Kashmir: Srinagar

Giorno 3

Kashmir: Srinagar

02/08/2026 1 gallerie 0 Mappe Asia LU Luigi

Srinagar, dove il paradiso terrestre incontra l'inferno umano. Una città che sprigiona cultura all'interno di una verde valle che viene definita la Svizzera dell'India. E' il Kashmir, con tutte le sue contraddizioni

Sveglia alle 4:15, colazione assai presto in modo da raggiungere l’aeroporto, prima che il traffico s’impadronisca delle strade, per il volo interno con destinazione Srinagar. La compagnia è la Indigo, con la quale abbiamo già avuto esperienze positive e tale sarà anche stavolta. Il terminal 2 è recente e fluido nella sua organizzazione; ovviamente c’è molta polizia e controlli a accurati causa della guerra in Iran e per ragioni di atavica instabilità interna. Atterrati nella capitale del Kashmir ci accoglie una pioggia sottile quanto insistente che nel giro di poco lascerà spazio al cielo sereno; le ultime nuvole restano confinate intorno alle vette più alte mentre il verde trionfa maestoso in questa che viene chiamata la Svizzera dell’India, almeno in quanto a colori e vegetazione. Veniamo fin da subito presi in consegna da una guida locale che parla bene inglese e ci illustra come la regione sia interessante da visitare in tutte le stagioni (come da noi, qui sono quattro), incluso l’inverno per praticare lo sci; stagione in cui è tutto ghiacciato e le temperature possono scendere fino a -15°C. A giudicare dalla portata del fiume che l’attraversa viene da pensare che le piogge in questo periodo non manchino, pur non trovandoci in zona monsonica e contando su un tasso di umidità ideale. Uscendo dall’aeroporto vediamo fin da subito come tutto sia militarizzato: ovunque ci sono caserme, filo spinato, postazioni protette da sacchi di sabbia e uno stato di allerta a cui non siamo abituati. Mentre scattiamo alcune foto dal ponte sul fiume Jhelum il cielo si apre lentamente ma a sufficienza per cambiare il colore dell’acqua che va dal grigio all’azzurro.

Andiamo subito verso il lago Dal, sul quale si trova la house boat dove dormiremo stanotte. In effetti una delle maggior attrattive di Srinagar è rappresentata dal lago, dalle sue case galleggianti e dall’atmosfera che avvolge il tutto. Per arrivarci, dal molo occorre prendere una delle barchette taxi (chiamate shikara) che fanno la spola, normalmente azionate a remi da un minuscolo quanto nerboruto barcaiolo. Veniamo così in contatto con una realtà ormai resa commerciale dal turismo ma che ancora presenta i connotati di un vero e proprio paese galleggiante, conservando in parte la sua originalità. Accanto alle abitazioni che presentano insegne simili a piccoli hotel destinate ad ospitare forestieri, ciascuna ha circa quattro stanze, si vedono negozi raggiungibili solo via acqua, dimore dei locali e alcune case ormai abbandonate, memoria dei tempi in cui il Kashmir era una vera Svizzera e non ci si doveva guardare a protezione della propria incolumità. Ci sono anche attività artigianali come le falegnamerie, mentre le ninfee con qualche fiore di loto sparso rappresentano il decoro urbano. Non mancano nemmeno gli orti, ricavati dai lavori di bonifica delle paludi e ricchi di ogni genere di frutta e verdura. Nel complesso se ne ricava l’impressione di un simpatico disordine, dove la vita galleggia tranquilla come le acque del lago. E pensare che tutto ebbe inizio nell’800 quando il marahjah locale impedì ai forestieri di acquistare immobili sulla terraferma e gli inglesi si adattarono creando il sistema delle boat house. Le stanze della nostra residenza odierna sono in legno decorato, richiamando vagamente lo stile british coloniale, mentre il resto presenta un arredamento decisamente vivace ai limiti del kitsch. Dopo il tè di benvenuto, nel frattempo il cielo si è schiarito del tutto, si parte alla scoperta delle bellezze verdi di Srinagar.

