Giorno 5
Siviglia
Il cuore dell’Andalusia, una cattedrale immensa e una città a dimensione d’uomo
Da Córdoba a Écija: arance amare e primo freddo
Alle 8:30 ci sono 6 °C e ci apprestiamo a lasciare la città del Califfo, non prima di una buona colazione al bar di Plaza de las Tendillas. Mentre raggiungiamo a piedi il parcheggio del Paseo de la Victoria assistiamo all’interessante scenetta che vede alcuni addetti dotati di bastone con un tridente orizzontale conficcato in punta, mentre sembrano giocare a biliardo con gli alberi di arance per far scendere i frutti, raccoglierli e spremerli — al fine di buttarli, in quanto non commestibili. Nell’aria si diffonde un buon profumo di agrume mentre i primi viandanti si recano al lavoro. La prima tappa odierna è Écija, dove ci accoglie un gelido sole — 1,5 °C — nella Plaza de España semideserta; a seguire passeggiamo fino al Palacio de Peñaflor con bei balconi e dipinti sulle pareti. Rientrando al parcheggio ci addentriamo nelle viuzze residenziali su strette callecitas con case basse, dove le comari chiacchierano fra loro del più e del meno e la vita si dipana lentamente nel tipico stile andaluso.
Carmona e arrivo a Siviglia
Lungo la strada il terreno si fa rossiccio e le coltivazioni di ulivi intensive — essendo in pianura, constano di un unico tronco. Solo il percorso salendo verso la cima della collina dove è adagiata Carmona vale la pena per la vista che offre sulle verdi pianure. Di primo acchito sembra paradossale vedere un paese abbarbicato fra angusti viottoli dov’è difficile passare, con tutto quello spazio sottostante a disposizione; ma le esigenze legate soprattutto a ragioni di difesa hanno portato quasi tutte le città antiche a essere fondate su colline piuttosto che sul fondo di fertili pianure — oggi tutto viene complicato ai fini della viabilità e dei parcheggi. Per quanto si visiti facilmente con una passeggiata di mezz’oretta, vale sicuramente la pena per vedere l’elaborato centro urbano e il bel complesso dove ha sede la Puerta de Sevilla, di memoria romana, visigota e araba, oltre all’alcázar piazzato al culmine della collina in una posizione che oggi si direbbe panoramica, un tempo strategica. In centro paese ci imbattiamo in una piazza circondata da portici occupati ora da piccoli negozietti e bar: insomma gli spazi che delineavano un tipico caravanserraglio, splendidamente conservato, che riporta alla memoria luoghi ben più a Oriente. E come in una logica continuazione la strada ci porta in 35 chilometri proprio a Siviglia, capitale dell’omonima provincia e di tutta la regione andalusa. Anche qui avevamo già adocchiato un parcheggio pubblico nelle vicinanze dell’hotel prenotato; andiamo a fare il check-in nel bello quanto comodo Hotel Zaida e partiamo all’esplorazione della città. Non avendo ancora pranzato, scegliamo una panchina illuminata dal sole in Plaza del Ayuntamiento per gustare un ottimo jamón con formaggio di capra, accompagnati da una deliziosa mezza bottiglia di Rioja che solo il pudore ci aveva impedito di terminare ieri sera a cena.
