Giorno 1

Lago d’Iseo e Livigno

Quasi un’exclave italiana in Svizzera, dotata di supreme bellezze naturali

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Lago d’Iseo e Livigno

La regola tutta italiana che reputa più pericoloso trascorrere due settimane in tenda da soli in Africa piuttosto che intraprendere braciolate in patria con parenti ed amici nei BBQ di Ferragosto ci lascia indubbiamente perplessi, ma i programmi di quest’anno devono essere prorogati di 12 mesi a causa dell’impossibilità a viaggiare per turismo fuori dall’Europa. La norma sembra calzata apposta per obbligare a fare ferie in Italia e le costrizioni ci risultano un po’ strette da ovunque esse provengano. Il meteo nei prossimi giorni promette variabilità, così stiliamo un programma di massima con l’intenzione di definirlo ogni 24 ore in funzione delle previsioni, programmando percorso ed accomodation di conseguenza. Ne uscirà un viaggio faticoso ma al di sopra delle aspettative, nel quale siamo riusciti a contemperare esigenze turistiche, escursionistiche e metereologiche pur con un’organizzazione non pianificata come d’abitudine. Le montagne fuori dal Piemonte hanno sempre riscosso interesse ma il nostro playground restano logicamente le Alpi Occidentali. Una cavalcata sulle montagne dalla Lombardia al Friuli però non era mai stata pensata e ci sarebbe voluto il Covid con tutte le sue paure e restrizioni a portarci ad imbastire questo interessante piano B, il cui risultato non ha lasciato dubbi.

Panorama delle Alpi italiane con foreste e montagne innevate sotto un cielo azzurro.

Partiamo così lunedì mattina sotto un cielo plumbeo con prima tappa il lago d’Iseo. L’acqua ovviamente riflette il cielo e non resta che vedere un doppio velo grigio sotto e sopra di noi, immaginando quando potrebbe essere bello fosse illuminato dal sole. Il tutto presenta comunque un suo fascino nostalgico, come sa rendere una foto in bianco e nero. Con una serie interminabile di gallerie percorriamo la Valcamonica fino a Edolo, quindi saliamo al passo dell’Aprica ed ancora per lunghi tunnel raggiungiamo Bormio: cielo ancora coperto ma prati scintillanti di verde. A questo punto puntiamo verso ovest a scavalcare il passo del Foscagno, superando la dogana ed arrivando a Livigno (1850 mt). Qui facciamo il check in nell’hotel situato in prossimità del centro e ci apprestiamo per una passeggiata nel paese. Diversamente da molte altre località di montagna, Livigno presenta un centro che emana storia di montagna ben integrata alle esigenze commerciali moderne. Antichi edifici ospitano negozi di articoli sportivi o souvenirs, mentre non mancano abitazioni locali ed alcune case malandate anche in pieno centro. Cosa che va vista positivamente, pensando che la speculazione edilizia non si sia ancora impossessata dell’intero paese. Per la verità anche i dintorni non presentano i palazzi di stile sovietico che invece caratterizzano altre località montane: potremmo definirlo un presente ben integrato nelle architetture del passato. Per contro si vedono molti negozi dediti ad attività prettamente “di casa” come la produzione e vendita della famosa bresaola. Acquistiamo il nostro litro di alcool (di più non ne è concesso) ed andiamo a fare una passeggiata lungo la sterrata che borda la riva destra del lago, raggiungendo il ristoro posto ad un paio di km dalla partenza. Lungo il cammino si mette a piovere e gli ombrelli tornano molto utili; anche questo lago in versione grigia ha il suo fascino, ma niente di comparabile a quanto si sarebbe però ammirato con il sole. E soprattutto non ci sarebbero solo 6° con vento da gelare le mani. Per cena decidiamo di allontanarci da Livigno ed andare in un ristorante situato sulla sponda opposta del lago, dove la strada in un susseguirsi di tunnel corre stretta in direzione del confine svizzero fra la montagna e la riva. Quando il GPS ci dice che siamo ormai arrivati, continuiamo solo a vedere acqua sulla destra e roccia sulla sinistra, se non fosse che in un anfratto strappato alla montagna compare improvvisamente una casetta che altro non può essere se non la nostra meta. È tutto molto semplice, quasi modesto, non fosse per l’eccellenza della cucina e la tipicità dei piatti e della proprietaria. Assaggiamo così gli sciatt (palline di formaggio fritto in pastella), spezzatino e bistecca di cervo ai mirtilli, il tutto ben accompagnato da una palla di polenta taragna. Il gelato ai mirtilli caldi rappresenta l’ottimo suggello di una buona cena. Lungo la strada è tutto molto tranquillo perché il tunnel del Gallo rimarrà chiuso fino ad inizio dicembre per lavori di incremento dell’altezza, pertanto è il tratto è una sorta di vicolo cieco, chiuso proprio all’altezza del ristorante. Parlando con i gestori ci confermano la presenza di molti animali, che si vedono comunemente al mattino sulla strada lungo il lago (un branco di caprioli farà la sua comparsa proprio mentre rientriamo) e la comparsa di un primo lupo; non si sa se si tratta di un caso isolato oppure dell’epigono di un primo branco. Sul bancone bar del ristorante ci incuriosiscono dei rosoni intagliati, che ritenevamo tipici della cultura occitana, invece sembrano riguardare le Alpi intere; ci dicono che vengono fatti da un numero sempre minore di artigiani, i quali si tramandano la tradizione di padre in figlio. È curioso notare la posizione di Livigno, una vera enclave che degrada verso la Svizzera, lo stesso torrente scende nel lago in direzione nord, ci dobbiamo quindi attendere che le sue acque finiscano nel Rodano e quindi andranno a sboccare nel Tirreno diversamente dal resto dei fiumi norditaliani che sboccano invece nell’Adriatico. Da Livigno si possono portare alcune derrate tax free come 1 lt di alcool o liquore forte, uno di amaro, del tabacco e fino a 300€ di altre merci; su queste non ci sono grandi controlli ma nemmeno grossi vantaggi.

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