Giorno 10

Caminito del Rey

Il brivido di un percorso sospeso nel vuoto e Malga by night

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Caminito del Rey

Sosta a Caminito del Rey

Adiacente all’hotel si trova un bar/ristorante dove siamo sorpresi nel trovare diversi avventori poco dopo le 7 di domenica mattina. Facendoci una ragione di questa anomalia andalusa, intraprendiamo la strada di ondulate colline coltivate essenzialmente ad ulivi ben ordinati lungo i declivi e qualche cereale, ci portiamo nella zona del Caminito del Rey, lasciato volutamente per ultimo in quanto rappresenta di gran lunga l’attrazione naturale più emozionante. Avendo prenotato la visita per le 9:20 partiamo per tempo ed arriviamo dopo 60 km fortunatamente in anticipo poiché le informazioni contenute sul voucher non sono particolarmente dettagliate circa l’iter necessario a raggiungere il sto di partenza. Parcheggiamo in uno dei pochi posti rimasti nonostante l’ora mattutina, più tardi si creerà un vero marasma, tanto da creare ingorghi con auto lasciate ovunque lungo la strada. Superiamo il tunnel costituito da un passaggio pedonale e con una camminata di un km e mezzo ci troviamo nel punto d’incontro. Qui veniamo raggruppati per orario e presi in consegna da una brava quanto simpatica guida che ci fornirà tutte le spiegazioni grazie ad auricolari. Tutto funziona bene fino a quando il suo microfono s’inceppa ma siamo ormai alla fine. La visita e la vista sono di quelle mozzafiato, assolutamente un must se non si soffre di vertigini. Anche se il percorso è stato ricostruito ed aperto solo nel 2015 con assicelle di legno e mancorrenti, camminare a metà lungo la parete di un canyon strapiombante è comunque un’emozione, anche e soprattutto quando si vede dove siamo passati e dove dovremo passare. Tutto nacque in occasione della costruzione di una centrale idroelettrica ad inizio del secolo scorso ed il percorso pensile veniva utilizzato dal personale di servizio. Una volta abbandonata, negli anni 60 è diventato un trail per amanti del brivido e non pochi sono stati gli incidenti fatali. Venne quindi chiuso e ristrutturato per sfruttarlo a fini turistici, un’idea particolarmente felice dal momento che il tutto esaurito è la regola, almeno nei fine settimana e nelle stagioni di punta. Percorriamo oltre tre km in questo modo ed usciamo dall’altra parte, nella concatenazione fra tre canyon. Un bus ci riporterà all’ingresso e da qui in mezzo al caos riprenderemo la vettura per cercare il ristoro di un pranzo.

Sentiero escursionistico lungo la parete rocciosa del Caminito del Rey in Andalusia.

La guida ci fornisce alcune nozioni interessanti, quali il perché del colore dell’acqua così verde torbido: si tratta di una combinazione di micro alghe in sospensione di salinità e la rifrazione del sole. Apprendiamo inoltre come l’ingegnere che ha ideato la diga per il progetto idroelettrico non era originario della zona: grazie al successo dell’idea e dell’energia ricavata a costi competitivi è poi riuscito a comprare le altre due aziende produttrici di energia elettrica della zona, di proprietà inglese e tedesca, le quali utilizzando carbone per produrre vapore non erano in grado di garantire un servizio costante. La narrativa vuole che sul posto non vi siano stati particolari incidenti nonostante i tracciati estremamente esposti, solo una vittima schiacciata da un carico ed un’altra per ragioni di tipo climatico, il che non è assolutamente credibile. Gli operai erano tutti marinai provenienti soprattutto da Malaga e dintorni. È innegabile che si trattasse di lavori estremamente pericolosi e con le scarse protezioni disponibili all’epoca; basti pensare che solo negli ultimi decenni (dal 1975 al 2003 data di chiusura e divieto totale di accesso) quando il luogo è diventato il playground per gente in cerca del rischio si sono contati 14 incidenti mortali. 3 giovani trovarono la morte contemporaneamente facendo la zipline insieme per attraversare il canyon e raggiungere le palestre di arrampicata sull’altro versante, l’ancoraggio non resse ed i malcapitati caddero; la corda è ancora lì penzolante quale monito. Una casa abbandonata nel cuore del percorso racconta la storia di Don Miguel, di sua moglie e degli 11 figli, i quali per andare a scuola percorrevano il lungo tragitto camminando sui pericolosi marciapiedi pensili per un totale di 8 km per recarsi a scuola e ritornare. L’uomo è mancato nel periodo in cui l’ingegnere acquistò la proprietà: la moglie rimasta da sola con i figli s’ingegno a preparare i pranzi agli operai che lavoravano nel cantiere ed i ragazzini facevano la spola in quello che si ricorda come il primo take away della storia spagnola. Ci sono in giro delle capre selvatiche ed una delle maggiori colonie spagnole di avvoltoi, che vediamo girare alti nel cielo, quasi in attesa che qualcuno faccia il salto verso il basso. La ferrovia che passa fra tunnel e dirupi sull’altro versante è ancora attiva e sul ponte verde di fronte a noi venne girata una scena di un film con Frank Sinatra. La roccia nei tre canyon è in parte di calcare e parte di argilla, una formazione che tiene il calore, tanto che in certi punti si raggiungono i 43° in estate, mentre in inverno l’ambiente può essere anche molto freddo a causa delle correnti d’aria. Tra gli alberi si trovano eucalipti originari dell’Australia e pini, i quali hanno il grande pregio di formare un intreccio di radici in superficie, utile per prevenire smottamenti del terreno. Curiosa infine la storia del cognome Heredero:

