Giorno 18
Phnom Penh
Contrasti dell’Indocina, fra Lexus e mutilati dalle mine
Choeung Ek, il luogo dello sterminio
Rispetto ad Hanoi, Phnom Penh dà l’idea di essere una città più moderna, anche se i mendicanti presenti un po’ ovunque non le fanno certo onore. Si intuisce però che qui la disuguaglianza sociale sia più evidente e che molte persone vivano ancora ai margini. Purtroppo sono numerosi anche i mutilati dalle mine, costretti a cercare ogni mezzo per ottenere qualcosa di cui vivere. Si ha l’impressione che lo Stato sia meno presente rispetto al Vietnam: molte strutture visibili sembrano nate soprattutto da aiuti umanitari, iniziative filantropiche o interessi commerciali stranieri.
L’ultimo giorno lo dedichiamo alla visita di Phnom Penh. Andiamo subito ai campi di sterminio di Choeung Ek. Dopo essere stati torturati a Tuol Sleng, molti prigionieri venivano portati qui per essere uccisi; altri arrivavano direttamente e venivano eliminati con i sistemi più brutali. È un luogo che ispira angoscia: il fatto che non sia ancora attrezzato come un museo tradizionale rende la visita ancora più aderente alla realtà di quanto accaduto. È allucinante camminare sul bordo delle fosse comuni, vedere ossa che affiorano dalla terra, brandelli di vestiti e immaginare che lì sotto si trovino più di 17.000 persone. E Choeung Ek è solo il luogo di esecuzione legato a Phnom Penh: altri siti simili sono sparsi in tutta la Cambogia.
Mercati, Wat Phnom e Palazzo Reale
Rientriamo in città, a circa 13 km dal centro, per fare un giro al Phsar Tuol Tom Pong, il mercato russo, e nel primo pomeriggio proseguiamo verso il Wat Phnom, piccolo tempio situato su una collina artificiale che dà il nome alla città.

Secondo la tradizione, qui vennero rinvenute quattro statue di Buddha. Il luogo è particolarmente popolare tra i fedeli che desiderano vedere esaudite le proprie richieste. Da Wat Phnom andiamo al Palazzo Reale, costruito nel 1866 e ancora oggi residenza del re. Nel complesso si trovano la Sala del Trono, dove il sovrano concede le sue udienze, e la Pagoda d’Argento, chiamata così per il pavimento ricoperto da più di 5.000 mattonelle d’argento. Facciamo ancora un giro al mercato Phsar Thmey, dove osserviamo, senza assaggiarli, piatti con ragni fritti, poi rientriamo in centro per un massaggio e per la cena.
Phnom Penh – Hotel Blue River
Partenza da Phnom Penh e ritorno d’inverno
Dopo diciotto giorni di fatiche senza sosta ci concediamo finalmente un po’ di relax prima delle 24 ore di voli che ci attendono. L’aeroporto di Phnom Penh è piccolo, tranquillo, per nulla simile a quello di altre capitali del Sud-Est asiatico. Una sorpresa negativa arriva al momento della partenza, quando ci vengono richiesti 25 dollari a testa come tassa per lasciare il Paese. Un vero furto legalizzato che ci offre un’ulteriore conferma di quanto questo Paese sia ancora fragile, soprattutto davanti a milioni di persone che vivono in condizioni durissime. Versiamo il nostro contributo ai satrapi locali perché possano comprare un nuovo SUV Lexus e ci avviamo alle partenze. L’arrivo a Seoul ci riporta con qualche ora d’anticipo nella nostra realtà: atterriamo alle 6.30 del mattino, fuori ci sono -8 °C e gli operatori aeroportuali stanno ripulendo le piste dalla neve. L’inverno è venuto a prenderci fin qui e ci riporta a casa.






