Giorno 4

Lettonia: entroterra e Riga

Dimore nel verde con qualche contrasto e l’affascinante capitale

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Lettonia: entroterra e Riga

Sigulda

Prima di partire per una vacanza è consuetudine ricevere l’auspicio di amici e parenti per un buon riposo, cosa che capita regolarmente anche a noi e che altrettanto regolarmente non ci capita di mettere in atto. La signora ci ha detto che avremmo avuto una famiglia di estoni e dei russi come vicini al piano superiore, pertanto quando suona la sveglia alle 6 ci muoviamo con circospezione per non disturbare chi sta ancora dormendo. Una frugale colazione e via lungo strade dove incontriamo solo cicogne in cerca di cibo nei prati ed un bel cerbiatto. È domenica mattina, pertanto il traffico risulta essere quasi assente per lunghi tratti. Attraversiamo il confine con la Lettonia, ma il paesaggio non cambia, forse le case di campagna sono solo un po’ più semplici. L’unico segnale ad evidenziare il passaggio in un altro Stato sono i cartelli classici dei posti di confine, nessun controllo e nessuna presenza umana. Arriviamo ad un bivio sulla statale 7: a sinistra si va a Plskov in Russia, a destra verso Riga. La scelta è obbligata ed in qualche decina di km raggiungiamo una splendida area in cui si trova il Parco Nazionale di Gauja. Visitiamo dapprima Cesis, con il bel castello seminascosto dalle fronde alberate del parco circostante. È interessante ma la visita è rapida, così come lo sarà quella di Ligatne, distante una ventina di km. Qui il sito di maggior interesse non è tanto naturalistico quanto terribilmente umano: nascosto sotto il finto nome di Pension si trova un rifugio antinucleare nel bel mezzo della foresta. La cosiddetta pensione adesso funge da centro di riabilitazione ma il rifugio è stato scoperto solo nel 2003. I sovietici erano riusciti a tenerlo segreto durante il periodo di presenza (meglio dire occupazione) in Lettonia e chi sapeva ha taciuto anche dopo. Purtroppo la visita guidata è alle 14 e siamo solo a metà mattinata, pertanto non riusciamo a vedere l’interno, che a quanto pare è rimasto tale quale al momento della scoperta. Unico segnale di anomalia sono i condomini a forma di parallelepipedo a poche centinaia di metri, in un contesto che di urbano non dovrebbe avere nulla.

Uno specchio d'acqua tranquillo riflette una fitta vegetazione verde e alberi lungo la riva.

Castello Nuovo di Sigulda

Un paio di meritate foto al lago di Ligatne conclude la fugace visita. Probabilmente la zona più interessante da vedere è quella di Sigulda, con i suoi castelli ed i sentieri che li collegano. Attraversiamo a piedi il ponte sul fiume Gauja per imboccare un sentiero nel fitto del bosco e delle zanzare per giungere in cima alla collina dove si trova una grossa quanto elegante villa attualmente adibita a centro di riabilitazione (un altro), da qui andiamo a vedere quel poco che rimane del castello e scendiamo lungo belle quanto ripide scalinate in legno. Purtroppo la grotta di Gutmana ed il Centro Museale richiedono del tempo che non abbiamo per attendere ad un semaforo a senso alternato causa lavori di asfaltatura; andiamo così a vedere il Castello Nuovo di Sigulda, dietro il quale si trova quello vecchio semidistrutto. Il complesso è arricchito da uno splendido giardino, dove pranzeremo con dell’ottimo prosciutto acquistato a Cesis. Confortati nella vista e nel gusto riteniamo sia giunta l’ora di puntare sulla capitale, Riga

