Giorno 9

Gibilterra e Pueblos Blancos

Scorcio di UK con le palme ma soprattutto il fascino dei villaggi bianchi nel verde

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Gibilterra e Pueblos Blancos

Tarifa, Gibilterra e i churros dello stretto

Come sempre, mentre ancora nessuno si muove ci muoviamo noi; dopo essere passati dal mirador per uno sguardo che cade nel mare — le coste africane sono ancora ammantate dalla foschia mattutina — arriviamo a Tarifa per la colazione. Un bar dispone di un enorme pentolone pieno di olio bollente che per fortuna non risulta destinato agli avventori come si faceva in epoche remote nei confronti dei nemici — o forse sì, dal momento che da una cannula sagomata esce una pastella che cadendo nell’olio si trasforma in pochi istanti in squisiti churros. Sarà un pasto abbondante, ben smaltito da quattro passi nel centro contornato da mura antiche e fortificazioni. Non c’è molto, ma quello che c’è è rimarchevole.

Un’altra esperienza ci attende: andare a visitare un pezzo di Gran Bretagna con le palme. Gibilterra si erge con la sua inconfondibile rocca, visibile già da distante e appena nascosta dai palazzi e dai cantieri di Algeciras che si trovano subito prima. Lasciamo la macchina in uno dei tanti parcheggi di La Línea de la Concepción, giusto prima del confine — c’è una lunga coda di veicoli, occorrerebbe un’assicurazione speciale e non lo reputiamo conveniente. Accediamo dunque al passaggio pedonale mostrando agli uomini in divisa spagnoli e britannici la carta d’identità, trovandoci subito dopo nel Regno. La prima nota curiosa deriva dal fatto che appena usciti dagli uffici di frontiera dobbiamo attraversare a piedi la pista dell’aeroporto, prestando attenzione che non arrivino aerei. In realtà esiste un servizio con semafori e controlli per evitare sciocchezze, ma trovarsi ad attraversare il suolo di atterraggio di uno scalo in questo modo è già qualcosa. Giunti indenni sull’altro lato — e scoperto con curiosità che la guida stradale è la stessa dell’Europa continentale — notiamo subito le cassette postali e le telephone box in tipico stile british. Risaliamo le ripide strade fino a quando un posto di blocco permanente all’altezza del Moorish Castle, gestito da militari, ci pone di fronte al bivio: rientrare o pagare il biglietto per accedere alla cima della rocca. Non avendo considerato Gibilterra fra gli highlight del giro decidiamo di rientrare e percorrere le vie centrali, in un mix di facce, lingue e architetture che vanno dal britannico allo spagnolo al nordafricano. Cerchiamo di capire l’anima di questa città quasi-Stato — luogo d’incontri non sempre limpidi, punto strategico durante molte guerre e ancora oggi imprescindibile centro per l’osservazione di quanto succede all’imbocco del Mediterraneo: una sorta di portineria ben presidiata. Quando è ormai mezzogiorno ci accorgiamo che il programma è ancora fitto e occorre visitare i pueblos blancos dell’interno. Ci sono più di 100 chilometri da percorrere lungo una bella strada che lascia poi spazio a una carrozzabile inverosimile, stretta e piena di curve ad assecondare ogni asperità della montagna. Troviamo finalmente una zona pic-nic nella quale ci rifocilliamo con ottime scatolette di sardine, jamón e la birra Cruzcampo — tutti prodotti locali.

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