Giorno 10
Dublino
Una capitale ricca di storia e fascino. Con un museo atipico, il Guinness Storehouse.
Dublin County
DUBLIN COUNTY
Musei e memoria a Dublino
Lasciamo la bella dimora di Tara per coprire la trentina di km direzione sud ed arrivare di prima mattina in una Dublino ancora sonnecchiante. È quello che ci vuole per entrare in città senza traffico, trovare parcheggio nella zona che ci interessa ed essere pronti alle 9 quando apre l’EPIC Museum. Per la verità abbiamo ancora il tempo fare quattro passi per il quartiere dei Docklands, con bella vista sul fiume Liffey dov’è ancorata una nave storica, che ha attraversato l’Atlantico innumerevoli volte trasportando in America molti disperati in fuga dalla carestia; la buona quanto incredibile notizia è nessuno perse la vita in tutti quei viaggi, quando la percentuale di decessi era tragicamente alta. Più avanti c’è il Merrion Square Park, un polmone verde all’interno del quale si trovano le statue di Oscar Wilde (vissuto nel palazzo prospicente) e di Michael Collins (un patriota dell’indipendenza). L’EPIC Museum è ospitato all’interno di vecchi capannoni un tempo adibiti a magazzino per le merci che transitavano sul fiume; la sua visita offrirà uno spaccato storico e aprirà gli occhi sulle sofferenze della popolazione irlandese nei secoli. Organizzato modernamente e comprensibile a tutto il pubblico, man mano che si passa da una sala all’altra approfondisce le tematiche dell’emigrazione nel corso degli ultimi due millenni. Sembra che questo popolo abbia un rapporto peculiare con l’espatrio, e nel corso della sua travagliata storia si sia trovato più volte di fronte a situazioni tragiche che hanno costretto molti ad andarsene. Lotte per l’indipendenza, di conquista o per la religione hanno obbligato gli irlandesi nei porti con una valigia in mano. Recentemente la storia sembra essere stata più benigna e molti di quelli che lasciano l’Irlanda in questi anni lo fanno più per sfruttare le opportunità offerte in America, ma ancora fino alla crisi del 2009 non sono pochi quelli che sono vi stati costretti. Oggi si assiste addirittura ad un’inversione di tendenza, con stranieri che arrivano in cerca di lavoro, specialmente polacchi. La parte più toccante del museo è sicuramente quella dedicata alla Grande Carestia di metà ‘800 che ha ucciso e costretto ad andarsene circa un quarto degli abitanti del tempo. Ne usciamo sicuramente più arricchiti nella conoscenza, apprestandoci a conoscere meglio la capitale. Fuori dal museo, su un marciapiede lungo il fiume, alcune figure umane create da efficaci mani di scultore ben rappresentano le strazianti scene di chi tentava di sfuggire alla fame.
Il volto urbano di Dublino
A seguire ci imbattiamo in una nota folkloristica: lungo le vie del centro scorrono allegri gruppi di tifosi con sciarpe e bandiere rosse o verdi, scopriremo trattarsi di supporter diretti alla finale di hurling fra Cork e Limerick, un vero evento nazionale di cui abbiamo visto gagliardetti un po’ ovunque in giro per il Paese. Per la cronaca ha vinto il Limerick, i verdi.
Percorriamo il lungofiume verso il centro, mangiamo un boccone proprio di fronte alla Bank of Ireland ed al Trinity College, l’enorme complesso universitario, una delle più antiche e prestigiose università del mondo, la cui biblioteca è il paradiso in terra per gli appassionati di letteratura. Qui si conserva il libro più prezioso del mondo, il Book of Kells, miniato nel IX secolo. All’interno del campus si trova anche la Douglas Hyde Gallery, la più grande galleria d’arte d’Irlanda. Con pochi passi siamo nel centro storico vero e proprio, che ha il suo cuore pulsante a Temple Bar. Qui individuiamo un ristorante locale che potrebbe fare al nostro caso per cena e prendiamo nota. Nel contempo passiamo di fronte alla Christ Church Cathedral nella camminata che ci porta al secondo appuntamento fisso della giornata: la visita alla Guinness Storehouse. È un vero must della città, più per fini culturali che edonistici: nell’ambito di un’organizzazione perfetta, i visitatori vengono convogliati lungo un percorso ricavato all’interno del vecchio stabilimento che poco per volta conduce al settimo piano dal quale, oltre ad avere una splendida vista della città e dintorni, si può assaggiare una pinta di Guinness. Sarà la suggestione, sarà per altre ragioni, ma sembra perfino migliore di quelle gustate in questi giorni in Irlanda. Il museo narra (con non celato buon senso del marketing) dettagliatamente degli ingredienti, i processi produttivi e distributivi, le ragioni che portano ad un colore ed una schiuma così specifici, il contesto sociale ed ogni curiosità possa emergere.
Visita a Christ Chruch Cathedral
Soddisfatti riprendiamo la marcia vedendo l’esterno delle Cattedrali anglicane di St. Patrick’s e la Christ Chruch Cathedral, paradossalmente due in una città quasi interamente cattolica. Ma così vanno le cose, e soprattutto così va la storia che sembra essere incline ai paradossi. San Patrizio è considerata la più importante chiesa protestante d’Irlanda: costruita in stile gotico, presenta una lunghissima navata ed un bellissimo coro, riccamente intarsiato, un vero gioiello per gli amanti di questo stile architettonico. Ancora un’occhiata al Franciscan Friary ed al Dublin Castle (nel cui cortile interno si trovano splendide sculture create con la sabbia) e due passi nel St. Stephen’s Green, un altro bel parco urbano, per proseguire nella via del Parlamento e dei musei più importanti. Da qui, costeggiando il Trinity College andiamo nella bella zona pedonale di Grafton Street. Rientriamo a Temple Bar, quartiere nel quale non risulta difficile acquistare della gadgettistica interessante da portare a casa. Siamo vicini al ristorante adocchiato in mattinata, così ne approfittiamo per una cena anticipata, ma utile in vista della levataccia di domattina. Ancora due passi e riprendiamo il lungofiume per recuperare la vettura, in un ambiente gradevole e ben tenuto, non fosse per la folta presenza di ubriachi locali e giovani immigrati urlanti. Forse Dublino da certi punti di vista è la meno irlandese delle comunità viste finora. Seppur gradevole, una città come ce ne sono tante, poca anima celtica, tipica indifferenza urbana e, verso sera, molti ubriachi accartocciati per terra come sacchi dell’immondizia in attesa che qualcuno li porti in discarica.
Questo non scalfirà la buona immagine ricavata su Dublino, una capitale semplice, senza la pretesa di voler competere con altre omologhe più famose, mantenendo il suo stile sobrio e confortevole, verosimilmente anche nella vita quotidiana dei suoi cittadini. Non presenta monumenti che da soli meriterebbero la visita, quanto un complesso di architetture e giardini tali da renderla amabile. La stessa cosa che si può dire per l’Irlanda intera; forse l’unica vista che fa sussultare il cuore sono le Cliffs of Moher, ma è il Paese intero a portarlo verso una sensibilità che finisce per farlo innamorare della sua natura e della sua gente. Di una natura tanto aspra sulle coste frastagliate e battute incessantemente dall’Atlantico quanto morbida di colline verdeggianti all’interno, di gente affabile ed abituata a combattere per ottenere quanto le spetta, proprio per questo degna della massima considerazione e di tanto rispetto.
Premier Inn – Dublin Airport
IT
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