Giorno 6
Cliffs of Moher e Galway
Cliffs of Moher: il giorno in cui giocarsi il jolly con il sole – Galway: bella città universitaria
Il volto urbano di Galway
Limerick è una di quelle città che sembra avere una tristezza intrinseca, nostalgica a voler essere gentili, dai monumenti principali fino alle case d’abitazione. Percorrerne le vie centrali dà il senso di trovarsi in una periferia trasandata. Poca gente in giro, dimore ridotte all’essenziale, il cielo che ci mette del suo. Forse sono state alcune coincidenze ad offrirci il quadro a tinte fosche, c’è da credere che ci sia vita in città ed il senso del sociale abbia un senso, per l’appunto. Solo che ad andarci in un anonimo mattino in settimana e col cielo imbronciato non si può pretendere di essere accolti con l’abito della festa. L’edificio di maggior interesse è il King’s John Castel, sulle rive del fiume Shannon, un’imponente costruzione edificata all’inizio del 1200 a fini di difesa e per questo poco incline ai vezzi architettonici. Incombente, a guardia del corso d’acqua, con due imponenti torri cilindriche e le tipiche caratteristiche di un maniero concepito per tenere distanti i nemici. Stupisce il fiume, nel quale scorre poca acqua ma che vedremo così imponente a monte, ad Athlone. Anche la St. Mary’s Cathedral è di grande interesse, dalle sembianze massicce tanto fuori che all’interno. Uscendo dal centro ci imbattiamo nel mitico stadio di rugby, teatro di epiche battaglie sportive. Stante il cielo coperto il delta fra temperature minime e massime non si scosta di molto, si va dai 14 ai 18°C. A contrastare il grigiore generale contribuiscono le numerose e splendide vaschette di fiori disseminate sul ponte e lungo le arterie principali della città.
Il castello di Bunratty dev’essere un’attrattiva assai ambita, visto l’ampio parcheggio antistante e le comitive che si avviano verso l’entrata.
Da fuori si vede poco e riteniamo sia meglio non entrarvi per giocare il nostro jolly, le Cliffs of Moher.
Clare County
CLARE COUNTY
Oltrepassiamo alcuni bei villaggi di pescatori ben sapendo che quanto ci aspetta è il nulla dipinto di grigio. Quando le raggiungiamo la nebbia consente a malapena di vedere davanti alla macchina. Decidiamo d’investire o buttare (a seconda delle opinioni) 10€/cad per il parcheggio che vale anche per l’ingresso al monumento naturale. Senza grandi speranze per il futuro imminente andiamo a vedere il bel Centro Visitatori costruito integrando l’edificio sotto una morbida collina, con impatto zero rispetto alla natura circostante. Ce la prendiamo con calma e nella convinzione che la visita sia tutta lì giacché le Cliffs si possono vedere solo con grande immaginazione. All’uscita sembra sia accaduto il miracolo: la nebbia se n’è andata, restano alcune nuvole ma verso le isole Aran si intravedono ampi spazi di sereno, un arcipelago in cui è passata la storia d’Irlanda e che resta impregnato della vera cultura gaelica. Ci avviciniamo con fare da affamati, in cerca di vedute mozzafiato che non mancano, ben consci che il sipario può tornare a chiudersi da un momento all’altro. Invece si apre ulteriormente, fino a regalare un tripudio di azzurro e verde. Esaltati da tanta grazia percorriamo il sentiero verso nord bordato da grosse lastre di pietra, superando alcune transenne che inibirebbero l’ingresso ma ignorate da tutti, per raggiungere un promontorio dal quale si ha uno splendido insieme delle rocce strapiombanti per oltre 200 mt. Il cielo d’Irlanda in certi momenti offre il meglio di sé stesso: guardando da una parte pare che stia per arrivare il diluvio, dall’altra sembra si possa vedere fino in paradiso. È un regalo che non ci aspettavamo e come tale ancor più gradito. Rientrati alla base costeggiamo il sentiero sud ancora per qualche km, mai stanchi di camminare e di vedere, attenti in certi tratti dove questo costeggia pericolosamente il dirupo. Eriche e fioriture gialle danno un ulteriore tocco, come se già non bastasse; sul versante interno gruppi di bovini