Giorno 2
Visita di Delhi
La capitale del Paese più popoloso del mondo si presenta sotto una cappa di umidità monsonica, che nulla toglie al suo fascino
Poche ore di sonno sono sufficienti per iniziare alle 8:00 la giornata con il giusto temperamento e concentrazione. Durante colazione chiacchieriamo diffusamente con Khan; di tempo ne è trascorso e c’è molto da raccontarci. Nel frattempo ci raggiungono anche i due figli, cresciuti e sempre più simpatici, oggi in vacanza da scuola.
Ci troviamo con una giornata in più in virtù del volo anticipato, così ne approfittiamo per iniziare la visita di Delhi, in un contesto tutto sommato accettabile in termini di umidità. Andiamo a cambiare euro in rupie indiane presso un cambiavalute di fiducia, dal quale otteniamo il cambio assai favorevole di 1€ contro 109 rupie. Mentre aspettiamo osserviamo l’andirivieni di una lavanderia all’aperto, gente che va a ritirare biancheria appena lavata nel fiume e ben impacchettata. Alcune mucche oziano in mezzo alla strada brucando immondizia: welcome back to Delhi! Sembra retorica del passato quando si disquisisce sulla sacralità delle vacche indiane che passeggiano incuranti in mezzo al traffico impazzito, che cerca di aggirarle senza disturbare il divin bovino; ma è così nella realtà odierna dell’India, potenza nucleare ed economica del 2026. Vi sono parecchi cani in giro – direi perfino di più rispetto a due anni fa – ma ci assicurano non essere pericolosi neanche quando sono in branco, in effetti non avremo problemi di sorta durante tutto il viaggio. Ritorniamo così ad immergerci nel traffico dove pullulano auto, mezzi pesanti, tuk tuk e motociclette senza soluzione di continuità. Iniziamo la visita della capitale da New Delhi, la zona meridionale e più recente: la prima tappa turistica è il tempio indù di Jhandewalan dedicato ad Hanuman, il dio con il volto da scimmia sinonimo di saggezza e onestà; si trova in uno snodo caotico a sua volta sovrastato dal percorso della metro. Decidiamo di non entrare per non iniziare tutta la procedura di abluzioni in spazi ristretti e ci accontentiamo di qualche foto dall’esterno a questo edificio assai particolare. A Delhi è interessante vedere non solo i monumenti, quanto la laboriosa creatività che si osserva durante gli spostamenti, come ad esempio il barbiere o il calzolaio di strada .
Scattiamo un paio di foto al Laksmi Narayan Temple, col caratteristico colore rosso mattone, posizionandoci sull’altro lato della strada per poi visitarlo al suo interno dove tuttavia non è possibile scattare foto, ma è interessante vedere la gente in preghiera: c’è la possibilità di acquistare delle corone di fiori arancioni, quelle che noi chiamiamo carognette. Venne edificato dal facoltoso imprenditore Birla, vuole rappresentare una sintesi fra tutti gli appartenenti alla religione induista senza limiti di casta. Le divinità sono illuminate e ricoperte di gioielli, oggetto di prostrazione da parte dei fedeli, normalmente indiani, ma non manca qualche visitatore straniero. Questi ultimi sono relativamente pochi in quanto la stagione monsonica tiene distante il turismo di massa occidentale. E possiamo ben comprenderlo, in certi momenti si suda anche stando fermi. A volte il cielo si libera dalla cappa grigia e l’aria che si respira non è più asfissiante; ogni tanto scende qualche innocua goccia, ma l’impressione è che si tratti di condensa dell'umidità più che di vera pioggia.
