Giorno 3
Sierra Nevada e villaggi andalusi
Le nevi della Sierra, Jaen e paesini in collina circondati da uliveti
Sierra Nevada e strada verso Jaén
Nell’attesa che il bar apra alle 8:00 per la colazione andiamo ancora ad osservare lo splendido panorama mattutino dal Mirador San Nicolás, dove la folla di ieri sera è magicamente sparita e si riesce finalmente a goderne l’atmosfera. Al rientro ci rifocillano un café con leche e un paio di Pio IX, dolci locali con in cima una copertura di glassa simile al berrettino papale. Dopo qualche problema ad impostare il navigatore, riusciamo finalmente a orientarci e a partire alla volta della Sierra Nevada, lungo una bella quanto ampia strada che in poco meno di un’ora ci porta alla stazione sciistica di Pradollano. Neve non ce n’è molta: le piste sono innevate solo nei canaloni a nord con l’ausilio di cannoni sparaneve. La lieve pioggia di ieri a Granada ha portato qui un velo di pochi millimetri, subito sciolti all’apparire del sole, che oggi splende ovunque fatta eccezione per alcuni cumuli sulle vette più elevate. Lungo il percorso che ci porterà a 2.400 metri — dove la temperatura è appena sopra lo zero — scopriamo che a 1.000 metri è già tutto fiorito, virtù della latitudine. Facciamo una passeggiata oltre la strada raggiungendo una moderata cima per scattare un paio di foto. C’è parecchio movimento automobilistico e i parcheggi lungo le strade in prossimità degli skilift sono pieni per centinaia di metri. In realtà di gente in pista non ce n’è molta — sono soprattutto famiglie che intendono fare una scampagnata. Tanto che quando scendiamo nuovamente in direzione di Granada ci sono ancora parecchie macchine e pullman che salgono per una gita fuori porta. Lungo la tratta verso Pradollano incontriamo diversi venditori di bob e palette da neve, tutti rigorosamente coloratissimi.
Lungo la strada che sale verso nord a Jaén l’ambiente è ancora quello invernale: stanno spuntando i primi germogli ma le latifoglie sono ancora in letargo. Le colline offrono invece una riposante immagine di uliveti a perdita d’occhio. Gli ulivi andalusi sono più bassi rispetto ai nostri, tozzi, e si dividono fin dal terreno in tre o quattro tronchi — o sono addirittura alberi diversi che salgono in diagonale fino a diventare un insieme unico quando si arriva alle foglie. Probabilmente la ragione è dovuta all’inclinazione del terreno, che non consentirebbe una crescita uniforme in tutte le direzioni.
Rileviamo una costante nei profili fisici di molti spagnoli che ci lascia alquanto stupiti: il fisico corpulento, fino a sconfinare nel marcatamente grasso in parecchi di essi, soprattutto donne. Convinti che anch’essi fossero cultori della dieta mediterranea, nella media ci attendevamo linee più asciutte — probabilmente il cibo spazzatura è sbarcato anche in questo Paese di cultura latina.
Jaén, Baeza e Úbeda
A Jaén vediamo dall’esterno la Plaza de Toros e la Cattedrale solo dal fondo, in quanto è in corso la Messa; facciamo una passeggiata nel centro storico, interessante ma da solo non varrebbe né il viaggio né una digressione significativa. Sempre nel cuore della città troviamo una locanda frequentata dai locali, che funge anche da punto d’incontro e socializzazione per i seniores a spasso nella pacifica domenica. Qui prendiamo un paio di raciones — una via di mezzo fra la classica tapa e il piatto intero, ma più che sufficiente per saziarci — con carciofi ripieni di mariscos e un intingolo a base di sangue di maiale, pancetta, cipolle e altri sapori. Lasciamo così il capoluogo dell’omonima provincia per andare a visitare due cittadine atipiche: Baeza e Úbeda, superando per la prima volta il Guadalquivir — ancora piccolo in questo tratto ma già molto tranquillo nel suo andamento. Raggiungiamo Baeza in una decina di chilometri: entrambe le città sono accomunate dal fatto di essere tipicamente cristiane e senza alcun passato arabo nelle loro radici — caso per nulla frequente nella regione. È evidente che si svilupparono in epoca rinascimentale e mostrano palazzi misti a edifici religiosi di grande rilievo, dove le strutture in pietra sono dominanti, con un’ottima resa sotto i riflettori dell’illuminazione notturna. A parte il turismo, l’unica fonte di reddito della zona sembra essere l’olivicoltura in tutte le sue declinazioni. Incontriamo diversi frantoi lungo la strada che pubblicizzano e offrono olio e olive fresche. Un’altra caratteristica comune è la netta divisione fra i rispettivi centri storici e quelli residenziali, che poco hanno da dire al visitatore. È rimarchevole la collaborazione pubblicitaria fra le due città, le quali probabilmente vedrebbero molti meno visitatori se non fossero a poca distanza l’una dall’altra — un buon esempio di come l’unione faccia forza.
Sera a Úbeda: bistecca, ciclismo e patio rinascimentale
Mentre a Baeza facciamo una lunga camminata partendo dalla passeggiata-mirador con vista sulle colline che si delineano verso sud — e fra le anguste vie che causano il torcicollo per ammirare quanto si staglia in verticale sopra le nostre teste — eleggiamo Úbeda quale dimora per la notte. Visitiamo la cittadina in lungo e in largo, con le non poche attrattive in mezzo ad allegri gruppi venuti qui per una gita fuori porta.
Ceniamo in un tranquillo ristorante del centro, dove assaggio un’enorme bistecca impanata ripiena di prosciutto e formaggio, consigliata come tipica del posto. A questo punto si renderà necessario ancora un bel giro — ufficialmente per vedere i monumenti, più prosaicamente per dar modo allo stomaco di elaborare il gustoso quanto abbondante pasto. Nel frattempo il vociare dei bar, dove la cerveza scendeva rapida, si è zittito e su Úbeda cala un silenzio che sembra riportarla indietro di secoli. Il clima si fa abbastanza fresco e acceleriamo per rincasare nei nostri “nobili” appartamenti. La Casas del Cónsul è stata un’abitazione signorile e presenta uno splendido aspetto rinascimentale con ottimi interni; le camere peccano invece di qualche manutenzione. L’avevamo scelta anche per il classico patio interno centrale su due piani, che conferisce un’atmosfera tipicamente andalusa. Una nota di colore sportivo è rappresentata dalla gara ciclistica internazionale Jaén Paraíso Interior 2022, che domani vedrà il suo arrivo proprio qui: poco dopo il nostro arrivo vediamo giungere tre grossi camion che, non senza difficoltà e grazie alla destrezza dei loro autisti, riescono a fare manovra per depositare le transenne e montare il traguardo, con tanto di pannelli degli sponsor, palco e tutto il resto.
IT
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