Viaggi

Irlanda

13/08/2021

Green and grey Ireland: il verde dei prati sovrastato dal mistico grigio del cielo. Il cielo, quando è blu, è quello d’Irlanda. Scogliere selvagge, città bellissime e persone adorabili.

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Irlanda

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INTRODUZIONE

Anche quest’anno le normative anti-Covid non consentono di uscire dai confini dell’Unione, tanto vale puntare su una meta che da anni giaceva nel cassetto in attesa dell’occasione propizia, con l’auspicio inconfessato che il riscaldamento globale riducesse le precipitazioni sull’Irlanda. Cosa che in parte è avvenuta ma nel mese di luglio, quando eravamo a soffrire il caldo nei Paesi Baltici. Ad agosto ci è stato invece riservato il tipico Irish weather in un variopinto mix di scenari piovosi seguiti da ampi squarci, oppure entrambi contemporaneamente, e giornate splendide che illuminano i già vivaci colori dell’isola. L’organizzazione del viaggio è stata concepita proprio in vista di tale probabilità, pertanto la road map è stata preparata prevedendo frequenti alternative indoor, così come deviazioni di percorso al fine di evitare le aree dove era prevista pioggia per tutto il giorno. Di conseguenza le prenotazioni effettuate dall’Italia si sono limitate alle prime due notti e all’ultima in prossimità dell’aeroporto di Dublino. Per il resto ci abbiamo pensato con le app di Booking e Airbnb, in relazione alla zona in cui contavamo di trovarci la sera successiva. Tale flessibilità ha richiesto tuttavia un lavoro supplementare tanto prima ma soprattutto durante il viaggio, perché vivere letteralmente alla giornata significava sottrarre prezioso tempo al sonno per delineare dettagli e pernottamento del giorno successivo. A parte lo stress organizzativo, il viaggio ha rappresentato una splendida scoperta sotto diversi punti di vista che andiamo ad elencare in ordine d’importanza: gli irlandesi vanno noti per essere il popolo più cordiale d’Europa ed in molte occasioni abbiamo avuto conferma della loro disponibilità; una cultura storica che ha permeato il carattere degli irlandesi non omologandoli ad altre nazioni vicine, in particolare gli inglesi; una storia costellata da sofferenze, emigrazioni, guerre ed altri episodi tragici, che hanno fatto presa profondamente sui due fattori precedenti, creando un circolo composto da uomini odierni- –cultura celtica–eventi storici di estremo interesse ed unico nel nostro continente.

Intanto stupisce come una regione così periferica rispetto ai punti nevralgici di diffusione dell’umanità abbia potuto vedere i suoi primi abitanti già 5000 anni fa. Considerando le scarse dotazioni dell’epoca non dev’essere stato facile prima raggiungere e poi vivere in un luogo dove piove praticamente ogni giorno ed il terreno è per la più parte arido ed utile solo alla pastorizia. Non disponendo di dettagliate informazioni antropologiche desumiamo che la stabilità climatica abbia significato una ragione essenziale per stabilirvisi. Se da un lato il meteo bizzarro e la scarsa fertilità hanno giocato contro, di certo le temperature mitigate dalla Corrente del Golfo hanno significato la base per lo sviluppo. In un paese dove le temperature massime raramente superano i 20°C ma altrettanto raramente scendono sotto lo zero risulta più facile sopravvivere anche senza coperture termiche adeguate. Resta pertanto interessante visitare i siti dai quali è iniziata la colonizzazione del territorio.

Paesaggio rurale verde in Irlanda con una strada che si snoda attraverso le colline.

Un accenno va fatto ai rapporti con l’Inghilterra, storico qunanto ingombrante vicino, che nei secoli ha imposto le sue regole sull’Irlanda, con frequenti guerre ed insurrezioni, fino all’indipendenza ottenuta nel 1921. Il credo cattolico, professato anche per non farsi omologare alla cultura inglese ha giocato un ruolo fondamentale al fine di mantenere una marcata irlandesità nel corso dei secoli. Dal VI secolo in cui ha predicato San Patrizio all’indipendenza dev’essere stato complicato non venire fagocitati dall’Impero. Situazione completamente rovesciata all’inizio del secolo scorso, con conseguenze perfino assurde che vedono a Dublino la presenza di due cattedrali protestanti a fronte di una popolazione quasi esclusivamente cattolica.

