Giorno 6
Algarve
Colori: il giallo e il blu cangiano su tonalità ancor più calde nel tramonto Atlantico
Da Siviglia all’Algarve: Huelva, Cacela Velha e Tavira
Come ogni mattina lasciamo la sistemazione di buon’ora — per le abitudini locali — facciamo colazione in un bar e andiamo a ritirare la vettura nel parcheggio pubblico. L’unica differenza è che oggi la destinazione è il vicino Portogallo. Lungo la strada facciamo una breve tappa per vedere Huelva, essenzialmente per percorrere il lungo molo in ferro della compañía mineraria Rio Tinto, costruito a fine Ottocento — ormai un monumento storico — dal quale veniva imbarcato il rame estratto poche decine di chilometri più a nord, mentre il mare si estende quasi a perdita d’occhio. Huelva ci sorprende con il suo lungomare verde e ordinato, disseminato di zone picnic fornite di parasol ben tenute e pulite, dove gruppi di persone stanno frequentando corsi di ginnastica all’aperto. La immaginavamo una città decadente e noiosa — si rivela invece accogliente e moderna, a misura d’uomo, con palazzi recenti e ben curati, viali larghi e ombreggiati, atmosfera rilassata e frizzante.
In zona si trovano parecchie rias che risalgono la terraferma, creando un ambiente ricco di lagune e acquitrini, ideale per la proliferazione degli uccelli acquatici. Riprendiamo l’autovía passando lungo piantagioni di aranceti e campi di fragole in fase di fioritura — la zona produce il 90% delle fragole consumate in Spagna — insieme ad alberi da frutto già fioriti; dove finiscono i campi coltivati iniziano le pinete prospicienti al mare ed entriamo in Portogallo attraversando il moderno ponte costruito sul Guadiana. Ci fermiamo per verificare che il sistema di pagamento automatico delle autostrade funzioni correttamente: nei giorni scorsi abbiamo collegato il numero di targa della vettura alla carta di credito sull’apposito sito delle autostrade portoghesi, e gli addebiti vengono caricati automaticamente. Ottenuta conferma, ripartiamo per la due giorni lusitana. Siamo così giunti in Algarve: la parte orientale è più rilassata e tranquilla, quella centrale — con Vilamoura e Albufeira — è più frenetica, mentre l’Algarve occidentale con Lagos, Portimão e Sagres è il lato storico e culturale della regione. La prima tappa è Cacela Velha, un bel villaggio al cui centro si trovano la chiesa con annesso cimitero; le pareti ovviamente tinteggiate di bianco e le finestre con immancabili cornici azzurre, classiche dell’Algarve. Scendiamo la scalinata per salutare le acque dell’Atlantico e la riva sembra un giardino botanico naturale con piante grasse, ficus, agavi e ginestre bianche. Quindi passiamo a Tavira, un paese bellissimo costruito lungo le acque calme del fiume Gilão: vediamo il castello, il centro storico e il ponte romano che sembrano fermi nel tempo, mentre i traghetti attraversano le lagune salate e raggiungono le bellissime spiagge. Al momento c’è scarso movimento, ma tutto lascia pensare che in estate qui ci sia il caos. Un salto al caratteristico mercato coperto per acquistare salumi locali e portarli all’Ilha de Tavira, dove regna il silenzio in questa stagione e mentre le gengive lavorano gli occhi si dilettano a guardare in ogni direzione. Riprendiamo l’autostrada, scoprendo che il sistema di pagamento automatico a riconoscimento della targa è attivo fra un’uscita e l’altra — veniamo addebitati di qualche decina di centesimi ogni pochi chilometri. Stranamente il carburante costa quasi come in Italia, mentre in Spagna valeva circa 30 centesimi in meno.