E incominciamo dal Botanical Garden Srinagar, dove i prati ondulati vengono intervallati da cespugli fioriti a rendere un senso di pace, peraltro solo apparente o quantomeno limitata a certe zone. In effetti, la strada che sale verso la nostra destinazione è stata appena chiusa (ci dicono per un quarto d’ora) in quanto deve transitarvi qualche autorità e quando questo accade tutta la circolazione viene bloccata. La guida che ci accompagna dice che nelle vicinanze si trova l’edificio amministrativo del Kashmir, cercando di minimizzare le situazioni critiche ed esaltando le bellezze della regione per ognuna delle quattro stagioni; questo pur comprensibile atteggiamento non fa altro che attizzare la nostra curiosità. Quando imbocchiamo finalmente la strada che porta al Pari Mahal prediamo atto come la sicurezza sia una cosa seria da queste parti: per il solo fatto di costeggiare l’edificio isolato come se fosse un forte, dobbiamo scendere, far passare i nostri zainetti in uno scanner, venire perquisiti e finalmente possiamo risalire sulla vettura. Da qui ci si innalza lungo una ripida stradina ad arrivare all’ingresso. Si tratta di un giardino moghul con sette terrazze prospicenti il lago, sulle pendici di una collina e con una vista impagabile. All’interno si presenta un misto di storia e natura, con splendide vedute verso la morbida valle sottostante dove sorgono Srinagar e il lago. Una combinazione di bellezze assolutamente degne, in netto contrasto con i pur belli ma più aridi paesaggi tipicamente indiani.

Non che avessimo particolarmente appetito, ma la guida insiste affinché assaggiamo la tipica cucina kashmira dal momento che il nostro soggiorno nella regione sarà breve. E aveva perfettamente ragione, con il corrispettivo di pochi euro abbiamo l’occasione di deliziarci il palato. Come sovente accade in questi casi, l’accompagnatore ha i suoi contatti ai quali recapitare gli ospiti in modo da conciliare una visita conoscitiva a una tentata vendita: impariamo così a conoscere alcuni dettagli di come viene tessuto un tappeto kashmiro, il sistema con il quale vengono fissati i nodi all’interno di un telaio e altre interessanti note in merito. In cambio ne usciamo con l’acquisto di un paio di sciarpe. Costeggiamo il lago, dentro il quale si specchia un cielo azzurro, in senso antiorario per raggiungere un altro giardino botanico, il Nishat Bagh, in questo giorno festivo trasformato in acqua park grazie al ruscello che scende formando un gioco continuo di piscine e cascate, con bambini (e non solo) a fare il bagno e divertirsi. Per quanto riguarda le ragazze la regola vuole che possano intrattenersi con i coetanei ma vestite di tutto punto anche quando s’immergono. Ciò non impedisce loro di trascorrere una bella giornata rinfrescata dallo fluire dell’acqua. Nonostante la vicinanza cromatica, il verde scintillante del parco non fa il paio con le divise dei militari e i loro mezzi blindati che stazionano ovunque.

Una doccia (fredda) l’avremo anche noi nel momento in cui cerchiamo di andare in centro per vedere la moschea Jamia Masjid. A un posto di blocco sulla strada che circonda il lago ci viene intimato di tornare indietro, gli stranieri non possono accedervi. Chiediamo spiegazioni e la guida locale insiste nella sua versione: che la presenza militare è dovuta a un pellegrinaggio induista annuale in zona ed è unicamente volta a garantire la sicurezza dei molti fedeli di passaggio; fra pochi giorni Srinagar tornerà ad essere il paradiso di sempre sotto ogni profilo, con invito implicito a tornarci. In effetti il periodo coincide con lo Srhi Amarnathji Yatra 2026, occasione nella quale una moltitudine di induisti si reca presso una stalagmite di ghiaccio sacra, Shiva Lingam, situata all’interno della grotta di Amarnath, di cui vedremo le evidenze domani durante lo spostamento verso Kargil. Ma è altrettanto vero che lo stato di tensione è permanente a prescindere dalle millantate cause attuali. Nell’aprile dello scorso anno fu proprio l’eccidio di 33 induisti (vennero selezionati gli uomini di fede indù e trucidati di fronte alle loro donne) mentre si recavano a Pahalgam (una valle non distante da qui) con lo stesso obiettivo a originare una guerra con il Pakistan, breve ma intensa. Anche se diversi interlocutori (non solo musulmani) puntano il dito contro organismi legati in qualche modo al governo, i quali avrebbero orchestrato il tutto (nella migliore delle ipotesi, lasciato che il tutto accadesse) per alimentare la coesione induista e creare un’ulteriore faglia nei confronti dei musulmani e gli appartenenti ad altre religioni. Qualunque siano cause e mandanti degli attentati, il Kashmir rimane una polveriera che può fare comodo quale pretesto per la causa nazionale. Torniamo indietro compiendo il giro più lungo del lago per avvicinarci alla zona centrale ed esplorarla quanto più da vicino possibile tentando di carpirne l’atmosfera.

