Giorno 5

Dolomiti friulane

Sauris fra lago e architetture rurali, gli orologi di Pesariis, il mitico ciclistico Zoncolan e la ricostruita Venzone

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Dolomiti friulane

La veloce organizzazione del viaggio aveva lasciato questa zona un po’ scoperta in quanto a percorso e zone da visitare: ci sono parecchi siti interessanti con la difficoltà di congiungere l’uno all’altro. Scopriamo come la strada che porta a Sauris non sia poi tanto male, anzi è perfino caratteristica grazie alla serie di tunnel lastricati in porfido che superano zone aspre. Raggiunto il lago Sauris, con le sue acque tra il verde e l’azzurro decidiamo di passare sopra la diga ed andare al Passo Pura. Una strada dov’è auspicabile non trovare qualcuno che la percorre in senso inverso. Ormai siamo sopra Ampezzo e ritorniamo nella valle del Tagliamento per risalire disegnando a questo punto un cerchio la via percorsa solo un paio d’ore prima. Niente di noioso affatto! A questo punto però andiamo a Sauris, un gruppo di borgate incastonate in un autentico paradiso, con architetture lignee da sogno e gente attenta all’ordine ed alle manutenzioni. Intorno alle case le cataste di legna sono disposte in modo originale ed artistico, con la complicità di archetti in metallo e assicelle su cui vengono posati degli splendidi vasi fioriti. All’interno di esse abili mani hanno anche costruito delle piccole casette utilizzando legnetti e facendo lavorare la fantasia. Sopra i ballatoi ci sono delle barre orizzontali dove venivano appese le piante ad essiccare. Riesce facile immaginare come potesse essere la vita nell’epoca in cui gli spostamenti erano disagevoli, dove la gente possedeva un grande senso della comunità. Nella parte superiore del paese spicca uno dei prosciuttifici storici della zona, visitabile su prenotazione. Sembra un posto ideale dove viverci, ma ci tocca proseguire facendo un lungo quanto piacevole giro su alte strade che ci porterà a Pesariis, il paese degli orologi, dove l’ingegno locale da almeno quattro secoli porta a produrre pezzi d’eccellenza, tanto da trasformare il centro abitato in un vero museo all’aperto dove si trovano gli orologi (16 o 17 pezzi) più fantasiosi. Un tour sicuramente interessante e tempo (è proprio il caso di dirlo) decisamente ben speso. Prima però andiamo ad acquistare speck di Sauris tagliato fine e formaggio locale di malga invecchiato 4 mesi nella locale bottega, pasto che consumiamo sulle gradinate del locale campetto di calcio. Ci siamo solo noi e vinciamo facile sulle leccornie locali. Anche qui il Vaia ha seminato distruzione e morte di alberi, lasciando il paese senza corrente per 5 giorni durante la buriana.

Panorama vasto delle Alpi italiane con pendii boscosi e cime rocciose.

Ma il tempo passa anche veloce ed abbiamo appuntamento con la meta più orientale del nostro tour: lo Zoncolan (1.750 mt) con le sue ripidità, anche se compiremo l’ascesa in auto piuttosto che in bici. Siamo nella zona dei mobilifici tipici del rustico di montagna, passiamo a Ravascletto ed affrontiamo la salita da Sutrio a 575 mt (con le sue belle sculture lignee che rappresentano, tra l’altro, alcuni personaggi del Presepe), la via più morbida di 14 km, quella che normalmente viene usata per la discesa nella tappa del Giro d’Italia. Una volta al colle, saliamo sulla punta panoramica del Monte Tamai tramite una pista da sci. Sotto di noi a sud la valle del Tagliamento, belle rocce dolomitiche sugli altri versanti, fino a vedere i ghiacciai austriaci. Al colle arrivano alcuni ciclisti stremati quanto felici per la salita estrema da Ovaro, ca. 1200 mt da compiere in 10km appena; è comprensibile la nostra invidia ed ammirazione, mentre noi abbiamo affrontato la salita con mezzi meccanizzati. A questo punto si tratta di scendere e l’operazione non si presenta particolarmente semplice, fortuna che siamo già nel tardo pomeriggio ed a salire sono decisamente in pochi. Subito tornanti stretti e secchi, poi estremamente suggestive le tre gallerie all’interno delle quali passa a malapena un’auto: sono lunghe alcune centinaia di metri ma essendo diritte ci si vede da una parte all’altra e chi è ancora all’esterno attende l’uscita dell’altra vettura. Come in ogni salita a tornanti che si rispetti ogni curva è dedicata ad un ciclista famoso di cui spicca l’immagine a rendere ancora più interessante la visita e forse a distrarre i ciclisti dalla fatica! Siamo ormai in prossimità della pianura, ci dirigiamo verso Venzone, una cittadina molto particolare. La storia le è stata benigna, dotandola di una bella cinta muraria, un centro storico in pietra grigia ed una chiesa dalle belle architetture. Tutto questo è andato però distrutto in una fatale notte del 6 maggio 1976, quando il terremoto ha raso al suolo tutta la zona: le foto sotto il Palazzo Comunale mostrano il prima, l’immediato dopo terremoto e la successiva ricostruzione fanno venire i brividi. Anche se le tecnologie non erano ancora evolute come oggi, il fatto di essere una città storica e pertanto con una ricca documentazione sui monumenti, ha reso possibile ricostruirla grazie alle foto scattate in precedenza per ogni dettaglio, così è stata rimessa pietra su pietra facendo tornare il paese sostanzialmente nella sua forma originaria. Rimangono solo alcuni edifici (fra i quali una chiesa) messi in sicurezza ma lasciati com’erano a memoria del disastro. In ogni caso nei blocchi rimessi al loro posto si riscontrano gli urti e le sofferenze subite a testimonianza che il passato è passato solo fino ad un certo punto. Alcuni turisti passeggiano incuriositi, mentre i locali sorseggiano un bianchetto nei bar all’aperto. Contrasti in uno fra quelli che vengono considerati i borghi più belli d’Italia, arricchito a sua volta dai negozi di decorazioni con la lavanda, prodotto tipico della zona. Sono ormai le 18,30, il navigatore ci porta lungo strette ma piacevoli stradine che costeggiano il Tagliamento, mentre il sole scompare a poco a poco dall’orizzonte; facciamo solo una breve fermata per vedere il laghetto di Cornino ed in breve siamo a Maniago, la città dei coltelli, dove ha sede il nostro hotel sulla piazza centrale. Una sistemazione con pasticceria e bar annesso, dove scopriamo che fanno anche servizio ristorante. E che servizio! Lo Chef, un vero ingegnere della gastronomia, ci permette di apprezzare una cucina veramente tipica. Gustiamo le opere di un piatto di affettati misti del Friuli ed un salume formato da soppressa all’esterno e all’interno lardo con lonza di maiale stagionato alle erbe, fatto cuocere lentamente nel vino. Completano l’opera fette di salame cotto e strudel della pasticceria locale. Una passeggiata digestiva nel centro cittadino accaldato, con noi più sensibili alla temperatura dopo diverse giornate al fresco, ma tranquillo come si conviene ad una cittadina di provincia.

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