Dopo l’attraversamento del confine rileviamo subito quanto il Portogallo sia sostanzialmente più povero della Spagna, tanto nelle infrastrutture che nelle costruzioni private — più semplice e spartano, se vogliamo dirlo in altri termini. Siamo di fronte al mare e la primavera è ormai decollata, tanto che gli alberi stanno smettendo le fioriture e inizia a comparire il verde tenero delle foglie.
Il primo impatto con la costa dell’Algarve è splendido e non potrà che migliorare nel prosieguo dei due giorni. Scogli e faraglioni si susseguono con una fantasia che non stanca la vista, e l’oceano sembra quello delle cartoline tropicali, in un insieme di rara bellezza. Alte scogliere in arenaria rossa, interrotte saltuariamente da piccole spiagge, calette paradisiache e alcune grotte disegnano il paesaggio che segna il confine tra la terraferma e il mare.
Benagil, Cabo Carvoeiro e tramonto a Sagres
Alla Praia do Carvalho c’è una scalinata per raggiungere la spiaggetta rossiccia lungo il cui perimetro semicircolare si stagliano alte rocce. Questa è la costa atlantica meridionale, resa ancor più varia dalla presenza di archi, grotte ed enormi fori nella pietra calcarea. Il contrasto fra il colore della spiaggia tendente al rosso, del mare nelle sue tonalità blu e verdeazzurro, e il verde scintillante degli alberi in versione primaverile offre vedute semplicemente indimenticabili — ben oltre le immagini da catalogo. Restiamo un po’ interdetti quando andiamo a Benagil e scopriamo che in questa stagione i tour brevi non esistono e occorre spendere 30 euro per un giro lungo che comprenderebbe anche la perdita di tempo per il bagno nelle gelide acque dell’Atlantico. Optiamo quindi per il sentiero che ci consente di vedere la famosa grotta tramite il largo foro presente nel suo “soffitto”; il sole inizia però a declinare e la veduta dal basso risulterebbe già in ombra. Resta il fatto che la grotta è unica, anche vista dal punto meno scenografico — è uno dei posti più belli e fotografati del Portogallo, con un arco naturale che nasconde al suo interno una spiaggia scaldata dal sole attraverso un’apertura sulla volta. Camminiamo lungo i sentieri seguendo il bordo del precipizio, prestando attenzione a non sporgerci troppo: il terreno è friabile e cadere sarebbe fatale. A Cabo Carvoeiro un’altra veduta splendida ci sorprende all’altezza di un enorme arco, dove il mare si diverte a erodere millimetro dopo millimetro con la pazienza di chi ha il tempo dalla sua parte. Caratteristica che invece manca a noi: è ora di riprendere l’autostrada e spostarci decisamente a ovest, dove abbiamo un appuntamento col sole per il suo saluto serale all’Europa. Da qui si assiste al tramonto definitivo della giornata, in mezzo ad alcuni strati di nuvole puntualmente incendiati delle più svariate tonalità calde. Decidiamo di percorrere in macchina i 5 chilometri di strada sterrata che da Praia da Bordeira portano a Praia do Amado. Sono quasi le 18:00 — il Portogallo è indietro di un’ora rispetto a noi, ma molto più a ovest — quando inizia lo spettacolo: i faraglioni sembrano incendiarsi e il mare è un’enorme tinozza che si tinge di rosa. Sembra di vivere un momento surreale, dove il sogno prende il sopravvento e ci porta con sé oltre il tramonto. Il sottile manto di nuvole sembra una tenda orizzontale, sospesa e cangiante man mano che il sole scende, quasi a immergersi nell’oceano. Con un ultimo salto di una trentina di chilometri arriviamo a Sagres, dove ad attenderci c’è il gentile gestore della guesthouse. Da lui otteniamo un paio di utili indicazioni su dove cenare: finiamo in un ristorante dove si cucinano specialità di pesce, in particolare il famoso bacalhau e lo sgombro, dato che la stagione delle sardine va da maggio a ottobre. La giornata è stata lunga e i chilometri percorsi tanti — non resta che riposarci, perché domani sarà altrettanto.
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