Prossima tappa è il tempio sikh (che loro chiamano gurdwara) Bangla Sahib, molto decorato e ricco come solitamente si vedono i siti di culto appartenenti a questa religione. Del sikhismo abbiamo letto le caratteristiche salienti: risulta essere la più recente fra le fedi con almeno qualche milione di credenti (ha circa 500 anni) e predica principi decisamente condivisibili anche da appartenenti ad altre religioni o atei: oltre a dichiarare che gli uomini sono tutti uguali (concetto non facile da far passare nel paese delle caste), incoraggia il servizio disinteressato, la lotta per la giustizia e una condotta onesta in particolare quando si è il capofamiglia. In qualità di visitatori stranieri veniamo accolti in un salone dove gli operatori ci istruiscono sulle regole a cui attenerci: uomini e donne devono indossare vestiti lunghi, il capo va coperto, ci si deve lavare le mani e passare in uno specchio d’acqua dove purificare i piedi. A questo punto si è pronti ad entrare nel tempio all’interno del quale tutto luccica come fosse una gioielleria. I guru intonano canti coadiuvati da strumenti, mentre i fedeli pregano seduti a gambe incrociate sui ricchi tappeti; gli uomini indossano il caratteristico turbante sotto il quale si trovano i capelli, che non vengono mai tagliati. Dietro il sancta sanctorum vengono raccolte le offerte, qui vediamo perfino un POS per il bancomat o carte di credito. Ammiriamo con rispetto quanto ci sta intorno cercando di coglierne almeno la sintesi, ma senza devozione è difficile essere permeati dal mistero religioso. Del resto la visita aveva uno scopo conoscitivo e culturale, al quale se ne può aggiungere uno mistico seppure in forma limitata per noi. All’uscita si trova una grossa vasca circondata da colonnati nella quale è possibile bagnarsi i piedi nell’acqua sacra. È curioso notare come all’interno nuotino grossi pesci rossi simili alle sacre carpe koi giapponesi. Adiacente si trova una cucina dalla quale esce un alimento – a prima vista sembrerebbe malta – offerto a chiunque, quale simbolo di uguaglianza e condivisione fra tutti gli esseri viventi.
Dal religioso passiamo alla parte istituzionale con una passeggiata sul Rajpath, l’ampio e lunghissimo viale che connette l’India Gate da un lato e i palazzi del potere dall’altro (Rashtrapati Bhavan o residenza presidenziale, il Parlamento, ecc.). Lungo la passeggiata ci accompagna un enorme numero di simpatiche scimmiette che si deliziano tra i prati verdi adiacenti e i cespugli fioriti che costeggiano il viale pedonale; l’umidità si fa sentire e già solo il camminare risulta impegnativo.
Il Ghandi Smriti è stata l’ultima abitazione del mahatma nonché il luogo in cui è stato ucciso nel 1948. Rispetto alla volta scorsa, riusciamo anche a vedere il piano superiore, attualmente adibito a museo interattivo dove una intelligente serie di postazioni provano empiricamente come l’unione non solo faccia la forza ma sia fondamentale per fare determinate cose. Un esempio lo si ha quanto una persona tocca un polo situato per terra, tenendosi tutti per mano l’ultima persona tocca un altro polo situato poco distante e si accende la colonna in mezzo, ma basta che due mani si stacchino e l’illuminazione si spegne. Un altro esempio è fornito da una sorta di strumento, toccando il quale si colora una striscia verticale dello schermo posto poco sopra; uno dopo l’altro, toccando questa specie di marimba, finiscono per completare il quadro. Messaggio: se ognuno ne fa un pezzo, tutti insieme fanno il complessivo. Quando la tecnica offre una conferma pratica della filosofia. Le poche gocce scese nel frattempo che potremmo definire di condensa si sono esaurite e quando usciamo si può visitare il bel giardino verde , dove pietre piane a forma di piede ripercorrono gli ultimi passi di Ghandi prima di essere ferito a morte da un fanatico indù, il quale osteggiava la sua apertura a tutte le religioni e caste in un momento particolarmente difficile per l’India, appena emancipatosi dal colonialismo ma già impegnato nella partition con il Pakistan e nella guerra che ne è subito seguita. Luogo di silenzio all’interno di una delle città più caotiche del mondo, esattamente come Ghandi fu un esempio di convivenza pacifica all’interno di un mondo conflittuale. È interessante rilevare la dichiarazione dello stesso Gandhi, quando motivò le ragioni per cui viveva in una villa agiata e non accanto ai derelitti da lui stesso difesi nel quartiere povero in cui aveva abitato per molti anni, da quando si era trasferito a Delhi dal nativo Gujarat: qui poteva incontrare gli esponenti musulmani che non si sarebbero potuti recare nel suo quartiere prettamente induista in un momento, quello della partition col Pakistan avvenuto nel 1947, caratterizzato da forti tensioni interreligiose. Inoltre, la vicinanza ai palazzi governativi gli consentiva d’incontrare membri della politica di ogni parte. Mantenne tuttavia uno stile di vita decisamente semplice, al limite della povertà e venne ucciso proprio da un estremista indù.