Faremo quattro passi lungo una via della città vecchia, su cui si affacciano negozi e bancarelle e dove vedremo antiche case costruite in legno con capolavori di architettura locale, dalle cui finestre s’intuiscono splendidi affreschi interni. Nonché l’interessante quotidianità con qualche curioso dettaglio, come l’abitudine di versare il latte dentro sacchetti di nylon anziché in contenitori rigidi. In un secondo momento riusciamo a divincolarci dalla guida e ci spingiamo da soli lungo la via principale della città: sembra di trovarci in guerra, nelle retrovie di un fronte che non esiste in quanto interno. Ovunque s’intravedono dei chioschi, in realtà sono postazioni protette da sacchi di sabbia, dietro cui spuntano i caschi dei militari e le canne dei fucili, pronti a sparare all’occorrenza (li vedremo anche domani lasciando Srinagar); raramente si vedono soldati distratti, nell’atteggiamento di chi sta aspettando di finire il turno; segno evidente che il rischio lo percepiscono, proprio perché di solito sono loro i primi obiettivi degli attacchi. In città la presenza si fa quasi asfissiante, tanto per i mezzi blindati che vanno e vengono quanto per gli uomini, disposti a poche decine di metri l’uno dall’altro. Questi si dividono in due categorie a seconda della divisa: i militari che indossano  la mimetica classica verde/marrone provengono dal resto dell’India, mentre gli uomini con la divisa nera e giubbotto antiproiettile al cui centro spicca una mostrina con il motto “solo Dio mi può giudicare” sono  gli NSG (National Security Guards) commando, appartenenti a  forze speciali kashmire che parlano la lingua locale e sanno  muoversi nel tessuto sociale come il resto dell’esercito non è in grado di fare; in sostanza, ex combattenti passati sul fronte opposto, pertanto invisi alla popolazione locale per il tradimento della causa indipendentista, ma anche per l’efferatezza operativa e la sbrigatività nei mezzi d’azione. Ne avremo contezza quando al rientro dal nostro giro l’autista sta scambiando alcune cordiali parole con un soldato in mimetica e interviene uno delle forze speciali. È ormai buio, con fare risoluto ci chiede i passaporti, ma la scena si fa interessante quando un suo collega alza il mitra come a puntare il documento, accendendo poi la torcia posta sopra la canna per consentirgli di capire chi siamo. Non abbiamo nulla da temere e veniamo immediatamente lasciati liberi.

Il centro vero e proprio gravita intorno alla clock tower, sulla via principale, particolarmente bella quando illuminata di notte, è ovviamente presidiata da ingenti forze militari e proprio qui nei prossimi giorni verranno effettuati perquisizioni e arresti in occasione del giorno dell’indipendenza. Il resto è un viale che vede scorrere ogni genere di umanità, contornato da un’infinità di negozi e bancarelle. Raggiunto e attraversato il fiume Jhelum, riteniamo che l’estensione del nostro tour fino all’Admira Kadal Bridge possa bastare. Chiamiamo autista e guida che non rispondono e decidiamo di rientrare a piedi prestando attenzione al traffico e agli altri rischi. Seppure nell’oscurità troviamo i nostri uomini e dopo l’incontro con i miliziani di cui sopra possiamo recarci al molo, per salire sulla navetta a remi che in breve, nel più assoluto silenzio e con le illuminazioni che si riflettono nel lago ci porterà alla nostra house boat dove avremo la cena. Il gestore ci ricorda cortesemente che siamo in ritardo: ha ragione, ma il centro di Srinagar è talmente intrigante da averci fatto dimenticare l’appetito. I kashmiri sono conosciuti per essere abili commercianti ma quello che più impressiona è la loro sagacia, la pazienza con la quale approcciano il cliente, aprono i borsoni e iniziano a dispiegare le loro mercanzie per terra o su un tavolino, incuranti che l’interlocutore manifesti fin dal principio la volontà di non acquistare. Dopo aver esposto il “catalogo”, di fronte all’indifferenza o diniego, con serafica pazienza ritirano il tutto per niente turbati dalla mancata vendita. Anche per questa ragione bisogna impegnarsi ed essere cortesi di fronte alla loro insistenza; nemmeno tanto facile visto che sbucano praticamente da ogni angolo, salendo perfino a bordo della house boat approfittando dei momenti di tranquillità del cliente. Ci son tre house boats appartenenti ad un unico nucleo familiare, che ha organizzato la cucina a bordo dell’imbarcazione centrale e da lì, ricevendo l’ordine via telefono cellulare, vengono preparati i pasti, eventuali spuntini e lo squisito tè speziato che gusteremo all’aperto dopo cena, godendoci la frescura e le luci riflesse nell’acqua placida. Dormire all’interno di questo piccolo hotel galleggiante è un’esperienza piacevole anche per la silenziosità ovattata dell’ambiente. Il centro di Srinagar con il suo vociare è appena a un paio di km, ma qui è un altro mondo.

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