Giorno 16
Delhi...ziosa!
Ultimo giorno a Delhi e in India: l'Indipendence Day a fare da cornice colorata di un viaggio che ha saputo toccare le corde dell'anima
Ancora un giorno a spasso per Delhi, ancora un’esperienza nella bolla dell’umidità monsonica. Oggi si respira aria di festa per la celebrazione del giorno dell’Indipendenza, molto sentito per ragioni storiche ma soprattutto di contingenza politica. L’attuale governo ha basato la sua essenza sull’indianità dell’India, non una tautologia ma un chiaro orientamento per creare coesione all’interno del Paese e impedire derive etnico religiose potenzialmente attive un po' ovunque. L’occasione è dunque propizia per scatenare la propaganda e raccogliere intorno a sé l’orgoglio nazionale, espressione della liberazione dal colonialismo britannico ma soprattutto in un’ottica di consenso e unione verso i conflitti esistenti con Pakistan, Cina e le istanze indipendentiste. Tensioni tutt’altro che sopite e di cui siamo stati testimoni pressoché ogni giorno nelle ultime due settimane.
Nelle prime ore del mattino c’è poco traffico, sembra quasi di essere in un'altra città, anche perché i netturbini hanno fatto un gran lavoro per ripulire strade e marciapiedi liberandoli da ogni genere di spazzatura. Nei viali principali si coglie anche l’impressione che abbiano evacuato temporaneamente i poveracci che ne avevano fatto la loro dimora. Una decina di minuti in tuk tuk e raggiungiamo la stazione metro di Subhash Nagar; senza guida iniziamo la nostra giornata in autonomia, dopo aver pianificato attentamente stazioni di salita, interscambio e discesa. È interessante rilevare come il primo vagone del convoglio sia riservato alle donne mentre gli altri possono essere misti: anche se in quello dove siamo saliti – pur essendo misto – le donne occupano la parte a sinistra e gli uomini sono a destra. Noi ci troviamo casualmente e fortunatamente in centro, nella terra di tutti e di nessuno. Quando si va a comprare i biglietti (ma questo è solo un esempio) arriva puntualmente qualche individuo, il quale con naturalezza passa davanti alla coda senza dar adito a reazioni inviperite. In generale però c’è rispetto e buona educazione, la metro è pulita e i treni passano regolarmente.
La prima meta odierna è lo Swaminarayan Akshardham, un enigmatico tempio induista, moderno quanto sfarzoso, in posizione periferica a est di New Delhi. Di recente costruzione (venne inaugurato nel 2005), a differenza di altri siti dello stesso credo, questo presenta due peculiarità: non risulta dedicato alle canoniche divinità induiste e i templi sono in arenaria scolpita a mano, architetture interne ed esterne decisamente inusuali rispetto a quanto siamo abituati a vedere. È dedicato a un asceta, Bhagwan Swaminarayan, il quale ebbe l’ispirazione in tenera età e a 16 anni iniziò un pellegrinaggio di 12.000 km passando per il lago Manasarovar alle pendici del monte Kailash. Il complesso appartiene al BAPS, una corrente religiosa devota al dio Vishnu, la quale può contare su devoti in tutto il mondo, raccogliendo importi enormi in donazioni che in buona parte vengono investiti per finanziare costruzioni religiose. Attività che creano lavoro per molti artigiani, solo per questo ne sono stati impiegati 7.000 a scolpire oltre 20.000 fra statue e decorazioni.
Anche l’ingresso evidenzia le sue peculiarità: esiste una sofisticata procedura per lasciare zainetti, telefoni e apparecchiature elettroniche (compresi i caricabatterie) mai vista in precedenza. I controlli sono estremamente minuziosi, come se si entrasse in un caveau, e forse è proprio così. L’organizzazione è perfetta e le istruzioni sono comprensibili, così compiliamo i moduli dove dichiariamo cosa stiamo depositando, portando con noi solo i marsupi con passaporti e portafogli, oggetti a loro volta di dettagliato controllo. Viene consegnato un token da scambiare al rientro per avere indietro quanto lasciato. Si entra e compare subito un giardino tenuto a perfezione, al fondo del quale si trova un’enorme statua dorata, per la verità più in stile hollywoodiano che indiano. Vale la pena indugiare qualche minuto in mezzo alle aiuole nonostante il sole umido renda il fisico alla stregua di uno straccio. Alcune sale forniscono spiegazioni e ospitano mostre permanenti, mentre il tempio è una sontuosa esaltazione di arte e ricchezza. Finemente cesellato all’esterno su un’enorme superficie, all’interno è ancora più delicato, luccicante di pietre preziose, fra le quali si riconoscono diademi e smeraldi. Ostenta un fascino particolare non esattamente in linea con l’ortodossia induista; l’interno sembra più simile a quello di una chiesa (con tutti i dovuti distinguo), ovviamente molto più ricco e sfarzoso.
Andiamo a ritirare i nostri averi, riprendiamo la metro dalla stazione poco distante e ritorniamo a New Delhi nella zona del parlamento. Ricorrendo oggi il giorno dell’Indipendenza è tutto blindato, come se fosse uno di guerra anziché di festa, ma situazioni e umori possono cambiare in fretta, in particolar modo da queste parti. Riusciamo a malapena a fare un paio di foto agli edifici adiacenti del nuovo e vecchio parlamento protetti da numerose transenne, presidiate da militari gentili quanto irremovibili.
Ci allontaniamo dalla zona “politica” strettamente blindata passeggiando lungo il viale alberato che porta a Connaught square, dove all’interno di un parco che funge da centro della rotonda si trova un’enorme bandiera dell’India, è il riferimento simbolico ufficiale del Paese. Da qui ingaggiamo un tuk tuk fino a “casa”; avendo ancora un po' di tempo ne approfittiamo per fare il giro nelle vie laterali dove c’è un bazar in attesa di ore più fresche per potersi animare. C’è invece una pasticceria aperta e non ci facciamo sfuggire l’occasione per un ultimo lassi, la tipica bevanda a base di yogurt e spezie, che rappresenterebbe da solo una valida ragione per venire fin qui.
La cena di commiato in casa (piatto forte: kebab di pollo) crea il primo sentimento di nostalgia per l’imminente partenza, ma tutte le cose belle sono destinate a finire e quest’avventura lo è stata anche per il palato.
Ma c’è ancora una sorpresa: andando al piano superiore, in terrazza, il cielo si è riempito di aquiloni che svolazzano sopra Delhi. Realizziamo immediatamente l’abbinamento con la libertà ed è una splendida idea, nella sera del giorno in cui si festeggia l’indipendenza, ammirare questi strumenti librarsi sopra i tetti della capitale. Non sarebbe una cattiva idea se anche in Italia la sera del 25 aprile facessimo volare stormi di aquiloni colorati sulle nostre città in abbinamento, o magari in sostituzione, a discorsi vacui e consunti. Un’altra lezione imparata dall’India.
Molto più di un hotel: a casa di un amico