Il tempo passa e l’appetito viene messo a tacere dalla smania di vedere e visitare. Sono ormai le 15:00 e riteniamo un break sia necessario per riprenderci dalle fatiche del caldo umido; troviamo una sorta di pasticceria dal cui banco preleviamo dei dolci squisiti, alcuni sembrano babà, ovviamente senza rum. Attraversando la strada si trova poi un chioschetto senza pretese: all’interno di un pentolone sta bollendo l’onnipresente masala chai (tè con latte, aromatizzato con zenzero, zucchero e chiodi di garofano) che viene versato dentro a bicchieri di terracotta usa e getta. Sembra quasi uno spreco dover buttare questi contenitori dopo averli utilizzati una sola volta, e ancora di più stupisce come con venti centesimi di euro si possa acquistare contenuto e contenitore. C’è anche un furgone sul cui fianco compare la sigla che sta a identificare l’ufficio comunale competente per la concessione delle licenze, in realtà gli operatori sono lì per riscuotere una modesta cifra che andrà ad integrare il loro misero stipendio, dal momento che l’esercizio si trova su suolo abusivo e non dispone di alcun permesso: quasi una sorta di vivi e lascia vivere fra poveri. Più che una guerra fra povera gente si potrebbe parlare di un fragile equilibrio dove ognuno ottiene quel minimo che gli consente per andare avanti. Per sua fortuna, il nostro venditore di tè speziato allo zenzero sta facendo discreti affari.
Si avvicina un guru (o almeno sembra tale), facciamo un paio di foto insieme e anche lui pare gradire della bevanda. Rinvigoriti ci rechiamo al prossimo luogo di culto, questa volta Bahai House of Worship, più famoso come Lotus Temple, dalla caratteristica forma architettonica. La fede Bahai contempla l’unità fra tutti gli uomini e il suo credo si ispira a una sintesi di tutte le religioni monoteiste, tanto che la splendida struttura marmorea bianca vuole simboleggiare la comunione anche spirituale fra tutta l’umanità; chi vi entra viene ordinatamente incanalato tramite volontari e invitato a raccogliersi in silenzio all'interno di questo tempio dove ognuno offre un pensiero, a seconda della propria religione o anche laico, dedicato appunto a quello che in sanscrito si dice “shanti”, cioè la pace. Il tutto avviene all’interno di una libertà universalistica intesa ad andare oltre le singole credenze. Il tempio si trova all’interno di un parco verde, dove la sua figura viene naturalmente esaltata, esattamente come fiore di loto che galleggia sulla base di un lago. Prima di entrare occorre togliersi scarpe e calze, azione per la quale si viene dotati di borsa per il trasporto e da restituire all’uscita, quindi si deve attraversare un piccolo bacino d’acqua e non si possono scattare fotografie.
Chiudiamo la giornata con la visita al Qutb Minar, un sito storico di origine islamica nel quale campeggia il minareto alto 73 metri, con alla base 15 metri di diametro e 2,5 mt in cima, risalente alla fine del XII secolo a celebrare i fasti della religione musulmana, rivestito da decorazioni e intarsi di pregevole fattura. Delicati artisti hanno saputo incidere centinaia di metri quadri di superficie sulle pareti del minareto e di altri edifici circostanti: una vera opera d’arte tipica dello stile islamico, ancor più godibile se visitata nel momento del tramonto, quando la luce obliqua fa risaltare le differenze di colore fra i vari mattoni e rendere meglio la tridimensionalità delle elaborate incisioni. Completa il quadro il meraviglioso giardino in cui il sito si trova, con alberi in fiore e un prato inglese.
L'umidità continua a essere alta, ma ogni tanto qualche brezza arriva per appiccicare il sudore delle magliette sulla pelle. Si rientra nella nostra dimora, impiegando un’ora nel momento di gran traffico (che normalmente si estende per una ventina d’ore al giorno). Questa sera la nostra amica prepara due piatti a base di pollo condito squisitamente con spezie delicate e volte a nobilitarne il gusto, insieme a riso biryani e ciapati (pane non lievitato dalla forma rotonda). Prima di andare a letto una tazza di masala chai corroborerà gli stomaci e le menti.