Giorno 4

Il cuore delle Dolomiti

Il Patrimonio Unesco di fronte a noi nel suo dolomitico splendore

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Il cuore delle Dolomiti

Il cielo è sereno e conseguentemente la giornata è fresca. Le famose quanto magiche vette Dolomitiche (in particolare il Catinaccio e Scillar) iniziano a scintillare sotto il primo sole, con una spolverata di neve a renderle ancora più belle. Oggi bisogna approfittare del bel tempo ed intensificare le visite. Andiamo subito al Passo Sella, stretto fra il Sassolungo ed il gruppo del Sella, con la Marmolada non distante a sud. Ci sono 4°C ma il paesaggio è di quelli che riscaldano, ripercorriamo la stessa strada verso Canazei ma stavolta andiamo al Passo Pordoi a 2250 mt. Così come il Tonale non è molto attraente, con tutti gli impianti sciistici che si stagliano ovunque; solo la vista del Sella risulta ben degna di nota. Scendiamo su strada stretta nell’anonima Arabba, risaliamo al Passo di Campolongo e giù fino a Corvara, da cui si dipartono la Val Gardena e la Val Badia, entrambe sedi di grandi piste di discesa libera maschile. Dopo un paio di foto al quadro di colori verde e ocra delle montagne prendiamo la via della seconda in direzione nord. La prima parte è stretta in una vallata non eccezionale se paragonata a quanto visto finora, salvo poi aprirsi in praterie con forte pendenza dove abili contadini dotati di macchinari appropriati e ruote chiodate tagliano l’erba in condizioni estreme. È una zona prettamente agricola, con case in legno di grande pregio; il tutto in un contesto scintillante. Ci fermiamo al Passo Furcia per salire rapidamente a piedi al Plan de Corones con il minimo dell’attrezzatura. Su c’è il mondo, con funivie che giungono da San Vigilio di Marebbe e da Brunico, ma restiamo ammirati nel vedere un paio di yak che fanno da ottimo soggetto sulle montagne di sfondo. L’organizzazione tutta trentina fa sì che i turisti abbiano svariati modi di trascorrere il tempo: dalle due piste di discesa con la MTB, al sentiero escursionistico piuttosto che ai trasporti via cavo per chi non è molto sportivo. Ce n’è per tutti, insomma. Anche per chi vuole vedere un museo, sull’ampio piazzale che ne disegna la “punta” si trova uno dei MMM Museum, inaugurato intorno al 2016 e presenta un’architettura a tunnel decisamente moderna, per quanto parzialmente integrata nel terreno. Alcuni pannelli attirano l’attenzione sui villaggi a metà della valle, lungo il ripido pendio, e rimarcano le difficoltà della vita di un tempo, nonché l’essenziale collaborazione fra i compaesani in inverno quando rimanevano isolati per intere settimane, come fossero un’unica grande famiglia. Rapida discesa, riprendiamo la vettura e ci fermiamo a mangiare il formaggio Trentingrana acquistato ieri, seduti su una panchina panoramica aggettante nel verde della vallata ai suoi piedi. A questo punto siamo in Val Pusteria, dove scorre la Statale che conduce a Dobbiaco, ormai in prossimità del confine austriaco. Ma prima di raggiungere il capoluogo della valle dedichiamo un paio d’ore alla visita del lago di Brajes. A causa dell’elevato numero di visitatori l’accesso è vietato alle auto dalle 10 alle 15, occorre usare le navette ma sono le 14,30. Consideriamo Brajes un obiettivo irrinunciabile ed attendiamo la mezz’oretta per poter percorrere gli ultimi 5 km di strada. La tariffa del parcheggio è salata (6€) ma la vista ne vale la pena. Anche qui le montagne dolomitiche raddoppiano la loro immagine proiettandosi sull’acqua, mentre un contorno di pini circonda lo specchio. Il giro perimetrale richiede un’ora di camminata, resa lenta all’inizio a causa del sovraffollamento. Non potendo garantire il distanziamento minimo di un metro, viene richiesto di portare la maschera; misura rispettata almeno nel tratto più trafficato.

Cavallo in una valle alpina con un lago verde brillante e montagne imponenti sullo sfondo.

Ogni scorcio offre una vista splendida: l’acqua non presenta il colore smeraldino del Carezza, potremmo dire che ha una tonalità di verde “satinato”, pertanto meno trasparente. Rientriamo al parcheggio, puntiamo su Dobbiaco e sulla Statale 51 direzione sud che si snoda lungo foreste illuminate dal sole ormai calante arrivando alla deviazione che porta a Misurina. Anche qui i colori sono indimenticabili: abbiamo solo il tempo per un paio di foto, che la strada oggi è ancora lunga. Con Auronzo (sede del ritiro della Lazio in questi giorni) siamo ormai in Cadore, con altre belle montagne che assumono sempre più tonalità rosseggianti, anche se meno turistica e si vedono meno targhe straniere. Ad un certo punto svoltiamo su una stretta Statale in direzione est per superare il confine virtuale con il Friuli e raggiungere in poco tempo Forni di Sopra, dove si trova il nostro hotel. La zona sembra assai selvaggia, lo stesso hotel è in posizione poco turistica in prossimità del Tagliamento, in questo punto ancora poco più che un rigagnolo: occorre superare un ponte e tornare indietro di 800 mt in una zona dove non s’incontrano altri edifici. L’ambiente è semplice ma i molti ospiti lasciano pensare sia assai gettonato. La cucina (prosciutto di Sauris affumicato, soppressa, ragout e costata di cervo) ed il vino (refosco) sono all’altezza ben più di quanto il sito dall’esterno lasci presupporre. Il nome dell’hotel, Nouitas, c’incuriosisce e chiediamo lumi al simpatico gestore, il quale ammette che la toponomastica orale non è arrivata fino a noi: si pensa sia dovuto al nome dei canaloni che venivano utilizzati per far scendere i tronchi, i quali proseguivano tramite fluitazione sul Tagliamento. La vita non dev’essere stata facile da queste parti e questo sembra aver inciso nel carattere della gente: cordiale e amichevole ma nel contempo riservata, quasi che nel loro atteggiamento odierno si percepisca la fatica quotidiana delle antiche generazioni. Verrebbe da pensare che l’asperità delle montagne abbia anche scolpito il carattere umano. Il sonno tranquillo è assicurato con la collaborazione attiva del refosco e del semifreddo al bombardino.

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