Il fatto che l’Irlanda sia indipendente solo dal 1922 ed abbia una forma Repubblicana solo dal 1948 fa sì che in precedenza esistesse una nobiltà anglo-irlandese proprietaria di castelli, ville signorili e tenute con giardini annessi. Col venir meno del dominio britannico e, a seguire, della monarchia, questi edifici sono rimasti ai legittimi proprietari, i quali hanno però perso una serie di diritti nobiliari e col tempo è venuto meno l’interesse, se non proprio la possibilità di manutenere le proprietà. In alcuni casi sono andate in rovina, mentre in altri sono state cedute allo Stato affinché se ne prendesse cura. Cosa che è avvenuta laddove era possibile ma si tratta di un patrimonio enorme ed i costi sono cospicui. Ci si ritrova così ad incontrare monumenti perfettamente restaurati il cui ingresso a pagamento supporta le spese, insieme ad altri che si trovano inevitabilmente in rovina. Lo stesso si può dire delle chiese, dove in alcuni casi si sfiora il paradosso: anche ammettendo che alcune siano passate dalla pratica protestante a quella cattolica o viceversa, va considerato che durante i lunghi secoli di dominio britannico la religione era – anzi, doveva essere – quella anglicana, pertanto le celebrazioni cattoliche erano perfino vietate in alcuni periodi. Con l’indipendenza che ha visto la religione quale collante popolare, il credo cattolico ha ripreso il sopravvento con la conseguenza che si trovano non poche chiese anglicane “disabitate” per assenza di fedeli, probabilmente già scarsi quanto forzati in passato.

Purtroppo non è stato possibile approfondire il tema sulla delicata storia nordirlandese, a causa delle restrizioni anti Covid. L’Ulster appartiene (non si sa quanto controvoglia) all’UK, questa è fuori dall’UE ed al ritorno in Italia venivano richiesti 5 giorni di quarantena, oltre ad un tampone prima di entrare in Nord Irlanda ed uno dopo 48 ore dopo l’ingresso. Vuol dire che dedicheremo un lungo weekend apposito per Belfast, le Giants’ Causeway ed alcune altre amenità. A questo punto approfitteremo anche per dare un’occhiata alle coste del Donegal, appartenenti sì alla Repubblica d’Irlanda, ma impossibili da visitare causa maltempo.

Scogliere maestose del mare si stagliano contro l'oceano scuro.

Va detto che il traffico irlandese è molto disciplinato e rispettoso degli altri, pur in presenza di limiti di velocità più elevati rispetto alla media europea, che gli autisti sfruttano appieno. Sono 50/60 km/h nei centri urbani, 80/100 sulle strade esterne e 120 sulle autostrade, ma con un’applicazione più favorevole agli automobilisti che agli abitanti. A titolo di esempio possiamo dire che il limite dei 50 è ristretto ai centri abitati ad alta densità. E limiti assai alti si trovano anche in prossimità di piccoli centri o case isolate, che anche a causa dell’assenza di banchine e la scarsa visibilità che ne consegue obbligano chi s’innesta da vie laterali ad una grande attenzione. Non si vedono molti controlli anche se i limiti vengono sostanzialmente rispettati. Potremmo definirla una spericolatezza autorizzata ed attenta. Pur disponendo di corsie strette, assenza di banchine laterali sulle quali invece crescono possenti arbusti a fare da parete, non si ha la percezione di trovarsi in un contesto a rischio. In effetti – come visto anche in Inghilterra e Scozia – vige la consuetudine di avere arterie stradali simili a corridoi unicamente dedicati al traffico motoristico, senza considerare quello pedonale o ciclistico: categorie costrette a muoversi con difficoltà, indossando sempre giubbetti catarifrangenti e comunque assai rari a causa dei rischi connessi. Chi cammina deve farlo sulla sede stradale e, visto il territorio ovunque ondulato e pieno di curve, il pericolo risulta evidente a chiunque. Non riusciamo a darci una motivazione sull’assenza di banchine e dell’impenetrabile vegetazione, quasi a galleria, a protezione delle strade, cosa che rende nel contempo cieche le curve.

Per il resto, una volta che ci si abitua a guidare a sinistra (volante a destra) e si fa l’abitudine ai prezzi non proprio modici di pernottamenti, ingressi e ristoranti, tutto è di una semplicità estrema. Come detto, sempre coadiuvati dai collaborativi irlandesi.

L’Irlanda rappresenta un punto d’incontro o separazione – a seconda dei punti di vista – o forse soltanto un crocevia fra il mondo anglosassone e quello europeo occidentale. Viaggiare a sinistra rappresenta forse il punto in comune con l’UK più evidente dal punto di vista pratico, ma lo stesso atteggiamento degli irlandesi ha mutuato moltissimo dall’isola vicina. Tutto, dalle abitudini, al forte senso della proprietà privata per finire alle insegne dei negozi porta con sé un qualcosa di british. Per contro professano una religione cugina ma diversa, hanno adottato il sistema metrico decimale (fatte salve alcune eccezioni), hanno l’Euro come moneta (forse anche per marcare un punto di non ritorno), ma sono fuori da Schengen e lo rileviamo fin da subito quando dobbiamo transitare presso il controllo passaporti alla partenza. La Brexit complicherà sicuramente la situazione e l’assenza di confini fra la Repubblica e l’Irlanda del Nord significa solo il primo fra tanti problemi di difficile soluzione.

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