La Cattedrale gotica più grande del mondo
Ora che il giro può iniziare corroborato dallo spuntino, puntiamo subito al clou: la Cattedrale gotica più grande del mondo. Chi l’aveva ideata volle farla di dimensioni tali da far sì che i posteri avrebbero pensato fossero dei folli a costruire una mole così voluminosa — si può ben dire che non avessero torto, quando ci si trova di fronte a tanta maestosità. Forse la grandezza la si percepisce maggiormente dall’esterno, in quanto gli interni vengono “spezzati” dal coro centrale nel quale si trovano su un lato l’enorme pala d’altare — il retablo — e sull’altro gli stalli in legno finemente decorati. Questo perimetro rettangolare impedisce una visione d’insieme che la farebbe risultare immensa. A darle invece una dimensione più raccolta contribuiscono le molte cappelle laterali, che sovente si aprono in sale che varrebbero da sole le dimensioni di una chiesa, nonché le nicchie dedicate ai vari santi venerati in questa terra. Al posto di una di queste si trova quella che dovrebbe essere la tomba di Cristoforo Colombo. Il condizionale è d’obbligo, dati i pellegrinaggi che ha fatto il grande navigatore anche post mortem — con addirittura un nuovo viaggio oltre Atlantico. Evidentemente per alcuni il destino riserva una vita tranquilla fra quattro mura, mentre per altri la sorte è quella di viaggiare anche oltre l’inevitabile passaggio. La salita sulla Giralda — la torre campanaria la cui ascesa interna non presenta scalini, salvo alcuni in cima, proprio per consentire al muezzin di accedervi a cavallo e chiamare i fedeli alla preghiera — offre da quassù una vista che spazia su tutta la città e serve anche per orientare i prossimi passi. Parlando di muezzin va da sé che la torre un tempo era il minareto di una moschea, poi adattato alle esigenze del culto cristiano. Riscendiamo e terminiamo la visita della Cattedrale, degna d’interesse sotto ogni aspetto — incluso il bel patio con piante di aranci cariche di frutti. Vediamo quanto visitabile senza entrare nel Real Alcázar; procedendo attraverso i Jardines de Murillo e il Parque de María Luisa, arriviamo alla bellissima Plaza de España.
La Plaza de España e gli azulejos della storia
In questo luogo, in occasione dell’Esposizione Iberoamericana del 1929, è stato costruito un memoriale che ben rappresenta la Spagna nelle sue suddivisioni amministrative e caratteristiche locali. Vederlo per intero si traduce in una piacevole lezione di geografia e storia del Paese iberico; il tutto addolcito da corsi d’acqua e ponti che ammiccano allo stile veneziano ma rivestiti di azulejos. Il complesso risulta piacevole all’occhio, anche se rischia di diventare leggermente pesante e kitsch a un esame più attento. In ogni caso vale assolutamente la digressione in un pomeriggio dove la temperatura raggiunge i 23 °C e noi siamo ancora vestiti con abiti abbastanza pesanti, come richiedono le temperature mattutine e gli interni degli edifici storici.
Torre dell’Oro, Metropol Parasol e cena sevillana
Uscendo dal parco andiamo sul lungofiume per vedere la Torre dell’Oro e la Plaza de Toros, nonché alcuni interessanti edifici del quartiere El Arenal. Un breve passaggio per la doccia in hotel e aspettiamo l’ora di cena, alle 20:30. Essendo in centro andiamo a scattare un paio di foto all’Ayuntamiento e al Metropol Parasol, una struttura moderna informe che sembra un enorme waffle e nella quale gli architetti hanno dato libero sfogo al loro estro. Con la luce del tramonto appare assai interessante e lo sarà anche con le illuminazioni notturne. La zona dei ristoranti tipici frequentati dai locali non è distante, e grazie a una sapiente imbeccata finiamo in un locale dove sazieremo il nostro appetito con merluzzo fritto e carrillada di maiale — una sorta di spezzatino con vino rosso e spezie.
Siviglia rispetto a Córdoba presenta un maggior numero di monumenti e una preponderanza di taperie rispetto ai ristoranti — evidentemente questa è la cultura del luogo; non è comunque necessario fare grandi ricerche per trovare una buona sistemazione e consumare un pasto intero. Ancora due passi — forse qualcuno in più — per rivedere il Parasol, la Cattedrale, l’Alcázar e alcuni edifici by night. Con questo archiviamo la pagina sivigliana, restando col dubbio su quale fra le tre grandi città andaluse visitate finora possa considerarsi la migliore fra Granada, Córdoba e Siviglia. E ci manca ancora Malaga.
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