Il volto urbano di Sigulda

La capitale lettone si presenta come farebbero tutti i grandi centri urbani in una domenica estiva all’ora di pranzo: traffico stradale quasi azzerato, qualche capannello di persone all’ombra o in prossimità dei locali che offrono da mangiare ed un senso di generale tranquillità sotto un sole caldo ma ben ventilato e senza afa. In sostanza, le condizioni ideali per fare un giro turistico e non ci faremo pregare. Innanzitutto prendiamo possesso della stanza nell’hotel che si trova sul lungofiume Daugava, situato vicinissimo al centro e con possibilità di parcheggiare la macchina in un luogo sorvegliato a due minuti dall’hotel stesso. Tutto funziona alla perfezione, tanto che in pochi minuti (sono le 15,30) siamo pronti cartina alla mano per iniziare il giro. Anche qui il traffico umano è rappresentato soprattutto da lettoni (fossero anche di altri Paesi Baltici non riusciremmo comunque distinguerli per lingua e sembianze) e pochi stranieri di matrice occidentale. Un vero peccato per una città ed una giornata degni di visita, ma il Covid e le sue conseguenze anche burocratiche hanno tenuto distante il turismo di massa. Meglio per noi che disponiamo di più ampi spazi di movimento, anche se Riga risulta essere meno concentrata nel suo nucleo storico rispetto a Tallinn, con lo svantaggio che ci sono più km da percorrere a piedi. La piazza del Municipio rappresenta il punto ideale per dare inizio alla lunga camminata, qui si trova in effetti un concentrato palazzi dalle caratteristiche architettoniche diverse e talvolta contrastanti: il Municipio, la recentemente quanto splendidamente ricostruita Casa delle Teste Nere (un gioiello costruttivo del Nord) con di fronte il monumento all’albero di Natale che si presume abbia avuto proprio origine nella Casa, oltre ad alcuni palazzi squadrati e grigi di chiara matrice sovietica. Poco oltre si trova il castello (niente di particolare), la Cattedrale Luterana di Riga con il Museo d’Arte della Borsa, il gruppo di edifici storici detto i Tre Fratelli e la Cattedrale Cattolica di San Giacomo, che visitiamo anche all’interno. Più avanti la Torna Iela corre fra la Porta Svedese e le Jacob’s Barracks da un lato e le Mura Cittadine dall’altro, due momenti di storia lungo la stessa via al culmine della quale si trova la Torre delle Polveri. Una breve digressione per vedere la Casa del Gatto, con la particolare storia legata al felino troneggiante sulla punta del tetto. Rientriamo sui nostri passi e percorriamo il bel parco che contorna il Pisletas Kanals, un corso d’acqua sul quale vanno e vengono ogni genere di piccole imbarcazioni. Mentre giovani e non si godono il ristoro dell’ombra, ci allontaniamo ancora dal centro storico per ammirare la Stockholm School of Economics e l’Alberta Iela, un’intera quanto relativamente breve via con palazzi decorati secondo lo stile dell’Art Nouveau. Fatta eccezione per un palazzo che ancora porta i segni della fuliggine ambientale, culturale e mentale del periodo sovietico, tutti gli altri sono stati restaurati di recente e formano una collana di perle incastonate in successione, con colori ma soprattutto decorazioni che lasciano lo “spettatore” costantemente con la testa rivolta verso l’alto. È interessante, con il naso all’insù e la guida alla mano “decifrare” le pareti riccamente decorate dei vari palazzi, leggendo e scoprendo con lo sguardo la storia che ognuno di essi ha da raccontare con le scene e i personaggi realizzati. Lo stile – incomprensibilmente, per i profani come noi – raffigura volti spaventati e scene quantomeno inquietanti. Ciononostante il quadro complessivo affascinante non si limita a questa via ma spazia un po’ ovunque in città, anche su edifici ormai fatiscenti, e questo è un vero peccato. Del resto Riga è la città rinomata per l’Art Nouveau (o Jugenstil che dirsi voglia). Il Latvian National Museum of Art e l’Art Academy ci introducono in un altro parco cittadino, l’Esplanade, visitiamo l’interno della splendida Cattedrale Ortodossa e per raggiungere il monumento al quale gli abitanti di Riga tengono maggiormente, l’alta colonna rappresentante il Monumento alla Libertà, guadagnata con enormi sacrifici per ben due volte nello scorso secolo e faro durante l’epoca di dominazione sovietica. Poco distante sulla stessa via, la Brivibas Iela, si trova invece il Palazzo d’Angolo, dalle belle forme e decorazioni ma dai ricordi terribili in quanto sede del KGB cittadino. Sostando brevemente davanti il pensiero corre a quanti innocenti o semplicemente liberi pensatori abbiano attraversato quella porta per uscirne destinati alla Siberia, ai campi di rieducazione o semplicemente all’esecuzione. Per fortuna l’animo viene risollevato dalla visita alla S. Gertrude Old Church, una chiesa dove si tengono funzioni cantate e nel momento in cui entriamo una musica solenne accompagnata da voce delicatamente femminile ci intrattiene per alcuni minuti in estatica contemplazione. La stanchezza inizia ormai a farsi sentire, pertanto con un’ultima lunga camminata rientriamo nelle vie della città vecchia per vedere l’ardita Chiesa Luterana di San Pietro, la Chiesa di S. Giovanni ed il bel monumento dedicato ai Quattro Musicanti di Brema, splendida fiaba dei fratelli Grimm, nonché le antiche mura circostanti.

Facciata del Municipio di Riga con una torre prominente.

Diversi ristoranti specializzati in cucina lettone risultano chiusi ed in alcuni casi perfino smantellati, fortuna vuole che proprio in zona troviamo quanto fa per noi e gustiamo un’ottima cucina (stinco d’agnello, petto d’anatra e pavlova come dolce) accompagnata ancora una volta da birre di qualità e sidro. Anche se il cielo rimane blu si è fatto tardi e dobbiamo rientrare in hotel per vedere la finale dei Campionati Europei di calcio, che iniziano alle 22 ora locale. Per la cronaca – ed è una bella cronaca – terminerà con la vittoria dell’Italia sull’Inghilterra, con l’unico neo dei supplementari ed i rigori che ci manderanno a dormire all’una quando la sveglia l’indomani è prevista sul presto. Resta comunque il bel ricordo di una telecronaca in lingua lettone!

Prima della partita saliamo all’ottavo piano dell’hotel dove si trova un ristorante, ma soprattutto una splendida vista sul fiume Daugava nel preciso istante in cui il sole sta tramontando.

Dalla visita ricaviamo l’impressione di una città bellissima e differente da Tallinn, più concentrata nel suo nucleo storico quest’ultima mentre l’interesse verso la capitale lettone si estende anche in alcuni quartieri vicini, grazie soprattutto ai palazzi Art Nouveau, che costringono a camminare con la testa costantemente rivolta verso l’alto. Forse gli aspetti medievali prevalgono per interesse su uno stile che risale ad inizio ‘900, ma Riga affascina grazie ad un sapiente mix di stili che la storia ha voluto sovrapporre nelle varie epoche. Soprattutto in Lettonia si vedono dei ritardi nei restauri, cosa più che comprensibile in quanto 30 sono nulla rispetto a quanto la città ha da raccontare. La serie di parchi ben tenuti che si snoda lungo il canale rappresenta un ulteriore fiore all’occhiello di Riga.

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