Sosta a Manoel Island
Alle 7,15 siamo pronti per iniziare l’avventura. In realtà saremmo stati pronti per la colazione ma un solerte Corto (di statura) Maltese che presidiava la sala ristorante ci informa che per desinare al prezzo pattuito di 7 Euro occorre essere clienti fedeli ed impegnarsi per tutti e tre i giorni. Non ci sembra il caso dal momento che il mattino ha l’oro in bocca e non possiamo certo attendere come tanti turisti fanno. Togliamo così il disturbo e consumiamo la colazione presso un chiosco lungo la litoranea che porta sul lato settentrionale dell’isola. Il cielo è tipicamente primaverile, con nuvole che vanno e vengono creando talvolta scenari paragonabili a quelli di un’estate irlandese. Fortuna che di pioggia non se ne parla nemmeno. Ottimo per scattare foto quando i fasci del riflettore solare illuminano un faraglione, un villaggio o una torre situata su un promontorio, occorre però essere rapidi nel cogliere il magic moment. Lungo strade a scorrimento veloce raggiungiamo la zona di Sliema, mentre l’isola inizia ad animarsi. Spiccano i complessi turistici e si percepisce una mancanza di spazi, mentre sorprende come appena superato il ponticello che porta sulla Manoel Island ci si trovi in una zona disabitata, perfino trascurata pur trovandosi in centro. Il forte è stato abbandonato mentre le ristrutturazioni erano in corso e scheletri di trabattelli arrugginiti sembrano sorreggerlo nella sua secolare vetustà. Stranezze maltesi, una terra dove i contrasti non si limitano a questa isola nell’isola.
Il volto urbano di Valletta
Proprio di fronte a noi si stagliano i caseggiati della Valletta, la piccola quanto caratteristica capitale del piccolo Stato. Anche qui sono evidenti i contrasti (questa volta stilistici) fra le strette viuzze che seguono le ondulazioni del terreno e le opere d’ingresso al centro storico realizzate da Renzo Piano: City Gate, Parliament Building e Opera House. Quest’ultima è stata volutamente lasciata con le colonne mozzate dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e all’interno ne è stato ricavato un teatro open air. Sicuramente un monito originale: dire che sia bello non è possibile, ma cosa potrebbe esserlo quando si vuole richiamare un evento orribile? Decisamente più scenico è invece il belvedereche sorge sui bastioni issati a perpendicolo sopra i fossati che difendevano la città. All’interno si snoda un ordinato intreccio di vie a perpendicolo dalle quali sporgono decorati balconi a loggia e dove si trovano le meraviglie della capitale: dalla Church of St. Paul’s Shipwreck al Palazzo del Grande Maestro, di cui visitiamo i ricchi interni, e la St John’s Co-Cathedral, una vera perla incastonata nel centro cittadino, con tanto di opere del Caravaggio che qui visse periodi di alterne fortune. E’ ormai ora di pranzo e viene spontaneo assaggiare i pastizzi, fagottini di pasta sfoglia riempiti di ricotta e non solo. Non saremmo venuti qui appositamente per gustarli ma ne vale la pena per un simpatico snack. Il forte di St. Elmo segna il punto dove termina la penisola di Valletta e occorre fare rientro, costeggiando la parte meridionale con splendida vista su Vittoriosa e gli altri due siti che concorrono a formare le Tre Città. A questo punto non resta che chiudere il giro vedendo gli Upper Barrakka Gardens con il loro splendido panoramache lasciano incorniciare da archi costruiti con la tipica pietra calcarea giallastra. I cannonisottostanti sono puntanti non più per i nemici ma per sparare colpi a salve e segnare l’ora di mezzogiorno. Vogliamo a questo punto vedere come si presenta Valletta dall’altra parte e facciamo il giro per arrivare a Vittoriosa, dominata dal Fort Sant’Angelo e costellata da enormi yacht ancorati nel porto, una vera foresta di alberi galleggianti sull’azzurro della baia. Sull’isola le strade sono generalmente in buone condizioni e molti sono i lavori in corso per ammodernarle: una strada principale che corre lungo la costa, accompagnata da una rete di stradine più piccole nell’interno, consentono di raggiungere ogni angolo di questo piccolo paradiso.
Blue Grotto e Hagar Qim
Attraversiamo l’isola verso sud per vedere dall’alto la Blue Grotto, un delicato arco di roccia che si congiunge al mare con un plastico pilastro, degno di quel supremo architetto che è la natura. Altre opere, questa volta di genere umano, sono quelle incontrate nei siti megalitici di Hagar Qim e Mnajdra, dove uomini preistorici dotati di forze sovrumane, ma soprattutto di mente sopraffina, hanno saputo spostare enormi massi per orientarli come templi preistorici. Nessuno è stato finora in grado di spiegare come siano riusciti a muovere ed issare lastre pesanti oltre 20 tonnellate. Il tutto gode dell’ulteriore pregio di trovarsi su uno splendido promontorio vista mare. Proprio sulla costa si trova invece Ghar Lapsi, una caletta che il sole ormai in discesa illumina coi suoi raggi di colori caldi. Di fronte, la sagoma rettangolare dell’isolotto di Filfloarompe la monotonia del mare aperto. Ulteriori ripidi faraglioni li incontriamo poco distante, presso le Dingli Cliffs. Alla meraviglia di cotanta quanto imponente bellezza, restiamo stupiti nel vedere carcasse di auto arrugginite sul fondo della scarpata. Non comprendiamo se sia il posto prediletto per chi intende farla finita o se vi siano altre ragioni. E’ primavera, ed i fiori con i loro alti steli offrono primi piani ideali sullo sfondo mediterraneo.
Le ombre si allungano sempre più ed è ora di vedere le ultime due cittadine di Mdina e Rabat, appaiate e contigue anche nella loro storia. La prima in particolare deve la sua unicità alle alte fortificazioni che la cingono. All’interno la cittadella è dominata dalla imponente St. Paul Cathedral, il riferimento cattolico di Malta. I colori tendenti al giallo dell’illuminazione pubblica ci fanno sembrare nel Medioevo, così come le cittadineche si vedono da dietro le mura appaiono come distese biancastre contornate dall’effimero verde di questa stagione. E’ da rimarcare il tappeto erboso che contorna la fortezza, talmente brillante da sembrare artificiale. Rabat risulta più semplice, non fosse per le illuminazionipreviste per celebrare l’imminente festa di San Giuseppe, il santo patrono. Decidiamo di cenare nella vicina Mosta, dove spicca la chiesa tondeggiante che non si fa fatica ad accostare al Pantheon. In un ristorante situato in centro assaggiamo un mix di specialità locali, tra le quali non può mancare il coniglio. Non stanchi (si fa per dire) andiamo nuovamente a Vittoriosa per ritrarre la capitale by night sull’altro lato della baia. Tutto è ben illuminato ed i monumenti che si riflettono sull’acqua dando la sensazione di essere doppi. Anche per oggi riteniamo di poter aver visto abbastanza e rientriamo a Mellieha per un meritato riposo.
IT
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