pascolano tranquillamente sull’altopiano, in aperto contrasto con la ruvida bellezza delle scogliere. Torniamo nella zona del Visitors Centre, nelle cui vicinanze si trova addirittura un Centro per la Meditazione. Arrivati alle 11 e ripartiti alle 15 pensiamo che possa bastare. Ritornati nel parcheggio, apriamo il baule che custodisce un trancio di salmone affumicato perfettamente conservato dalle temperature miti e lo finiamo in men che non si dica. Tra l’altro scopriamo anche come la zona abbia dato i natali alla musica tradizionale irlandese, grazie ai pastori in cerca di svago durante i lunghi periodi di maltempo e ad un legno particolare utile per costruire i flauti, poi utilizzati ovunque per le musiche di cui il Paese va noto. Da qui è anche iniziato il turismo alle Cliffs: tutto nacque grazie ad un personaggio di un villaggio nelle vicinanze, il quale ha iniziato a portare delle persone a vedere le scogliere facendo ascoltare loro la musica. Da lì si può dire che è nata la vocazione turistica del luogo, ormai divenuta un vero e proprio business in punta di piedi. In direzione di Galway attraversiamo il Burren, paesaggio lunare con terreno carsico, quello che potrebbe essere definito un deserto di pietra, una superficie simile al cemento non fosse per una certa rugosità e le profonde quanto strette fenditure. Ovviamente la superficie grigiastra non si presta ad alcuna coltivazione ed anche il pascolo risulta quasi assente. Lasciata questa opera di cementificazione naturale, si prosegue lungo una bella litoranea che costeggia il Black Head, un capo esposto ai venti dell’Atlantico, dotato di uno scenografico faro d’altri tempi, di colore bianco, perfettamente in contrasto cromatico con il blu dell’Atlantico ed il verde dell’entroterra. Si prosegue verso l’interno per giungere a Galway,
Galway County
GALWAY COUNTY
una città di mare, con moli pittoreschi e case colorate. La città è stata scelta per essere Capitale Europea della Cultura nel 2020 affacciata sull’Oceano Atlantico. Sì disordinata ma più gradevole delle altre in virtù di architetture aggraziate ed alla vitalità conferita dalla folta comunità universitaria. Splendida la Cattedrale risalente solo al 1965 ed avvincente la storia della sua costruzione, iconicamente nata sul terreno di un ex carcere. È situata leggermente fuori dal centro, ma ben collegata con sentieri a bordo del fiume al centro ed in particolare allo Spanish Arch, dal quale si apre il bell’estuario assolato del River Corrib, dove i pescatori di salmoni cercano di procurarsi la cena. Scopriamo a questo punto uno scampolo di storia sconosciuta, leggendo la targa sul monumento ricorda come su queste sponde il navigatore genovese Cristoforo Colombo trovò segni sicuri di terre sull’altra sponda dell’Atlantico. Un dettaglio affascinante che meriterebbe essere approfondito su qualche biografia del nostro conterraneo. Il resto del centro è un dedalo di belle vie nelle quali si assiepano giovani e turisti per una bevanda prima di cena. Forse manca un po’ d’igiene ma la vivacità è tanta.
Prendiamo la N59 in direzione nord per arrivare ad Oughterard, dove pernottiamo in una camera prospicente al Lough Corrib. La casa è isolata ed il silenzio è totale. Anche raggiungerla non sarebbe stato facile senza i riferimenti GPS. Andiamo a cena in paese, dove il locale che ci interessa ha posti liberi solo più tardi, facciamo la spesa per le vettovaglie del giorno successivo ed andiamo finalmente a gustare un piatto di haddock e halibut. Decido di far seguire una birra del Connemara (buona con retrogusto di rosa) alla solita Guinness ma quando si è ben abituati cambiare è sempre un’esperienza peggiorativa. Il sidro, ottimo, è quello della Boulders. Ci stupisce come in una località apparentemente poco significativa come Oughterard pullulino invece i turisti, fra i quali non mancano gli italiani, e molti bambini. Ma soprattutto visitatori che risultano soggiornarvi per diversi giorni.
IT
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