molti dei lavoratori (fra essi anche dei gitani) al tempo non possedevano nemmeno un cognome. Uno dei dirigenti decise di autorizzare ad usare il proprio affinché la gente potesse registrarsi ed apparire ufficialmente con dei documenti che permettevano loro di apparire in modo legale di fronte allo Stato. Da qui il fatto che ci sono molti Heredero in zona senza alcun vincolo familiare o di consanguineità fra loro.

Arrivo a Caminito del Rey

Infine un cenno sul nome del percorso: pur chiamandosi Caminito del Rey in realtà il re ha avuto un ruolo involontariamente marginale. Invitato per l’inaugurazione ed avendo la sfortuna di trovare condizioni meteorologiche sfavorevoli, ha finito per fare solo un breve tratto del sentiero e essere prelevato il giorno successivo per evitare ulteriori inconvenienti.

Pranzo ad Ardales con calamari fritti e merluzzo, in un bel villaggio che scende a ventaglio partendo dal vertice superiore dove si trova la chiesa, con vie molto ripide. La giornata si è messa al bello, con apprezzabile ventilazione

Lungo il tratto successivo che porta ad Antequera viaggiamo attraverso morbide colline dove spiccano come sempre gli uliveti, molti di essi recentemente trapiantati, e cereali. Giunti in città approfittiamo del parcheggio in centro per salire all’ultimo piano ed avere una prima vista orientativa, quindi vediamo l’Alcazaba, strategicamente posizionata in cima alla collina e con ottime vedute.

Sosta a Muelle Uno

Un’Autopista a pagamento (la prima incontrata in Andalusia) ci porta rapidamente con un salto di 60 km a Malaga, che raggiungiamo prima dell’imbrunire in un accettabile traffico di rientro domenicale. Check in nell’hotel prenotato in zona prossima al centro, piano di visita della città e via alla scoperta di questo incantevole angolo di Spagna. Quella che era un’area portuale abbandonata e mal frequentata è divenuta passeggiata coperta da una tettoia moderna fino al faro, denominata il Muelle Uno. Coppie e famiglie si godono il mix di luce naturale con le prime luci ad illuminare i monumenti. Come se non avessimo camminato abbastanza, compiamo il giro della zona antistante il mare con la bella illuminazione della Plaza de Toros, l’Ayuntamiento, l’Alcazaba, il Teatro Romano ed il centro cittadino. Cena con parrilla de mariscos e si rientra. L’impressione è quella di una città che pur non presentando le stesse attrattive storico culturali di Granada, Cordoba e Sevilla (pur essendone ben fornita) abbia puntato sull’ammodernamento a dimensione d’uomo per attrarre visitatori. Una scelta decisamente azzeccata grazie anche alla posizione che la vede affacciarsi sul mare in modo estremamente felice.

Casual del Mar – Malaga

IT

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