough Pass, di tragica memoria a causa della strage avvenuta durante la disperata fuga alla ricerca di cibo durante la carestia del 1849. A parte una croce in pietra e la targa commemorativa non c’è niente che richiama quei momenti, ma non è difficile immaginare lo strazio di centinaia di persone che rientravano dal viaggio della disperazione reso ancor più disperato per non aver trovato cibo e morivano letteralmente di fame, freddo e stenti, abbandonati lungo la strada dagli altri che a malapena si reggevano in piedi. Ormai questa è storia e non possiamo fare altro che pensare a quanto accaduto a causa della peronospora che aveva distrutto i raccolti di patate negli anni precedenti.

Dal momento che il B&B è ancora distante pensiamo bene di cenare in un pub di Newport e proseguire per l’incantevole Massbrook che raggiungiamo alle 20,30, dove ad attenderci c’è una villetta con vista sul lago e due entusiasti proprietari, i quali l’hanno progettata, costruita un anno mezzo fa ed ora accolgono ospiti, oltre ad avere un piccolo allevamento di 13 mucche ed un toro, tenuto soprattutto come hobby. La splendida location rialzata rispetto al lago offre una vista spettacolare sul medesimo nonché sulle elevate (per l’Irlanda) montagne poste sull’altro versante. Anche qui conversiamo a lungo e riceviamo informazioni utili per domani. Ci viene raccontato come nella zona avviene l’estrazione della torba, adesso eseguita con sistemi meccanici ma che in passato avveniva manualmente tramite l’utilizzo di vanghe. Lamentano come l’hobby di tenere del bestiame sia reso tutt’altro che facile in quanto vengono richieste le stesse formalità amministrative a prescindere dal numero di capi, cosa che rende il “giocattolo” assai meno divertente. Lui è ingegnere ed ha progettato gli spazi con gusto e praticità, dotando la casa di ampie finestre visti i frequenti giorni di maltempo. Parlare con gli irlandesi è sempre gradevole tanto nei modi che negli argomenti, l’unico neo è rappresentato dall’accento che in alcuni di essi finisce per rendere incomprensibile quella lingua che chiamano inglese. Così come altri locali coi quali abbiamo avuto occasione di conversare, anche loro sono stati in Italia ed anche loro hanno visitato il sud, restandone impressionati. Al dì là degli splendidi paesaggi e della cordialità riscontrabili nell’Italia meridionale, non stupisce che preferiscano il Mediterraneo viste le grigie condizioni climatiche che caratterizzano il loro Paese. Nel B&B soggiornano anche due ragazze spagnole, che stanno facendo un giro inverso rispetto al nostro e stanno quindi scendendo dal Nord Irlanda. Nonostante sia fatto obbligo di effettuare tamponi, sostengono di aver fatto nulla e non essere incappate in  controlli; dopo breve riflessione riteniamo di non sfidare la sorte anche perché sul modulo telematico da compilare prima del rientro dovremmo comunque ammettere di essere stati nel Regno Unito e questo ci costerebbe 5 giorni di quarantena. Avendo ancora quasi due settimane di ferie a seguire, riteniamo di non rischiare e nemmeno di passare una settimana agli arresti domiciliari.

Ogni contea ha un forte senso dell’orgoglio, ovunque si sfoggiano bandiere e drappi, soprattutto se legati ad eventi sportivi come l’hurling e il gaelic football (una sorta di rugby con regole più gentili). Sorprende come un Paese di dimensioni ridotte abbia due sport peculiari e seguiti in massa, tanto da diventare più popolari di altri noti a livello mondiale dove l’Irlanda peraltro eccelle, come il rugby. Lo stesso vale per i cartelloni d’incitamento verso i partecipanti alle recenti Olimpiadi di Tokyo, ed ancor di più nei confronti di chi ha portato a casa una medaglia.

IT

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